Tre anni e mezzo fa, Lionel Messi ha chiuso un cerchio guidando l'Argentina alla vittoria dei Mondiali in Qatar. Ha segnato sette goal in sette partite, di cui due nell’emozionante finale contro la Francia, e ha fornito tre assist, aggiudicandosi meritatamente il Pallone d’Oro come miglior giocatore del torneo. È stato il simbolo indiscusso dell’Albiceleste e un vero capitano in tutti i sensi.
Sarebbe però un grave torto definire l'Argentina del 2022 una squadra composta da un solo uomo. Julian Alvarez, Mac Allister, Enzo Fernandez: tutti si sono presentati al mondo nel modo giusto. Quest'ultimo è stato nominato Miglior Giovane del Torneo, mentre Otamendi ha fatto un salto indietro nel tempo ed Emiliano Martinez è diventato l'eroe dei calci di rigore.
Anche chi ha giocato una competizione statisticamente deludente, come Di Maria e Lautaro Martinez, ha comunque dato il massimo per la maglia e regalato un contributo fondamentale. Dopo la sconcertante sconfitta d’esordio contro l’Arabia Saudita, gli standard collettivi sono stati portati al massimo e non sono mai calati. Nessun’altra nazionale poteva eguagliare lo spirito di squadra dell’Argentina.
Il quadro attuale è ben meno roseo. Alla squadra di Lionel Scaloni manca gravemente la spavalderia dei campioni. La preparazione è stata al limite del caotico e Messi ancora una volta si è caricato sulle spalle tutto il peso delle aspettative. Essere all'altezza di tali aspettative, all'età di 37 anni, sarà un compito molto arduo. Ma questa è solo una delle tante questioni che l'Argentina deve affrontare a quasi due mesi dal calcio d'inizio.







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