In attesa di tornare in panchina Massimiliano Allegri, intervistato da 'l'Equipe', spiega ancora una volta la sua idea di calcio che è molto distante da quella in voga attualmente.
L'ex tecnico della Juventus infatti resta convinto che a decidere le partite siano le individualità dei singoli giocatori e non i sistemi di gioco.
"Dobbiamo cercare di far capire ai futuri allenatori che non devono fermarsi al campo, che è importante ma non decisivo. Dare un’organizzazione a una squadra lo è, ma sono i giocatori che vincono la partita. Non ho mai visto un allenatore fare goal dalla panchina. Devi dare alla squadra un’organizzazione, ma non puoi immaginare di vincere una partita con un piano tattico".
L'allenatore insomma incide sul rendimento di una squadra, ma non in maniera determinante come molti pensano.
"Un allenatore deve vivere il campo. Prepari la partita, dici: “faremo questo, questo e quello”, e poi, nove volte su dieci, va diversamente. Il buon allenatore è quello che fa meno danni. È colui il quale sa leggere il gioco, e non importa se gioca a 3, a 4 o a 5 dietro. Dal lunedì al venerdì si fa un lavoro, la domenica se ne fa un altro, si gestisce l’inatteso. Un grande leader trova la soluzione al suo problema prima degli altri".
Allegri quindi non ama leggere le statistiche o i numeri bensì preferisce guardare cosa succede sul campo e decidere di conseguenza.
"Se vinci 2-0, lasci la palla all’avversario e poi dicono: “Ah, ma non hai avuto il possesso della palla. Ma ho deciso di non avere possesso. Qual è il problema?. Noto che i goal più spettacolari sono quelli segnati in contropiede, perché combinano tecnica, velocità e spazio. Il possesso è importante nella gestione di un gioco. Se stai giocando contro una squadra che difende in dieci uomini, è ovvio che avrai il possesso ma qual è il tuo merito?"
A meno che, ovviamente, non si tratti del Barcellona di Guardiola. Un modello che però secondo Allegri nessuno potrà mai emulare.
"Quando era al Barça, la sua filosofia era di reagire alla perdita della palla, di recuperarla immediatamente, e di tenerla, perché aveva Xavi, Messi e Iniesta, e quando decidevano, segnavano. Il Manchester City gioca un calcio molto diverso, perché Pep è intelligente e vede le caratteristiche dei suoi giocatori. Quel Barça era unico e non può essere ripetuto, non fa parte del calcio normale, aveva giocatori eccezionali e nessuno giocherà di nuovo questo calcio. Abbiamo cercato di copiare qualcosa che non esisteva! Esiste un solo Messi che può dribblare otto avversari".

