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Italy World Cup failure GFX GOAL

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Perché l'Italia e il nostro calcio potrebbero non riprendersi dalla terza "apocalisse" mondiale

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Gigio Donnarumma è finito in lacrime dopo il ko contro la Bosnia. Non era l'unico, ma quanto accaduto a Zenica ha colpito il portiere più duramente di chiunque altro. Per lui non era la prima volta: era la terza. Nonostante la profonda delusione, però, il giocatore del Manchester City è rimasto determinato.

"Ora le parole servono a poco, è vero - ha scritto il giorno dopo sui social - Ma una cosa la sento forte dentro e voglio condividerla con voi: dopo una delusione così grande, bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, ancora una volta. E per farlo servono tanta forza, passione e convinzione. Crederci sempre, questo è il motore per andare avanti. Perché la vita sa premiare chi dà tutto, senza risparmiarsi. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Insieme. Ancora una volta. Per riportare l’Italia dove merita di stare".

Il fatto, però, è che il nostro calcio è esattamente dove merita di essere in questo momento, dopo anni e anni di cattiva gestione dall’alto al basso. Ed è quasi impossibile essere in qualche modo ottimisti sul fatto che possa tornare al suo antico splendore.

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    "UNA TRAGEDIA SPORTIVA"

    Proprio come molti italiani, Fabio Capello ha faticato a prendere sonno martedì notte. L'ex allenatore non riusciva proprio a capacitarsi del fatto che l’Italia avesse perso un altro spareggio.

    "Stiamo parlando di una squadra quattro volte campione del mondo - ha dichiarato a Marca - È una tragedia sportiva, una vergogna. È una delle cose peggiori che siano capitate al calcio italiano nella sua storia recente".

    Non è stata però una sorpresa. L’Italia avrà anche vinto abbastanza agevolmente la semifinale contro l’Irlanda del Nord, ma nessuno si faceva illusioni sulla forza della squadra di Rino Gattuso.

    Gli azzurri, naturalmente, avrebbero comunque dovuto avere qualità sufficienti per battere la Bosnia. E probabilmente ci sarebbero riusciti se non fosse stato per il rosso di Bastoni, arrivato quattro minuti prima dell’intervallo con la squadra in vantaggio per 1-0 grazie al goal di Kean.

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    UN'ALTRA SCONFITTA AUTOINFLITTA

    Nonostante alcune decisioni arbitrali sfavorevoli all’Italia, nessuno ha però osato cercare scuse per l’ennesima sconfitta autoinflitta. Come ha scritto Stefano Agresti sulla Gazzetta dello Sport, "la verità è che la Bosnia è stata più forte, e siamo stanchi di pensare a come migliorare: tecnica, discorsi. La terza Apocalisse è la peggiore. A Zenica, gli arbitri ci hanno dato qualche motivo per protestare. Non l’espulsione di Bastoni, che era chiara, ma piuttosto la mancata espulsione di Muharemovic. Ma dai, siamo l’Italia. Possiamo davvero aggrapparci a dettagli così piccoli quando affrontiamo la 71ª nazionale al mondo? Abbiamo buttato via la partita da soli".

    La posizione di Gattuso è stata immediatamente messa in discussione. L'ex allenatore di Milan aveva ammesso lui stesso lo scorso novembre che la sua posizione sarebbe stata insostenibile se non fosse riuscito a portare l’Italia ai Mondiali: "Mi prenderò il merito se riuscirò a raggiungere l'obiettivo; altrimenti me ne andrò a vivere lontano dall'Italia. Sono già un po' lontano [risiede a Marbella], ma andrò ancora più lontano. La conseguenza è questa, ne sono consapevole".

    Tutto è già deciso: Gattuso non rinnoverà prima della scadenza a giugno e si parla addirittura di un ritorno di Roberto Mancini, che ha guidato gli azzurri alla vittoria in quella gloriosa anomalia che è stata Euro 2020. 

    Ad essere considerato il principale responsabile, dopo il secondo fallimento ai Mondiali sotto la sua guida, è stato però il presidente della FIGC Gabriele Gravina. Il quale, giovedì pomeriggio, ha finalmente ceduto alle intense pressioni, rassegnando le dimissioni.

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  • Bosnia & Herzegovina v Italy - FIFA World Cup 2026 European Qualifiers KO play-offsGetty Images Sport

    L'ADDIO DI GRAVINA

    Il ministro dello Sport italiano, Andrea Abodi, aveva chiesto le dimissioni di Gravina la mattina dopo la sconfitta di Zenica: "Ringrazio la squadra e l’allenatore per l’impegno dimostrato, ma è evidente che il calcio italiano ha bisogno di essere ricostruito, e questo processo deve iniziare con un rinnovamento della leadership della FIGC".

    Gravina era stato rieletto presidente della FIGC solo l'anno scorso con il 98,68% dei voti e inizialmente aveva espresso l'intenzione di rimanere al timone almeno fino alla riunione del Consiglio Federale della settimana successiva. 

    Tuttavia, il presidente della Lazio Claudio Lotito è arrivato al punto di lanciare una petizione al Senato italiano chiedendo le dimissioni di Gravina. E questi non ha certo aiutato le proprie speranze di sopravvivenza descrivendo gli altri sport come "dilettantistici" rispetto al mondo "professionistico" del calcio, in un bizzarro tentativo di difendere il proprio operato.

    In un clima di crescente ostilità, che ha visto alcuni tifosi lanciare uova contro gli uffici della FIGC, Gravina ha infine rassegnato le dimissioni dopo aver affrontato la crisi del calcio durante i colloqui con i rappresentanti di Serie A, Serie B, Serie C, dei campionati dilettantistici e delle associazioni di allenatori e calciatori, tenutisi a Roma giovedì pomeriggio.

