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Malagò, Maldini, Leonardo, Pirlo e due settimane di caos: una brutta figura Nazionale da cui non si salva nessuno

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L'Italia del calcio è di nuovo al punto di partenza.

Giovanni Malagò, eletto nuovo presidente della FIGC ormai da più di un mese, aveva scelto Maldini e Leonardo. Ma sedici giorni dopo entrambi si sono dimessi.

In mezzo un caso politico per la scelta del nuovo Ct, con Pirlo accusato di posizione vicine alla Russia a causa di un contratto come Global Ambassador della società di scommesse Fonbet.

Da qui la decisione di Malagò, che ha bloccato la nomina di Pirlo sconfessando di fatto coloro a cui lui stesso aveva delegato la scelta del Ct. Una sconfitta per tutti, insomma. Anzi "una brutta figura" per dirla come il Ministro dello Sport, Abodi.

  • I NO DI ANCELOTTI E GUARDIOLA

    Paolo Maldini e Leonardo sono rimasti in carica appena sedici giorni.

    Il primo era stato nominato presidente e direttore tecnico del Club Italia dopo un lungo corteggiamento da parte di Giovanni Malagò, che gli ha affiancato l'amico Leonardo nel ruolo di Advisor.

    Il presidente della Federcalcio aveva deciso di delegare a loro ogni scelta che riguardasse non solo la Nazionale A ma anche le selezioni giovanili. Il primo banco di prova però è stato anche l'ultimo per la coppia. Ovvero la scelta del nuovo Ct.

    Maldini e Leonardo hanno cercato, invano, di convincere prima Carlo Ancelotti e poi Pep Guardiola. Incassare due prevedibilissimi 'no', seppure per motivi diversi, è stato il primo errore dei neo-dirigenti azzurri.

    "Ci sembrava giusto partire dai migliori", aveva dichiarato Maldini qualche giorno fa. Giusto, per carità, ma solo se ti presenti al tavolo delle trattative con qualche possibilità di ottenere una risposta positiva. Non se sai già che i migliori sono sotto contratto o hanno appena deciso di fermarsi per ragioni personali.

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  • PIRLO NON ERA IL CT GIUSTO

    Il secondo e più grave errore però è stato puntare tutto su Andrea Pirlo.

    A parte il caso scoppiato sul suo ruolo di Global Ambassador di una società di scommesse (cosa espressamente vietata ai tesserati in Italia) e per di più russa, il profilo non era quello adatto al ruolo di Ct per una Nazionale che ha bisogno di certezze.

    Pirlo è stato uno dei più grandi giocatori italiani di sempre. Ha vinto da protagonista un Mondiale con la maglia azzurra nel 2006, certo. Ma la sua carriera da allenatore è troppo breve e con risultati non all'altezza di un ruolo così impegnativo.

    Specie considerando che liberi sul mercato ci sono tecnici con maggiore esperienza e un palmares decisamente più ricco. E allora sorge spontanea la domanda: perché impuntarsi sui no a Mancini o soprattutto Conte?

    La risposta la conoscono solo Maldini e Leonardo, che piuttosto che tornare indietro su Pirlo hanno preferito rimettere il mandato dopo appena sedici giorni.

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  • LA SCONFESSIONE DI MALAGÒ

    In questa storia però hanno perso tutti, compreso chi aveva il diritto/dovere di prendere le decisioni più importanti.

    Stiamo ovviamente parlando di Giovanni Malagò che prima ha deciso, coraggiosamente, di delegare la scelta del nuovo Ct salvo poi sconfessare Maldini e Leonardo.

    Il presidente federale non ha resistito alle pressioni politiche arrivate dopo il caso Pirlo e ha preferito bloccare tutto. Arrivando così alla rottura che riporta la FIGC al punto di partenza.

    Ora toccherà probabilmente proprio a lui individuare in prima persona il prossimo Ct. O quantomeno farlo concordando il nome col prossimo direttore tecnico, che sia Chiellini o qualcuno altro.

    Di certo una scelta così importante non può passare scavalcando completamente il numero uno del calcio italiano. Chiamato ad assumersi onori e oneri del ruolo. E rispondere di un eventuale fallimento.

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