In mezzo alle proteste dei club di Serie A, il Decreto Dignità del nuovo governo è stato approvato. Grosso danno economico per diverse squadre della massima serie, che nel corso degli ultimi anni avevano stretto accordi con agenzie di scommesse.
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DECRETO DIGNITÀ, DI COSA SI TRATTA?
"A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet". Insomma, addio agli sponsor di scommesse per le squadre di Serie A: ma i contratti in essere rimarranno validi.
LE SQUADRE COINVOLTE
Le big Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, ma anche Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese hanno dei betting partner: non rientrano nel decreto dignità invece Atalanta, Bologna, Chievo Verona, Fiorentina, Sassuolo, Empoli, Frosinone e SPAL non avendo accordi di questo genere.
LA BATTAGLIA DI PREZIOSI
In questi giorni è stato sopratutto il presidente del Genoa Preziosi ad andare contro la decisione del governo: "Noi in passato abbiamo avuto una società di betting come sponsor sulla maglia, in futuro potremo riaverla, è un’opportunità commerciale che non può essere negata.
Lo scopo è ridurre la dipendenza? Si aumenterebbero le puntate all’estero, per non parlare dei circuiti illegali. Provvedimento senza senso e populista, penalizzerebbe un sistema come quello calcistico che già fatica a stare in piedi".
LEGA PREOCCUPATA
In seguito all'approvazione del decreto è arrivato il comunicato della Lega Calcio: "Ci rendiamo da subito disponibili ad aprire un tavolo di lavoro con tutte le parti interessate, nella speranza che il provvedimento già approvato possa essere opportunamente rivisto e correttamente indirizzato all’individuazione di soluzioni concrete che impattino realmente sul contrasto alla dipendenza da gioco e preservino inoltre l’occupazione e l’indott o del settore".


