Lunedì 17 febbraio sarà per sempre una data indimenticabile per Matteo Gabbia: il giovane difensore classe 1999 del Milan, dopo una prima parte di stagione trascorsa in panchina aspettando il momento giusto, ha debuttato in Serie A contro il Torino.
Un ingresso in campo a San Siro avvenuto un po' a sorpresa, con il rifiuto di entrare da parte di Musacchio per un problema al polpaccio. E per Gabbia sarà stato ancora più bello esordire in modo inaspettato nello stadio dove ha sempre sognato di giocare.
Perché Matteo Gabbia è da sempre un giocatore del Milan, avendo fatto la trafila di tutte le categorie giovanili, prima di poter raccogliere i frutti del suo impegno contro il Torino. Tra l'altro l'esordio vero e proprio con la prima squadra del Milan Gabbia lo ha fatto quasi tre anni fa: il 24 agosto 2017 nella partita del terzo turno preliminare di Europa League vinta per 1-0 sul campo dello Škendija.
Ma in Serie A è tutta un'altra cosa, è il sogno di una vita, come d'altronde ha rivelato lui stesso a fine partita ai microfoni di 'Milan TV'.
"Questo è il coronamento di un sogno per cui ho lavorato duro, dedico questa serata ai miei nonni. Era un sogno che avevo fin da 6 anni. Al momento del cambio ho solo pensato che finalmente era arrivata un'occasione, ero tranquillo, non ero preoccupato. Anche Ibrahimovic mi ha detto che sono stato bravo, ma lui non parla molto...".
Tra le altre parole, Gabbia ha voluto dedicare un pensiero anche ai suoi compagni della scorsa stagione, quelli della Lucchese: "Mi hanno fatto crescere, devo dire grazie a loro". E già, perché il classe 1999 rossonero la passata stagione è stato mandato in prestito in Serie C, dove ha disputato 29 partite al "Porta Elisa" di Lucca. E qualche mese dopo si ritrova al "Meazza" di Milano a coprire un importante ruolo nella corsa all'Europa del Milan...
E adesso cosa succederà nel presente/futuro di Matteo Gabbia? Intanto c'è la seria possibilità che possa giocare da titolare nella prossima partita di campionato contro la Fiorentina, a Firenze, visto l'infortunio di Kjaer ed il problema al polpaccio di Musacchio.
E poi chissà, perché le similitudini con la carriera di Romagnoli sono molte (anche Alessio ha esordito in A con il numero 46 sulle spalle) ed una coppia giovane e tutta italiana sarebbe sicuramente una gran cosa per la dirigenza rossonera, in una fase storica di ricostruzione. Con Kjaer in prestito e Musacchio che non ha sempre convinto dalle parti di Milanello, il futuro è tutto nelle mani di Gabbia: bruciando le tappe e convincendo a suon di prestazioni, la maglia del Milan potrebbe essere un abitudine e non più un sogno.



