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Motta come gioca Juve HDGOAL

Le sconfitte, il gioco, il mercato, Vlahovic: tutte le spine della Juventus a -8 dall'esordio in Serie A

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João Felix prima, Correa su rigore poi. A Goteborg, il ciclo di amichevoli estivo della Juventus si è chiuso nel peggiore dei modi dal punto di vista del risultato: con un 2-0 a favore dell'Atletico Madrid costruito e concretizzato interamente nel secondo tempo.

Una sconfitta che fa rima con calo di fiducia. Con le solite polemiche di un tifo abituato a pretendere la vittoria anche nelle amichevoli infrasettimanali. Con una pazienza che, dopo diverse stagioni di luci e ombre, sta già cominciando a esaurirsi. E con un esordio in Serie A all'orizzonte, quello contro il Como di lunedì 19, a cui l'ambiente bianconero non può non guardare con preoccupazione.

Perché il ko in terra svedese è soltanto una delle spine che la Juve deve affrontare. La più immediata, probabilmente. Ma non certo l'unica.

  • Fagioli Juventus BrestGetty Images

    UN PRECAMPIONATO DELUDENTE

    D'accordo, è precampionato. E il precampionato conta quel che conta: di solito relativamente. Però, se è vero che alla Juventus vincere è l'unica cosa che conta, non è che i bianconeri stiano traducendo alla lettera sul campo la massima bonipertiana.

    La Juve ha chiuso male il proprio ciclo di amichevoli, così come l'aveva aperto perdendo nettamente (0-3) contro il piccolo Norimberga. Il parziale alibi, allora, era la presenza in campo di diversi giovani e diverse seconde linee. Ma anche con l'ingresso graduale dei nazionali, tra cui un Douglas Luiz, poco è cambiato.

    Delle quattro partite giocate in questo precampionato, la squadra di Thiago Motta ne ha vinta appena una: quella in famiglia contro la Next Gen, avversario evidentemente poco probante. Per il resto ha perso a Norimberga e contro l'Atletico, appunto, e si è fatta riprendere dal Brest sul 2-2. Non il massimo in chiave fiducia.

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  • Thiago Motta JuventusGetty Images

    UNA TRANSIZIONE COMPLICATA

    C'è poi la questione gioco. Lasciando perdere l'impegno con la Next Gen, peraltro chiuso dopo pochi minuti del secondo tempo per l'invasione di campo dei tifosi, il calcio proposto dalla Juventus non ha esattamente strappato applausi.

    Normale che sia così: la squadra è in piena transizione dal triennio di Massimiliano Allegri alla nuova era targata Thiago Motta. Due allenatori di stampo quasi opposto e dalle concezioni di pallone diversissime tra loro. L'italo-brasiliano necessita di tempo per implementare le proprie idee, come ha fatto a Bologna, ma il tempo a Torino non c'è.

    Contro l'Atletico Madrid si è visto forse qualcosina di più rispetto alle altre uscite. Un calcio più fluido. Una maggiore dimestichezza con i principi di Motta. Ma la realtà dice che le palle goal sono arrivate col contagocce, ed è anche questo a preoccupare.

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  • Correa Juventus Atletico MadridGetty Images

    PORTA APERTA

    In fase difensiva, la Juventus continua a subire reti. Ha tenuto la porta chiusa soltanto una volta, nel 4-0 alla Next Gen. Per il resto ha preso tre reti dal Norimberga, due dal Brest e altrettante dall'Atletico Madrid. Totale: sette goal al passivo in quattro uscite. Troppi.

    Tra errori individuali e collettivi (la prima rete di Norimberga, le due del Brest, il fallo da rigore di Cabal su Giuliano Simeone), la transizione post Allegri sta avendo effetti anche sulla difesa. E il fatto che a oggi un quartetto titolare non sia ancora pronosticabile con certezza (Danilo giocherà terzino? Cabal giostrerà a sinistra o al centro? Cambiaso sarà titolare?) non aiuta a trovare stabilità.

  • Federico Chiesa Juventus 2024Getty Images

    UN MERCATO DA LAVORI IN CORSO

    A meno di una settimana dal ritorno della Serie A, a otto giorni dal debutto contro il Como e a venti circa dalla conclusione della finestra estiva, il mercato della Juventus è ancora in alto (altissimo?) mare. Su più fronti.

    C'è sempre la spina relativa alla presenza dell'indesiderato Federico Chiesa. C'è l'altro esubero Szczesny, oltre ad Arthur, McKennie, De Sciglio e chi più ne ha più ne metta. C'è il contrattempo del mancato arrivo di Todibo. C'è un Koopmeiners che a Torino non è ancora sbarcato. C'è almeno un esterno da prendere.

    Al momento Motta si sta arrangiando con quel che ha: con Douglas Luiz tra le linee, con Weah titolare, con Yildiz adattato a sinistra. I risultati non gli stanno dando ragione.

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  • Dusan Vlahovic JuventusGetty

    IL DILEMMA VLAHOVIC

    Chiusura con Dusan Vlahovic. Quasi impalpabile agli Europei, dove assieme alla Serbia è stato rapidamente eliminato già alla fase a gironi, l'ex centravanti della Fiorentina non ha iniziato la nuova stagione con il piede giusto.

    Il destraccio a lato del finale del primo tempo, quello che in pratica ha rappresentato la più grossa occasione juventina in tutta la partita, è la fotografia del momento della squadra e del proprio giocatore simbolo: la forma latita, il killer instinct non è quello dei tempi in viola. E non segnare aiuta a non segnare: Vlahovic l'ha fatto solo una volta, su rigore col Brest, dopo aver fallito un altro penalty a Norimberga.

    Non è che una spina tra le spine, come detto. Ed è questo a far salire la preoccupazione oltre il livello di guardia, trasformandola in vera e propria ansia. Soprattutto perché all'esordio col Como manca poco più di una settimana.

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