Hai più di 24 anni?

Help us verify your age by providing an honest response. This site contains gambling advertising for 24+.

Age-restricted content

Non hai l'età minima richiesta per visualizzare contenuti relativi alle scommesse. Verrai reindirizzato alla pagina iniziale.

alt
Pubblicità
Pubblicità

Questa pagina contiene link di affiliazione. Quando acquisti tramite i link forniti, potremmo guadagnare una commissione.

+18 | Contenuto Commercial | Si applicano Termini e condizioni | Gioca responsabilmente | Principi pubblicazione editorialiADM
Sassuolo Esposito Aquilani GOAL GFX HDGetty GOAL

Sebastiano Esposito è solo l'ultimo simbolo di un Sassuolo che ha le idee chiare (e sa come metterle in pratica)

Pubblicità

Quando Kieron Bowie spedisce il pallone alle spalle di Guglielmo Vicario il cronometro scorre inesorabilmente verso il novantesimo (sfiorandolo, toccandolo) e la sensazione è che il Sassuolo si trovi di fronte a un'altra incredibile serata destinata a riscrivere la sua storia. Un minuto più tardi i giocatori neroverdi hanno le mani in testa, alcuni in volto, a pochi metri dalle celebrazioni degli avversari. Quattro minuti dopo l'esultanza di Kieron Bowie, invece, sono tutti in campo a festeggiare un immobile Vasilije Adžić, pietrificato dal rispetto verso la sua ex squadra. Una statua di sale con mani e braccia alzate. Un simbolo.

Anche quando Edon Zhegrova ha deciso di esaltare in maniera ultima il suo potenziale (tutto in una partita, tra l'altro, e sintetizzato nei primi due goal con la maglia della Juventus) la partita non sembrava aver detto tutto. E questo è, forse, il grande merito del Sassuolo di Alberto Aquilani. Crederci oltremisura. Anche contro una squadra sulla carta attrezzata meglio. O forse no.

Sono tanti gli spunti che la serata trionfale del Mapei Stadium consegna a chi segue il calcio italiano: la rete di Vasilije Adžić esattamente un anno dopo il sigillo nel Derby d'Italia contro l'Inter (in quel pazzo 4-3 deciso nel recupero), l'ennesima grande prova a centrocampo di Nemanja Matić. Il goal di Sebastiano Esposito: il protagonista (per sue responsabilità, va detto) di un'estate complicata e oggi simbolo di un Sassuolo che è tutte queste cose. Adžić, Matić, Esposito, e molto di più.

  • ESPOSITO POTREBBE NON AVER ANCORA DETTO TUTTO

    Sembra assurdo, ma Sebastiano Esposito ha ancora 24 anni. Compiuti a luglio, tra l'altro. E sembra assurdo perché parliamo di lui da quando, a poco più di 16 anni, ha esordito in Europa League con l'Inter: 7 anni fa.

    Prima del Covid, prima di molti altri eventi che hanno segnato le nostre vite. Ha ancora 24 anni e noi ne parliamo quasi come si parla di una promessa mancata: ecco, forse potrebbe non aver ancora detto tutto.

    La sua è stata un'estate complicata, va detto e ripetuto, come va detto e ripetuto che non è che gli siano piovute addosso le difficoltà: ha voluto lui lasciare il Cagliari. È arrivato allo scontro (o meglio, il club rossoblù e il procuratore del giocatore sono arrivati allo scontro) e si è trasferito al Sassuolo.

    "Dentro ho un mese e mezzo di sofferenza", ha spiegato a DAZN dopo Sassuolo-Juventus. "È stata dura per me perché ho ricevuto tanta me**a. Vivo per questo: un’emozione del genere cancella sicuramente tutto quello che si è detto", ha aggiunto, provando a riassumere quanto accaduto in estate.

    Ovviamente c'è molto altro da dire: noi ci limitiamo a parlare della serata del Mapei Stadium e di quanto può accadere, da qui in avanti, nella carriera dell'attaccante cresciuto nell'Inter.

    "Lo vedo come un 9, come un 10, come un giocatore molto bravo tra le linee e che poi non deve perdere la sua forza nel finalizzare. È un giocatore generoso", ha affermato Alberto Aquilani parlando del suo ruolo in squadra. Da qui si può ripartire.

  • Pubblicità
  • LA FRESCHEZZA E L'ESPERIENZA DEL SASSUOLO

    Va dato merito, ovviamente, anche a Fabio Grosso, oggi liquidato a "fallimento tecnico" della Fiorentina (per alcuni, ovviamente basandosi solo sulle statistiche), ma autore di un gran lavoro nella passata stagione sulla panchina del Sassuolo.

    Anche grazie a lui Aquilani si trova a lavorare con un gruppo che può facilmente mettere insieme l'esperienza di giocatori come Matić e Domenico Berardi (infinito, davvero) e la freschezza di ragazzi come Benja Dominguez, Bowie o lo stesso Adžić.

    Il pacchetto offensivo del Sassuolo è davvero interessante, ma affonda le proprie radici su giocatori che già hanno avuto modo di familiarizzare con l'ecosistema neroverde (Armand Laurienté, Kristian Thorstvedt o Darryl Bakola, quest'ultimo entrato benissimo contro la Juventus).

    Nella passata stagione, il Catanzaro allenato da Aquilani è stato il terzo migliore attacco della Serie B con 62 reti siglate (dietro a Venezia e Frosinone) e un'espressione di gioco propositiva che, infatti, ha portato il tecnico a essere nominato dopo un solo anno nuovo allenatore del Sassuolo. Sono tutti presupposti ottimi. E qui veniamo al punto.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • DOVE PUÒ ARRIVARE IL SASSUOLO DI AQUILANI?

    Se è vero, come ha precisato Sebastiano Esposito con il premio di MVP di Sassuolo-Juventus in mano, che la squadra neroverde vuole sognare, non si può ignorare il lungo percorso che la formazione di Aquilani deve compiere.

    Va trovata innanzitutto una certa solidità in difesa: è positivo che Esposito e compagni abbiano segnato 8 reti, ma le 7 subite danno l'idea di una certa fragilità dietro che va fronteggiata. Poi spazio alla fantasia e alla sfrontatezza. E deve ancora accendersi il miglior Berardi, e questo può essere un punto a favore dei ragazzi di Aquilani.

    È, vero, tornando alle parole di Esposito, che sognare non costa nulla. Ma bisogna andarci cauti: certamente, il Sassuolo ha dato di nuovo l'impressione di avere le idee chiare (e di sapere come metterle in pratica).

  • TI È PIACIUTA QUESTA STORIA?

    Aggiungi GOAL.com come fonte preferita su Google per vedere più articoli della nostra redazione.

    Segui GOAL su Google