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Laporte Le Normand SpainGetty Images

Laporte e Le Normand, gli "ex" della Spagna: perché giocano con la Roja e non con la Francia

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Il presente contro il passato. E una finale degli Europei in ballo. Tra un Navas e un Rodrigo, un Ruiz e un Torres, ecco un Aymeric Laporte e un Robin Le Normand: nomi e cognomi dall'assonanza francese, non spagnola, eppure da qualche anno una piccola fetta di mondo sta ruotando al contrario.

Spagna-Francia vedrà protagonista solo Laporte, perché Le Normand è squalificato. Ma la sostanza non cambia. I due giocano con la maglia della Roja, non con quella dei Bleus. Uno scenderà in campo e l'altro farà il tifo contro la nazionale che avrebbero potuto difendere e la bandiera che avrebbero potuto sventolare, se il destino avesse scelto una via diversa. Oggi i loro compagni si chiamano Morata e Rodri, Carvajal e Cucurella, non Mbappé, o Kanté, o Rabiot, o Dembélé.

Il motivo? Semplice: entrambi sono stati naturalizzati. Sono nati in Francia, Laporte nelle giovanili francesi ci ha pure giocato, ma oggi vestono la maglia della Spagna. E questa sera se la vedranno con il proprio passato nelle semifinali di Europeo. In un mondo sempre più fluido e globalizzato, può accadere anche questo.

  • LAPORTE APRIPISTA

    Il primo a ottenere la naturalizzazione è stato Laporte, nel 2021. Ai tempi l'attuale difensore dell'Al Nassr indossava la maglia del Manchester City, che a sua volta l'aveva prelevato dall'Athletic nel 2016.

    Proprio il soggiorno a Bilbao è la chiave per capire perché mai Laporte sia diventato cittadino spagnolo. L'ex City ha giocato con l'Athletic sia nelle giovanili che in prima squadra, arrivando nel 2010 e andandosene nel 2018. Il cambio di normativa introdotto dalla FIFA nel 2020 prevede che un giocatore possa cambiare nazionale dopo aver vissuto e militato in quel paese per almeno cinque anni ininterrotti, a patto che non abbia collezionato più di tre presenze ufficiali con la precedente selezione prima dei 21 anni.

    È il caso di Laporte, convocato dall'Under 17, Under 19 e Under 21 francesi ma mai schierato da Didier Deschamps, nelle cui grazie non è mai entrato. Per questo, per avere la chance di disputare un grande torneo per nazionali, l'ex City ha optato per la naturalizzazione. I due si ritroveranno di fronte questa sera dopo qualche ruggine.

    "Non mi piace tornare su questo argomento - spiegava Laporte al momento del cambio di nazionale - ma ho mandato un messaggio a Deschamps e non ho avuto risposta. Magari ha cambiato il numero, avrà comprato un nuovo cellulare".

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  • LA SCELTA DI LE NORMAND

    Discorso simile per Le Normand, centrale che la Real Sociedad ha prelevato dal Brest nel 2016. Anche lui è nato in Francia, pur senza essere mai stato chiamato nelle giovanili dei Galletti. E anche lui è stato scartato da Deschamps. Alla fine, nel 2023, ha chiesto e ottenuto come Laporte la naturalizzazione: l'ha avuta grazie la cosiddetta "carta de naturaleza", documento che si concede a uno straniero anche se questi non ha tutti i requisiti per la doppia cittadinanza.

    "Con Deschamps abbiamo parlato, sono cose personali - diceva ai tempi - Mi ha detto che mi stava osservando e che mi apprezzava. Ma questo non ha cambiato nulla. Che il ct della Francia ti apprezzi è molto bello, ma avevo in mente la Spagna sin dal primo minuto. Sono qui da otto anni, mi trovo molto bene, sono molto felice in Spagna. Cosa mi ha convinto? La fiducia della RFEF, l'allenatore, i miei compagni, la mia famiglia... Tutto era molto chiaro nella mia testa. Non ho avuto dubbi. Apprezzo che mi si noti, che si parli bene del mio lavoro, ma nella mia testa era tutto molto semplice. Sono in Spagna da otto anni, qui sono cresciuto da quando sono arrivato a 18 anni, la Real Sociedad e San Sebastian mi hanno dato tantissimo. Ricevere una chiamata dai dirigenti della RFEF e dal ct ti fa prendere una decisione del genere con molta facilità".

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  • COPPIA DI EX

    Le Normand-Laporte è la coppia difensiva che il ct Luis De la Fuente avrebbe tanto voluto opporre a Mbappé e all'attacco di fuoco della Francia. Del resto è così, con i due "ex" a protezione di Unai Simon, che la Spagna si è schierata per la stragrande maggioranza delle partite di quest'Europeo.

    Le Normand ha fatto coppia con Nacho contro la Croazia, all'esordio. E nell'ininfluente sfida finale del girone contro l'Albania, con la qualificazione e il primo posto già in tasca, Laporte ha preso il posto del compagno all'inizio del secondo tempo. Per il resto, i due hanno sempre giocato insieme. Anche nel quarto di finale vinto ai supplementari contro la Germania.

    Questa sera, giocoforza, non sarà così: Le Normand è stato squalificato per somma di ammonizioni, l'ultima rimediata contro i tedeschi. E così a fronteggiare la Francia da ex, alla fine, ci sarà solo Laporte.

  • IL CASO DI DESCHAMPS

    Giusto per dare un tocco di colore in più al tutto, nel calderone delle nazionalità e delle cittadinanze c'è anche... Didier Deschamps. Lui, il commissario tecnico della Francia, ormai un'istituzione sia in campo che in panchina.

    Ebbene, Deschamps è nato nei Paesi Baschi. Ma non nei Paesi Baschi spagnoli: in quelli francesi. Ovvero, appunto, la regione dei Paesi Baschi tradizionale situata nell'Esagono. Fino a 15 anni ha vissuto lì, prima di prendere la strada verso Nantes e percorrere la strada calcistica che lo avrebbe portato a trionfare in Francia, in Italia, in Europa e nel mondo.

    Ironia della sorte, Deschamps si ritroverà di fronte Luis De la Fuente. Che basco non è, ma è un pezzo di storia importante dell'Athletic, dov'è nato e cresciuto e dove ha militato in due distinte occasioni, dal 1978 al 1987 e poi dal 1991 al 1993. Un'altra stranezza in una semifinale che di stranezze è piena zeppa.

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