    "Dopo tanti anni, provo un senso di tristezza, ma anche di serenità - ha detto ai giornalisti dopo l'incontro - Devo ringraziare tutti i membri della Federazione, che anche oggi hanno dimostrato grande sostegno, grande rispetto, affetto e hanno anche insistito affinché continuassi, ma ho preso la mia decisione, è stata una scelta personale e attentamente meditata".

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  • FBL-WC-2026-ITA-NIR-QUALIFIERSAFP

    L'ANNOSA QUESTIONE DEGLI STRANIERI

    La ricerca del successore di Gravina è già in corso. La data delle elezioni è stata fissata provvisoriamente per il 22 giugno e i nomi di Giovanni Malagò, Giancarlo Abete, Umberto Gandini, Gianni Rivera e persino Beppe Marotta sono stati tutti avanzati come possibili candidati. 

    Alcuni sono indubbiamente più qualificati di altri – Malago è il favorito iniziale – ma chiunque subentri avrà un compito arduo nel cercare di arrestare e poi invertire anni di declino che hanno portato a un calo di interesse per il calcio tra gli italiani.

    Gravina ha anche sostenuto, prima di dimettersi, che i tentativi della FIGC di costruire una Nazionale di successo sono stati ostacolati dal fatto che solo il 33% dei giocatori che attualmente militano in Serie A sono eleggibili per la Nazionale. È un punto che anche Gattuso ha sottolineato in diverse occasioni, e che è stato sostenuto da Demetrio Albertini.

    "Il problema è che abbiamo dei buoni giocatori, ma non abbastanza - ha dichiarato quest'ultimo a Tuttosport - In generale, il ct ha opzioni di selezione limitate e, oltretutto, alcuni giocatori hanno più presenze in Nazionale che partite giocate nelle competizioni europee.

    "Euro 2020 è stata una vittoria meritata, ma non ha risolto il problema di fondo: non ci sono abbastanza giocatori italiani in Serie A. Ho sentito che la FIGC ha annunciato un nuovo progetto tecnico per il calcio giovanile. Ma spero che vengano intraprese azioni concrete e che non rimangano solo vuote dichiarazioni".

    Il timore di Albertini è condiviso da quasi tutti gli appassionati di calcio italiani.

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  • AS Roma v Juventus - Serie AGetty Images Sport

    UN PRODOTTO POCO ATTRAENTE

    A questo punto è più che mai evidente come il calcio italiano sia afflitto da una miriade di problemi, come dimostra il fatto che l’Atalanta, squadra gestita in modo esemplare, sia stata l’unica formazione della Serie A a qualificarsi per gli ottavi di finale di Champions League. 

    La burocrazia apparentemente infinita che blocca la costruzione di stadi moderni, attesi da tempo, ha portato alla disperazione una serie di presidenti e il numero uno della UEFA Aleksander Ceferin ha rivelato giovedì che l'Italia potrebbe persino essere rimossa dal ruolo di co-organizzatrice di Euro 2032, se non venissero risolti i problemi infrastrutturali del Paese.

    Le pessime condizioni degli stadi della Serie A contribuiscono inoltre alla percezione negativa del calcio italiano, che viene ormai considerato una sorta di campionato di pensionati, dato che molti dei suoi grandi nomi hanno ormai superato da tempo il proprio apice. Ed è improbabile che la situazione cambi a breve, vista l’incapacità delle nostre squadre di competere per i migliori talenti sul mercato.

    La maggior parte dei club non possiede gli stadi in cui gioca, perdendo così milioni di entrate nei giorni delle partite, mentre il campionato non guadagna neanche lontanamente la stessa cifra dei club europei dalla vendita dei diritti televisivi, poiché il calcio italiano è diventato un prodotto decisamente poco attraente. 

    Il risultato netto è un circolo vizioso di regressione che sembra impossibile da invertire senza una vera e propria rivoluzione. E il problema è che in Italia le riforme radicali sono state ripetutamente respinte.

  • FC Internazionale v Juventus FC - Serie AGetty Images Sport

    IL DOSSIER DI BAGGIO

    Dopo la disastrosa difesa del titolo mondiale nel 2010, la FIGC ha incaricato Roberto Baggio di elaborare un piano per riformare il calcio italiano. L'anno successivo, l'ex Divin Codino ha presentato un rapporto di 900 pagine basato sull'analisi di oltre 50 collaboratori. Un dossier tornato di moda in questi giorni, dopo il ko in Bosnia. Oltre a sostenere l'importanza della tecnica rispetto alla tattica a livello giovanile, Baggio promuoveva la creazione di una scuola vicino a Coverciano.

    "La cosa importante era che volevamo educare le persone a essere prima di tutto persone e poi calciatori - dichiarava Baggio al New York Times lo scorso anno - Non tutti diventeranno calciatori, ma tutti saranno persone. Questa era la base".

    La FIGC ha ignorato la stragrande maggioranza delle proposte di Baggio, che alla fine si è dimesso indignato nel gennaio 2013: "Non mi è stato permesso di svolgere il ruolo che mi era stato assegnato e non sono disposto a passare sopra al fatto che il mio rapporto di 900 pagine, presentato nel novembre 2011, sia rimasto lettera morta".

    La comprensibile preoccupazione, ora, è che qualsiasi tentativo di riformare radicalmente il calcio italiano subirà un destino altrettanto triste.

    Come diceva Arrigo Sacchi, "si parla molto, ma i problemi non si risolvono solo a parole". Era il 2022. Siamo nel 2026. E nel frattempo nulla è cambiato. 

    Al contrario, la situazione è probabilmente solo peggiorata. Il che significa che, a meno che questa volta non si intervenga concretamente, il calcio italiano potrebbe non riprendersi mai dalla sua terza apocalisse.

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