La stagione precedente, al netto dei veleni nel finale per il famoso arbitraggio di Ceccarini in un Juventus-Inter passato alla storia, può considerarsi estremamente positiva per i nerazzurri, condotti da Luigi Simoni (per tutti Gigi) alla vittoria della Coppa UEFA e al secondo posto in campionato, utile per disputare il turno preliminare di Champions League.
Tra i meriti del tecnico spicca indubbiamente l’aver saputo gestire alla perfezione un campione come Ronaldo, in quel momento semplicemente il più forte di tutti: un alieno in mezzo a tanti calciatori normali, trattato come il suo status impone. Simoni, infatti, fin dall’inizio mette le cose in chiaro con il resto della squadra: ‘Il Fenomeno’ è diverso, ed è soprattutto grazie a lui se l’Inter ora è costantemente inserita tra le candidate per lo Scudetto e l’appeal europeo è migliorato.
Proprio questa chiarezza evita fin dal principio l’insorgere di gelosie e invidie all’interno del gruppo, unito e compatto: impossibile, dunque, pensare ad un’Inter 1998/99 senza Simoni alla guida di una rosa che può contare su due giovani innesti come Andrea Pirlo e Nicola Ventola, senza dimenticare Roberto Baggio, reduce da una stagione da sogno col Bologna.
Il ritorno in Champions dopo 9 anni è estremamente positivo: sconfitti i lettoni dello Skonto Riga sia all’andata che al ritorno e qualificazione alla fase a gironi conquistata senza grossi patemi. Anche l’avvio in campionato non è affatto male: dopo il pari agguantato in rimonta a Cagliari, l’Inter vince tre partite di fila e sembra viaggiare sugli stessi ritmi d’eccellenza dell’anno prima.
In autunno, però, qualcosa si rompe e la distanza dal vertice in Serie A diventa importante: in un mese, tra ottobre e novembre, l’Inter perde contro Lazio, Juventus, Bari e Fiorentina, denotando una certa involuzione nel gioco determinata anche dalla condizione non ottimale di Ronaldo, oltre che da una gestione di Baggio che al presidente Moratti fa storcere un po’ il naso.
Il cammino in Champions, invece, è giudicato positivamente: escludendo l’esordio al ‘Bernabeu’, dove i campioni d’Europa in carica del Real Madrid la spuntano nel finale grazie a un rigore di Hierro e a Seedorf, l’Inter si attesta al primo posto nel girone totalizzando dieci punti nelle quattro uscite successive, tre di cui nel ritorno a San Siro contro gli spagnoli, battuti con un perentorio 3-1 il 25 novembre 1998 (tutt’ora ultima vittoria in match ufficiali al cospetto dei ‘Blancos’).
Una serata da sogno, inaugurata da una deviazione vincente di Zamorano su un tiro di Ronaldo e risolta tra l’86’ e il 90’ da una doppietta di Roberto Baggio, subentrato dalla panchina: altra pietra miliare nella carriera di Simoni, che quattro giorni più tardi batte anche la Salernitana. Stavolta, però, la sofferenza è ancora maggiore, e soltanto una prodezza di Javier Zanetti al 94’ evita un pareggio che avrebbe fatto una pessima figura nel computo totale dei risultati.
Il giorno seguente, il 30 novembre, va in scena una sequenza kafkiana per Simoni: premiato col prestigioso riconoscimento della ‘Panchina d’Oro’, alle 17.30 riceve una telefonata di Sandro Mazzola che gli comunica la decisione, da parte di Moratti, dell’esonero. Un epilogo commentato amaramente 24 ore dopo in un incontro con la stampa durato un’ora e mezza.
“Questo esonero è una decisione ingiusta nei miei confronti, è contro natura. Sono stato mandato via dopo due vittorie, qualcosa di mai visto. Il mio rapporto con Moratti? Voi giornalisti avete spesso scritto di contrasti tra me e il presidente, ma io non ho mai avuto sentori in tal senso. Se mi fosse stato detto che il mio calcio non andava bene, avrei potuto anche cambiare qualcosa. L’estetica è importante, ma se non avessimo centrato il secondo posto e vinto la Coppa UEFA non avremmo fatto 60mila abbonati”.
L’esonero, dunque, è figlio di un gioco ritenuto ormai obsoleto, unito a dei risultati che non coincidono con le previsioni iniziali. Moratti, alla presentazione del libro di Simoni nel 2016, ammetterà comunque di aver sbagliato a prendere quella scelta, fatta più col cuore che con la testa.
“Sbagliai anch’io cambiando tre allenatori. Resta il dispiacere di non sapere come sarebbe andata a finire con Simoni: sono convinto che avremmo avuto altre soddisfazioni, oltre che meno polemiche in società. Fu un errore mandarlo via, ma è stato sempre riconoscente e lo ammiro: ha sempre fatto in modo di non mettermi in imbarazzo, c’è stima reciproca tra noi due”.