Una vita passata tra Parma e Torino. Tra il Tardini gialloblù e la Juventus, tra discese in Serie B, Scudetti, finali e tanti record. Tanti trofei. Gigi Buffon ha fatto la storia del calcio, senza dubbio. Uno dei migliori interpreti del ruolo, capace di conquistare la Coppa del Mondo, parate da fantascienza e medaglie d'oro a non finire. Una carriera che ancora continua, quasi tutta giocata in Italia: con l'eccezione PSG.
Nel 2018, infatti, Buffon vola a Parigi per indossare la maglia del PSG di Al-Khelaifi, in mezzo a tanti campioni. Da Neymar a Mbappé, da Thiago Silva a Verratti, passando per Di Maria e Cavani. Una squadra che vincerà la Ligue 1, come da tradizione nell'era qatariota, ma non la Champions League: un cammino fermatosi prima del previsto, negli ottavi di finale. Come spesso è capitato nell'ultimo decennio.
Nonostante la mancata Champions, mai arrivata in carriera, Buffon reputa l'esperienza PSG come la migliore della sua vita. L'unione tra libertà nel girare Parigi, viverla ed assaporare l'unica avventura lontana dall'Italia, e il dividere lo spogliatoio con geni del pallone, hanno convinto l'attuale portiere del Parma che nulla è stato come quel 2018/2019.
"L'esperienza a Parigi è stata la più bella della mia vita" ha confessato Buffon nell'intervista alla BoboTv, in cui ha anche raccontato di come in passato abbia provato a portare Cassano alla Juventus. "Devo dire che l'essere venuto via è stato probabilmente l'errore più grande della mia carriera. Ho dimostrato di essere un folle, ho detto non rimango. L'ho presa sul personale, ho rinunciato a 10 milioni".
Nel 2019, dopo appena una stagione, Buffon lascia la sua vita ideale e l'ambizione di vincere la Champions League:
Perché? Loro mi dicono Gigi siamo felicissimi, ma non partirai titolare in Champions. Giocherà Areola. Mi son fermato e mi son detto, non è giusto. Nello sport deve giocare chi merita. Son venuto qui per fare cosa? Tornerei a casa e non avrei rispetto di me stesso. Lo potrei fare alla Juventus, se torno a casa. Alla fine feci così ma perchè era la Juve, casa. Spinelli, l'allenatore dei portieri, mi diceva resta che le cose cambiano. Ma io parlavo di una questione di rispetto, tu non puoi venire da Buffon e dire a priori tu il prossimo anno non giochi. Mi dici, come quest'anno, se stai bene giochi. Tu non mi puoi dire a marzo il prossimo anno non giochi. Che cazzo di gioco è? Lo sport non è questo".
Buffon pubblicherà un lungo messaggio su Intagram in quel 2019, in cui racconterà di non aver accettato il rinnovo del PSG per provare nuove esperienze, ma di aver vissuto un periodo grandioso a Parigi.
Quella decisione, orogliosa, si è tramutata in pentimento:
"Mi sono pentito, sono stato orgoglioso perchè dopo alcune partite non erano contenti di Areola e hanno preso Keylor Navas. Mi sono mangiato un braccio... L'esperienza più grande della mia vita è stata il Psg. Sono uscito dall'Italia, da casa. Mi sono sentito al centro del mondo, dopo due mesi parlavo francese, dialogavo con le persone per strada. Magari avevo il giorno libero, prendevo Uber e andavo libero da solo in un museo. Oltre un professionista di altissimo livello mi sentivo un uomo appagato, è stata l'esperienza più bella. Ancora oggi i miei figli mi chiedono perchè siamo andati via da Parigi".
Innamorato di Parigi, della vita francese. Innamorato anche del calcio, estasiato dai suoi compagni:
"Calcisticamente il livello che ho visto al PSG non lo rivedrò mai più nella mia vita. La sensazione di scendere in campo in Champions League e dire quest'anno vinciamo la Champions, siam troppo più forti degli altri. Lo dicevo a mia moglie, al mio procuratore. L'abbiamo buttata noi. Facevo le partite in Champions, gli altri mi sembravano mezze calzette. A Manchester gli abbiamo presi a pallonate, sono venuti al ritorno solo con dei bambini, con De Gea, Lukaku e Rashford, gli altri Primavera. Abbiamo fatto un disastro, mentalmente. Probabilmente il rimpianto più grande della mia carriera. Eravamo fortissimi, una squadra mega".
Dopo il 2-0 di Manchester infatti, il PSG cadde 3-1 in casa, uscendo agli ottavi. Un match deciso dalla doppietta di Lukaku e dal goal di Rashford, al 94', che valse la qualificazione dei Red Devils ai quarti.



