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Alberto Cavasin SampdoriaGetty Images

Cavasin e l’avventura con il Bari Sardo in Prima Categoria: “Faccio anche il magazziniere”

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Una lunghissima carriera da allenatore, culminata anche con diverse stagioni vissute sulle panchine di Serie A. Alberto Cavasin ad inizio anni 2000 era uno dei tecnici italiani in rampa di lancio, tanto che si era anche meritato una Panchina d’Oro per quanto riuscito a fare alla guida delLecce.

Le cose non sono poi andate come in molti avrebbero immaginato, tanto che la sua ultima parentesi in Serie Arisale al 2011 e ad una dolorosa retrocessione con la Sampdoria, ma la voglia di fare calcio è rimasta intatta. Ecco spiegata l'impresa compiuta al timone del Bari Sardo, con cui ha dominato il Girone C della Prima Categoria sarda e conquistato il salto in Promozione con ben 6 giornate di anticipo.

Bari Sardo è un comune della provincia di Nuoro che fa registrare meno di 4mila abitanti: per non confondere il nome Bari - pare di origine protosarda, la lingua parlata in regione durante l'antichità - con la città pugliese di Bari, a metà del 1800 il Re Vittorio Emanuele II decise appunto di abbinarvi 'Sardo'.

Il piccolo paesino, adesso, grazie al lavoro dell'allenatore trevigiano è in festa e si gode l'epilogo di una stagione super: 20 vittorie e un pareggio in 21 giornate, 99 punti in classifica, la bellezza di 108 goal fatti ed appena 9 subiti. Chapeau.

Cavasin, in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha spiegato come è nata questa insolita avventura.

“Colpa del Covid. A giugno ho l’accordo per allenare il Congo, ma risulto positivo e salta l’appuntamento a Parigi. Amen”.

A riportarlo in panchina, è stata la voglia di calpestare nuovamente il prato verde.

“Innanzitutto il gruppo dei ragazzi è stimolante. Per loro faccio tutto, anche il magazziniere. E cucino”.

Il Bari Sardo, con l'avvento di Cavasin, ha trovato una precisa identità sia nei metodi di lavoro che dal punto di vista tattico.

“Ci alleniamo 5 volte la settimana, gli avversari 3. Applichiamo un 4-2-3-1, ma soprattutto li maciniamo sul ritmo, nonostante tutti si chiudano a riccio per non farci segnare”.

Risultati così clamorosi vogliono dire tanto entusiasmo.

“Il nostro stadio è da 400 posti ed è sempre esaurito. Ma soprattutto è incredibile l’affetto della gente. Mi riempiono di regali: olio e tutti i prodotti della terra. Ti fanno sentire uno di loro, è una gioia immensa”.
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