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scamaccaGetty Images

La lettera di Scamacca: "Avevo paura di non tornare più forte come prima"

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Non è stata una stagione semplice per Gianluca Scamacca, quella di debutto in Premier League con con la maglia del West Ham: pochi goal, parecchie critiche e un problema al ginocchio che l'attaccante di Roma si è portato avanti per mesi, prima dell'intervento che lo ha tenuto fuori dal finale di stagione, compresa la finale vittoriosa contro la Fiorentina in Conference League.

Ora, Scamacca ha inviato scritto una lettera a Cronache di Spogliatoio in cui riflette su tutto ciò che ha passato e sulle difficoltà, anche psicologiche, che comportano eventi come questi.

  • SE HAI PAURA DI AVER PAURA...

    "Se hai paura di aver paura, la paura te se magna."

    La lettera di Scamacca si apre con questa frase in dialetto romano.

    "Ero fermo, in un letto, frustrato. Non riuscivo ad accettare l’infortunio: il primo infortunio della mia carriera. Qualche settimana fa ho dovuto confessarlo, penso di averlo fatto per tutelarmi:sono stato in silenzio per mesi, ma durante la scorsa stagione ho giocato per gran parte del tempo con un menisco compromesso. 

    Avevo paura di non tornare più forte come prima".

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  • LA PREMIER NON FA SCONTI

    Un altro passaggio è sulla difficoltà del campionato inglese:

    "In Premier League, dove il fisico è una componente rilevante,se non sei al 100% ti spazzano via. Quando sono stato bene, in un mese ho segnato 5 reti. Poi i problemi: prima il ginocchio sinistro che faceva male, poi il destro.A dicembre è venuto fuori che avevo una lesione al menisco esternoche non mi permetteva di performare. Avevo un edema intrarotuleo che si era creato dal menisco: quando mi sono operato,mi hanno tolto un pezzettino di corpo. È andata bene, ma è stato uno schiaffo perché era il primo infortunio della mia vita.Non potevo muovermi, vivevo con le stampelle.Me pareva de annà lento, più lento degli altri. Però chi va più lento,ha maggior possibilità di osservare".

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  • IL SILENZIO

    In quel momento, Scamacca ha osservato molto:

    "Per la prima volta ho avuto il tempo di restare in silenzio. Di pensare.Ho rivissuto nella mia testa i momenti in cui ero stato più debole mentalmente. Mi sdraiavo e guardavo le partite in cui non ero riuscito a dare il 100%. Oppure mi sedevo e cliccavo sui video con tutti i peggiori goal che mi ero mangiato. Quando stai bene, non apprezzi i momenti negativi. Quando stai male, sì. Mi sono sbloccato mentalmente e ho capito che volevo vivermi quel periodo a pieno:ogni giorno, quando mi alzavo dal letto con una gamba sola e non potevo muovermi senza le stampelle, mentre tutti andavo avanti e io restavo fermo, mi sono impegnato a imprimere quelle sensazioni dentro di me. Mi sono sforzato di trasformarle in corazza".

  • IL GIUDIZIO DELLA GENTE

    "Fin da quando ero ragazzo, la gente parla di me. Ma se tutti parlassero soltanto bene di me, sarebbe un problema. Sono stato giudicato per i tatuaggi o per i capelli biondi.Ma questo non mi ha penalizzato: se mi avesse penalizzato, non stavo qui!Dai ragazzi… ho tre passioni: il calcio, i videogiochi e i tatuaggi, me ne sono fatti fin sopra la testa. Non mi drogo, non fumo, non mi ubriaco tutte le sere… che devo fare!Conta quando vai in campo e se sputi sangue. Sappiatelo: non ho ancora mostrato al 100% le mie potenzialità. Sono due anni che il mio Instagram continua a essere tempestato di post di calciomercato in cui vengo taggato. Per tanti sono un talento inespresso:io so di avere delle qualità ancora nascoste, ma sono stra-sicuro al 100% che chi mi prende fa un affare. Penso che mi manchi solo stare nel posto giusto al momento giusto. Quale sarà? Lo scopriremo soltanto vivendo".

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  • IL RECUPERO FISICO E MENTALE

    Il recupero di Scamacca è stato duro sia dal punto di vista fisico che da quello mentale:

    "Durante l’infortunio, quando ero fermo a letto, ho guardato un film. Si chiama Bleed,racconta la storia di Vinny Pazienza e della sua carriera nella boxe che sembrava finita. Un incidente lo aveva lasciato quasi paralizzato, costringendolo a vivere con un esoscheletro simile ad un collare fissato direttamente sulle ossa del cranio.Ma contro tutto e tutti, con l’aiuto di un ex pugile, inizia ad allenarsi per riprendersi il titolo di campione mondiale. A un certo punto gli chiedono: «Proprio non ce la fai a mollare?». Lui risponde: «So mollare eccome. Sai cosa mi spaventa? Che sarebbe facile». 

    Mi convincevo che quel dolore lancinante al ginocchio non era nienteperché pensavo di non potermi fermare. Ma quello nessuno potrà mai farlo".