Quella di Dries Mertens è stata una carriera fatta di tanti goal, ma anche di tanta gavetta. Fino al 2009 ha giocato nell’AGOVV, squadra che militava nella Eerste Divisie, ovvero la seconda divisione olandese, ma come riportato dai suoi ex compagni di squadra, Julius Willie e Koen Garritsen, ha sempre creduto che un giorno sarebbe arrivato in altro.
L’attaccante belga, negli ultimi undici anni si è esibito ai massimi livelli e, dopo essere definitivamente esploso al PSV, nel 2013 è approdato al Napoli, club del quale è diventato, con le sue 121 reti, il miglior marcatore di sempre al pari di Marek Hamsik.
Willie, che con lui ha giocato all’AGOVV tra il 2006 ed il 2009, parlando a Goal e Spox ha raccontato del giovane Dries.
“Oltre all’area di allenamento c’era altra zona che rappresentava un punto importante per la comunità dell’intera squadra: gli appartamenti, poiché erano condivisi. Lì tutti si sentivano i benvenuti. Giocavamo a carte o alla PlayStation, ascoltavamo musica o semplicemente chiacchieravamo.
Quando si faceva tardi, molti dormivano sui materassi sul pavimento. Dries preparava sempre panini con il pollo e patatine fritte, ma io mi sono sempre rifiutato di provarlo. Per me doveva sempre cucinare qualcos’altro.
Ha sempre aiutato i nuovi arrivati ad integrarsi, li invitava alle attività di gruppo. Anche se era giovane si vedeva che aveva la capacità di tenere unito il gruppo. Dries scherzava e rideva molto e faceva in modo che fossimo amici oltre che compagni di squadra”.

La crescita di Mertens è stata graduale.
“All’inizio finiva spesso a terra, ma con il tempo si è rafforzato. Quando ha imparato ad usare il corpo è diventato inarrestabile. E’ sempre stato convinto che avrebbe avuto una grande carriera e lo sapevamo anche noi. Nessuno di noi è rimasto sorpreso da quanto ha fatto”.
Garritsen ha spiegato come Mertens suppliva alla mancanza di centimetri con una tecnica impressionante.
“Era incredibilmente piccolo, ma era anche al contempo il giocatore più veloce che avessi mai visto.
Il suo primo tocco di palla era incredibile. Avevi sempre la sensazione che sapesse esattamente cosa volesse fare prima ancora di ricevere il pallone. Ciò che mi colpì di più furono però i suoi cambi di direzione. Mentre io mi giravo come un elefante, lui era già andato via.
Dries faceva inoltre da traduttore ed era quindi il collante tra olandesi e belgi francofoni della squadra”.


