Più di Buffon e della BBC. Più di Pirlo, Ronaldo, Tevez. Più di Conte e Allegri. Quando nei libri di storia si ricorderà il decennio della Juventus, quando si leggerà dei nove titoli consecutivi in Serie A, quando verranno celebrati i record bianconeri, il nome a fianco sarà il suo: Andrea Agnelli. L'uomo che, più di tutti gli altri, ha cambiato la storia della Juventus.
Nel 2010, a 34 anni, è diventato il quarto Agnelli presidente bianconero. A quarantott'anni di distanza da papà Umberto, a cinquantasei anni dallo zio Gianni, a settantacinque da nonno Edoardo. Ha riportato il nome della famiglia vicino a quello della squadra più vincente in Italia. Rendendola ancora più vincente.
Il suo primo giorno lo ha vissuto con la squadra al settimo posto in classifica, reduce da una delle annate più complicate. Con un cambio di allenatore in corso: Zaccheroni al posto di Ferrara. Gli acquisti di Diego e Felipe Melo che si erano rivelati dei flop. Una squadra ancora in ricostruzione dopo la Serie B. Aveva scelto Giuseppe Marotta e Fabio Paratici in dirigenza. Cambiando per sempre la storia della società.
Il primo anno con Delneri non è stato un successo: un altro settimo posto. Prima di cambiare di nuovo e scegliere, questa volta sì, l'uomo giusto: AntonioConte. Che aveva nel palmarès due promozioni dalla Serie B alla Serie A, ma il dna Juve. Proprio come il suo. Lo aveva assunto dopo un colloquio chiesto proprio da Conte. Lo avrebbe lasciato a malincuore tre anni dopo, in un caldo pomeriggio di luglio in cui il tecnico salentino avrebbe dato le dimissioni.
"Penso ai tre anni trascorsi insieme, tre anni che ci hanno portato a scrivere la storia di questa Società: tre scudetti consecutivi, due Supercoppe italiane, ma soprattutto un percorso di crescita esponenziale. Ma di fronte ai sentimenti e alle ragioni personali anche un Presidente deve fare un passo indietro".
GettyUna decisione che, anche negli anni successivi, Agnelli ha sottolineato tra ironia e provocazione, specialmente negli elogi al suo successore Massimiliano Allegri.Elogiato senza lesinare frecciate al suo predecessore.
"Allegri ha le capacità e la caparbietà nel portare avanti un lavoro che per altri sembrava terminato".
Vicino di casa negli ultimi anni a Torino, con il quale ha ammesso di aver costruito un rapporto d'amicizia che va oltre il campo, Max Allegriè l'uomo che forse più di tutti il presidente bianconero ha lasciato partire a malincuore. Stando al suo fianco in conferenza stampa, con una maglia che recava la scritta 'History Alone'.
"Con Max siamo stati anche vicini di casa, condividendo il bar della colazione e tante cene. Io ho visto i suoi figli crescere e lui i miei. La cosa che mi rende più orgoglioso è quella di aver trovato un amico sincero con cui potermi confidare su tanti argomenti".
Sostituito con Maurizio Sarri, a sua volta sostituito da Andrea Pirlo. Un altro che, come Conte, sarebbe stata una sua volontà in primis.

Sono cambiati gli allenatori, sono cambiati anche i giocatori. Non è mai cambiato il primo posto in classifica a fine campionato. Tremila giorni da Campione d'Italia. In mezzo, una società diventata sempre più forte, che insegue ancora l'obiettivo Champions League, ma che si è riguadagnata il rispetto a livello internazionale in campo. Che si è permessa di acquistare Cristiano Ronaldo.
Agnelli ha anche legato il suo nome a un cambiamento epocale per tutto il calcio italiano: il primo stadio di proprietà. Era al centro del campo nella calda sera di settembre in cui lo Juventus Stadium, oggi Allianz Stadium, è stato inaugurato. Moderno, all'avanguardia, un piccolo gioiello. Il teatro della vittorie bianconere. I trofei, intanto, sono arrivati a 17. Agnelli è già il presidente più vincente nella storia del club, a soltanto 45 anni. E la storia è tutt'altro che finita.




