Un calvario durato quasi due anni, la possibilità di terminare la carriera in netto anticipo: i tempi della sofferenza sono lontani per Santi Cazorla, tornato a giocare una gara ufficiale con la maglia del suo Villarreal dopo ben 668 giorni, un'eternità.
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L'attaccante spagnolo ha già giocato le prime tre gare di Liga collezionando soltanto un punto, ma questo conta poco di fronte alla gravità dell'infortunio che poteva costargli carissimo: la fine della carriera.
Tutto iniziò nel 2013 durante un'amichevole con la Spagna, quando si fece male alla caviglia destra: un problema tornato tristemente d'attualità tre anni dopo, il 19 ottobre 2016, in occasione di Arsenal-Ludogorets di Champions: "I medici di Londra - ha dichiarato al 'Daily Mail' - mi dissero che non sarei tornato a giocare ma non gli diedi peso. In Spagna mi tranquillizzarono, dicendomi che avrebbero fatto di tutto pur di farmi tornare".
MarcaDopo tanta attesa, finalmente ecco la vera natura del problema: un'infezione batterica che si stava prendendo il tendine d'Achille e l'osso vicino, con il forte rischio dell'amputazione del piede: "I batteri si erano mangiati l'osso, potevo metterci il dito dentro tanto che sembrava fosse fatto di plastilina. Mancavano dieci centimetri di tendine ma i medici dissero che potevo ritenermi ancora fortunato perché sarebbe potuta andare peggio".
Da quel momento una serie di operazioni per trapiantare parti di pelle utili per la ricostruzione della caviglia: "Alcune parti di me si trovano in posti in cui non dovrebbero stare. Ora sembro un puzzle".
Qualche rimpianto per alcuni momenti difficili c'è: "Ogni decisione l'ho presa io, forse sarei dovuto andare in Spagna dal primo giorno. Il problema è che nessuno ha mai ammesso l'errore di non essersi accorto di quell'infezione. Non penso che il calcio non sia stato riconoscente con me: certo, sono stato sfortunato, ma penso a tutto ciò di buono che da ora in poi arriverà nella mia carriera".


