Daniele Bonera ha 38 anni, tra qualche mese dovrebbe dire addio al calcio, ma intanto si gode quella che sarà probabilmente la sua ultima avventura calcistica: in Spagna, al Villarreal. Un feeling nato quasi per caso ma divenuto ben presto amore vero, come raccontato a DAZN.
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Si torna indietro, agli anni di Brescia. Anni magici, per le Rondinelle: Carletto Mazzone in panchina, Roby Baggio e Pep Guardiola in campo. Altro che provinciale."A 34 anni ho detto: 'Ma sì, facciamo questa esperienza di un anno'. Bene: questo è il quarto anno qui. E sono contento. Se smetto a giugno? L'idea è quella, ma vediamo come finirà il campionato".
"Si vedeva che Guardiola poteva solo allenare, e bene. Già in campo aveva sempre le braccia alte, sembrava un vigile. Baggio? Tra di noi dicevamo: 'E quando ci ricapita più di giocare con lui? Questo può venire anche la domenica mattina e basta'".
Cosa ruberebbe Bonera a ogni compagno di squadra incontrato nella propria carriera? La scelta è particolarmente ampia: di campioni, il difensore bresciano ne ha incrociati tantissimi.
"Il piede destro lo prenderei da Pirlo. Il sinistro da Serginho. La forza fisica da Ibrahimovic. Il colpo di testa da Shevchenko. Maldini racchiude tutto: era elegante, giocava a destra o a sinistra, aveva personalità. Un capitano vero".
GettyIl rapporto con il goal, invece, non è mai stato particolarmente stretto: appena una rete realizzata in carriera, proprio a Brescia ma con la maglia del Parma.
"E non ho nemmeno potuto esultare... Ma il goal non è mai stato un assillo. I compagni che giocano in difesa lo vedi che hanno un certo fiuto... Io proprio zero (ride)".
Pure con la Nazionale sono state gioie e dolori: le gioie con le giovanili, la delusione della mancata convocazione per Germania 2006, per un sogno che Bonera non ha potuto vivere in prima persona.
"Ho avuto le maggiori soddisfazioni con l'Under 21, poi non sono andato ai Mondiali: Lippi ha fatto altre scelte. L'estate del 2006 è stata difficile: la felicità si mescolava con la consapevolezza che potevo esserci anch'io".
Si chiude con la classica domanda per un difensore: chi è più difficile da marcare tra i fuoriclasse di oggi? Il pensiero corre immediatamente ai due alieni: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi.
"Con tutto il rispetto per Ronaldo, io non vorrei mai giocare contro Messi. Ronaldo ha una posizione definita, Messi sparisce dal gioco, va a metà campo, pare che trotterelli, ma quando prende la palla non si ferma".

