Quando Kieron Bowie spedisce il pallone alle spalle di Guglielmo Vicario il cronometro scorre inesorabilmente verso il novantesimo (sfiorandolo, toccandolo) e la sensazione è che il Sassuolo si trovi di fronte a un'altra incredibile serata destinata a riscrivere la sua storia. Un minuto più tardi i giocatori neroverdi hanno le mani in testa, alcuni in volto, a pochi metri dalle celebrazioni degli avversari. Quattro minuti dopo l'esultanza di Kieron Bowie, invece, sono tutti in campo a festeggiare un immobile Vasilije Adžić, pietrificato dal rispetto verso la sua ex squadra. Una statua di sale con mani e braccia alzate. Un simbolo.
Anche quando Edon Zhegrova ha deciso di esaltare in maniera ultima il suo potenziale (tutto in una partita, tra l'altro, e sintetizzato nei primi due goal con la maglia della Juventus) la partita non sembrava aver detto tutto. E questo è, forse, il grande merito del Sassuolo di Alberto Aquilani. Crederci oltremisura. Anche contro una squadra sulla carta attrezzata meglio. O forse no.
Sono tanti gli spunti che la serata trionfale del Mapei Stadium consegna a chi segue il calcio italiano: la rete di Vasilije Adžić esattamente un anno dopo il sigillo nel Derby d'Italia contro l'Inter (in quel pazzo 4-3 deciso nel recupero), l'ennesima grande prova a centrocampo di Nemanja Matić. Il goal di Sebastiano Esposito: il protagonista (per sue responsabilità, va detto) di un'estate complicata e oggi simbolo di un Sassuolo che è tutte queste cose. Adžić, Matić, Esposito, e molto di più.






