Tutto è iniziato in una giungla di cemento. Cresciuto nella periferia di Benlieue a Parigi, Thierry Henry ha affinato le sue abilità su superfici estremamente dure all’ombra dei grattacieli di Les Ulis.
Il centro urbano non gli ha offerto la possibilità di mostrare il suo scatto bruciante su quei campi verdi sui quali poi sarebbe diventato grande protagonista.
Henry è cresciuto sul cemento ed è lì, che ha imparato a giocare in spazi stretti dove districarsi è più complicato.
Fin dalla tenerissima età, fu chiaro a tutti che aveva un qualcosa in più rispetto agli altri. “Nel momento un cui mio padre mi prese tra le sue braccia in ospedale disse ‘Questo ragazzo sarà un calciatore stellare'”, Ha ricordato Henry in seguito.
Si è dimostrato degno di quell’orgoglio paterno. A 13 anni, Henry è stato strappato dalla sua cittadina di 26mila abitanti e portato alla famosa accademia di Clairfontaine. Quattro anni più tardi, il 31 agosto del 1994, avrebbe fatto il suo debutto nel Monaco di Arsene Wenger contro il Nizza.
“Thierry ha iniziato con noi a 17 anni ed è diventato l’eccezionale calciatore e la grande persona che noi tutti oggi conosciamo”, ha detto Wenger al sito ufficiale dell’Arsenal.

La sua sarebbe stata una curva d’apprendimento estremamente rapida. Henry era molto lontano la casa, la Ligue 1 non era uno scherzo e doveva vedersela con professionisti più importanti di lui e di alto livello tra i quali il grande attaccante brasiliano Sonny Anderson.
“Ho capito e mi sono detto ‘La prossima volta che vengo devo fare qualcosa. Inventare un’azione da rete, segnare un goal, creare qualche pericolo. Non posso semplicemente venire qui e pensare, è bello giocare un po’ a calcio’”.
A quei tempi, Henry giocava largo, era un’ala che doveva ancora sviluppare la sua insaziabile fame di goal. Ci vollero otto mesi per trovare la prima rete in Ligue 1.
“Il mio problema era quello - ha ammesso - Superavo gli avversari in velocità, dribblavo, poi vedevo il portiere e pensavo ‘tiro a destra, o forse e meglio se lo scarto’. Ancor prima di decidere il portiere aveva già preso la palla”.
Era ancora lontano dall’essere il bomber che poi sarebbe diventato, ma venne nominato Giovane dell’anno della Ligue 1 nel 1996 e nella stagione successiva iniziò a diventare più decisivo realizzando nove goal con il Monaco che si laureò campione di Francia.
Il suo potenziale era sotto gli occhi di tutti ed attirò le attenzioni del Ct della Francia, Aime Jacquet, che prese la decisione di inserirlo nel gruppo che avrebbe giocato i Campionati del Mondo.
Henry fu il miglior cannoniere della Francia in quel torneo giocato in casa e contribuì al primo trionfo mondiale della storia dei Blues.
GettyimagesOrmai tutti si erano accorti di lui e iniziarono ad arrivare le chiamate dai più importanti club europei. Henry scelse l’Italia, approdò alla Juventus dopo 28 goal in 141 partite con la maglia del Monaco.
La sua avventura italiana si rivelò frustrante, non era facile trovare spazio in una squadra piena di talento in attacco. A quel punto però, un volto a lui famigliare avrebbe cambiato per sempre la sua carriera.
Nell’estate del 1999, Wenger, che nel frattempo è diventato l’allenatore dell’Arsenal, era alla ricerca di un attaccante da affiancare a Dennis Bergkamp. Andò a vederlo in una partita di qualificazione alla Coppa UEFA e rimase sorpreso nel vederlo utilizzato come terzino sinistro.
Wenger accompagnò Henry in un viaggio di ritorno a Parigi quella notte e gli disse che lo voleva con lui all’Arsenal per giocare da centravanti. “Ma io non segno reti, capo”, disse Henry. “Non mi interessa, devi provarci”, rispose Wenger.

Henry esplose in quella nuova posizione. Realizzò 26 goal nella sua prossima stagione a Londra e non si sarebbe più fermato diventando una leggenda della Premier League. Il suo fenomenale bottino è di 175 reti nel massimo campionato inglese.
Ha vinto due campionati, tra i quali quello dei famosi ‘Invincibili’ nella stagione 2003-04, quando i Gunners riuscirono a chiudere l’annata da imbattuti, ed ha anche sollevato al cielo due Coppe d’Inghilterra.
Ha vinto il Campionato Europeo nel 2000, l’unico titolo sembrava scappargli sempre di mano era la UEFA Champions League ma sarebbe riuscito a farla sua approdando al Barcellona dopo otto anni trascorsi in Inghilterra.
Quello del ragazzo di Les Ulis è stato forse un avvio di carriera non fulmineo ma, una volta esploso, si è guadagnato a pieno diritto lo status di leggenda della Ligue 1.

