Un derby per provare a ripartire. Il campo dirà se per il Milan l’appuntamento con la stracittadina meneghina è arrivato nel momento migliore o meno. Quello che ad oggi è certo è che i campioni d’Italia hanno vissuto un inizio di 2023 da incubo.
I rossoneri, nel giro di poche settimane, hanno visto svanire prima la possibilità di vincere la Coppa Italia (eliminati agli ottavi dal Torino), poi di mettere in bacheca la Supercoppa Italiana (travolti 3-0 proprio dall’Inter) e infine hanno subito un 4-0 esterno contro la Lazio ed un 5-2 interno contro il Sassuolo, che sanno tanto di resa nella corsa che conduce allo Scudetto.
Demetrio Albertini, che del Milan è stato un’autentica bandiera, in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha spiegato come va vissuto un derby.
“Con senso di responsabilità, perché il derby è l’unica partita di campionato che si vive sempre come un dentro o fuori. Pensate a un turno a eliminazione diretta del Mondiale o di Champions: ecco, quando Milan e Inter si affrontano la pressione sale a quei livelli. E il fatto che si giochi il 5 febbraio, come per il 2-1 dell’anno scorso deciso da Giroud, è un’immagine simbolicamente potente: il 5 febbraio ha segnato e segnerà la storia del Milan di Pioli”.
L’ex centrocampista rossonero ha ricordato come i leader del suo Milan cercavano di gestire la situazione prima di un derby.
“Cercavamo di compattare il gruppo ancora di più. In quel Milan c’erano grandi campioni, abituati a giocare per coppe e scudetti. Quando arrivava il derby, però, noi sentivamo ogni volta l’esigenza di ricordare a chi non era cresciuto al Milan quanto fosse speciale quella sfida. Il messaggio era: devi dare il massimo per il club, per te stesso, ma anche per noi”.
Tutto è utile per vincere un derby, anche un pizzico di scaramanzia.
“Quando il nostro pullman passava da piazzale Lotto c’era una signora che si affacciava al balcone e sventolava la bandiera rossonera. Se non succedeva, qualcosa sarebbe andato storto. Fu così che una volta scoprimmo che era Capello a farla chiamare tutte le volte…”.






