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Mkhitaryan InterGetty Images

Mkhitaryan y 10 más: all'Inter è intoccabile, Frattesi e Zielinski devono rincorrere

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Per far capire ai giornalisti e alla gente l'importanza che Javier Mascherano rivestiva nella sua Argentina, una volta l'allora commissario tecnico della Selección Diego Armando Maradona si lasciò andare a una frase divenuta storica: "Mascherano y 10 más". Ovvero Mascherano più altri dieci.

Della centralità di cui gode Henrikh Mkhitaryan all'Inter non si può dire altrettanto solo per un motivo: Simone Inzaghi non si è mai spinto così in là con le parole. Ma il concetto, a ben vedere, può essere considerato lo stesso.

Mkhitaryan sta a Inzaghi come Mascherano stava a Maradona. In una parola: intoccabili. Addirittura più di Leo Messi per quell'Argentina, anche se può suonare come un evidente paradosso. E addirittura più di Lautaro Martinez per l'Inter di oggi.

  • PILASTRO

    Mkhitaryan è arrivato due anni fa dalla Roma. A zero euro, a 32 anni e mezzo. La classica operazione targata Beppe Marotta, un maestro nel portarsi a casa calciatori - preferibilmente esperti - a fine contratto.

    L'operazione non è piaciuta a tutti: anzi. Eppure Mkhitaryan ha fatto orecchie da mercante, puntando sulla cultura del lavoro e mettendosi a disposizione di Inzaghi. Inizialmente come alternativa a centrocampo, e poi, dopo lo spostamento di Calhanoglu davanti alla difesa al posto dell'acciaccato Brozovic, come prima scelta. Fino a diventare un pilastro.

    Nello scorso campionato, per dire, solo due giocatori sono scesi in campo più volte rispetto a lui (36): Barella e Carlos Augusto (37). Ma l'ex monzese ha giocato 14 volte da titolare e l'armeno addirittura 35. Ovvero praticamente sempre.

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  • "TUTTI SONO TITOLARI"

    Gioca sempre, Mkhitaryan. In Serie A e nelle coppe, la domenica e il mercoledì. Come se gli anni che si porta appresso fossero 24 e non 34 (a gennaio saranno 35). Come se il tempo si fosse fermato.

    "Io non la vedo così - ha detto l'armeno alla Gazzetta dello Sport, intervista uscita nell'edizione di mercoledì - Ma non è modestia. Io ragiono proprio in un altro modo. Abbiamo 25 calciatori, tutti sono titolari. Lo dico davvero, non è un modo di dire. È questa la via per vincere. Ognuno è in grado di giocare, non c'è una gerarchia prestabilita: siamo tutti lì per aiutarci, per lavorare, lottare per lo stesso obiettivo. Nell'Inter la parola 'panchinaro' non esiste".

    Eppure, poco da fare, Mkhitaryan in questo quadro ha un ruolo speciale. Molti dicono sia lui il giocatore dall'intelligenza calcistica più spiccata nella rosa dell'Inter.

    "Mi fa piacere... ma non perdo la testa, non sono più un ragazzino, non è che impazzisco se la gente parla bene di me. E certo che a 35 anni non posso avere le qualità fisiche che avevo a inizio carriera o a 25-27 anni... devo per forza giocare con la testa, devo impegnarmi di più ogni giorno per essere all'altezza e continuare su livelli alti".

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  • CONCORRENZA

    Se tutti sono titolari, Mkhitaryan lo è un po' di più. Con buona pace di chi ogni anno arriva e ogni anno si ritrova costretto a lottare per il posto con questo underdog un po' attempato.

    Davide Frattesi, ad esempio. Uno dei colpi di mercato dell'estate 2023. Lo voleva il Milan, lo voleva la Roma, lo voleva la Juventus. Ha scelto l'Inter con la speranza di giocare, ma si è dovuto accontentare di un ruolo marginale, pur riuscendo a segnare goal pesantissimi (Verona, Udinese) nel percorso verso lo Scudetto della seconda stella.

    Piotr Zielinski, appena arrivato a parametro zero dal Napoli, rischia di fare la stessa fine, se così si può dire. Anche se per ora una controprova non esiste: il polacco è out per infortunio e salterà la prima giornata di campionato contro il Genoa.

  • SUBITO IN FORMA

    Al Ferraris, dunque, giocherà Mkhitaryan. Come sempre. Facile, a due giorni dalla partita, prevedere che Inzaghi non cambierà, che si affiderà all'undici con cui è volato verso il titolo, che non mischierà le carte. Nemmeno in attacco, dove il recuperato Taremi reclama spazio.

    Mkhitaryan, subito in forma e autore di un bel precampionato, avrebbe giocato anche se Zielinski fosse stato disponibile. Proprio perché Inzaghi, anche volendo, proprio non riesce a rinunciare a lui. Al giocatore calcisticamente più intelligente della rosa dell'Inter. Al vecchietto che, in barba al concetto del "tutti titolari", non ha alcuna intenzione di mollare l'osso e la maglia da titolare. E ne ha ben donde.

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