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Julio VelascoGetty

Julio Velasco nel calcio: quando il ct dell'Italia femminile di volley lavorava per Lazio e Inter

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Capelli bianchi, la stessa fame di vittorie di sempre. Julio Velasco è il commissario tecnico di un'altra generazione di fenomeni: non più l'Italvolley maschile che negli anni novanta dominava l'Europa e il mondo, ma quella femminile, capace di regalare al movimento il primo oro olimpico della propria storia.

Velasco e la pallavolo sono due mondi inscindibili, tra successi e trofei in giro per il mondo. Inscindibili? Quasi. Perché non tutti lo ricordano, ma l'argentino può vantare nel proprio curriculum anche un paio di esperienze nel... calcio. Impensabile, ripensando al marchio che il guru sudamericano ha impresso e continua a imprimere nel volley italiano e mondiale.

Poco più di una ventina d'anni fa, la Lazio e l'Inter hanno potuto contare sui suoi servizi. Riuscendo ad accalappiarlo a differenza di Silvio Berlusconi, che qualche stagione addietro aveva addirittura pensato a lui - e pure a Dan Peterson, leggenda del basket - come nuovo allenatore del Milan.

  • I COMPLIMENTI DELLA LAZIO

    La Lazio, poco dopo la finale vinta per 3-0 dall'Italia sugli Stati Uniti, ha postato su X un messaggio di complimenti alle azzurre e a Velasco:

    "Nella storia al primo colpo! Complimenti a coach Velasco e a tutte le ragazze dell'Italvolley per questa straordinaria impresa!".

    Un messaggio tutto sommato normale, trasversale da sport a sport. Solo che, come detto, il rapporto tra Velasco e la Lazio a un certo punto era diventato pure professionale.

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  • Julio Velasco Getty

    L'ESPERIENZA ALLA LAZIO

    Velasco ha ricoperto il ruolo di direttore generale della Lazio, anche se solo per un anno circa. Assunto dall'allora presidente Sergio Cragnotti nel 1998, se n'è andato 12 mesi più tardi.

    Era un'altra Lazio, un'epoca di grandeur testimoniata dai trofei in serie arrivati in quegli anni: lo Scudetto, la Coppa Italia, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Italiana, la Supercoppa Europea. Più un altro campionato incredibilmente buttato al vento nel 1998/1999, proprio la stagione di Velasco, e vinto dal Milan sul filo di lana.

    "Non farei di nuovo il dirigente, mi piace di più la parte tecnica - ha detto Velasco qualche anno fa a Sky, ricordando l'esperienza - Il ruolo di dirigente mi ha lasciato moltissimi insegnamenti. Il mondo del calcio è diverso da quello della pallavolo, ma è sempre uno sport: i problemi dei calciatori sono gli stessi degli atleti di altri sporti. Sono ragazzi. La funzione di direttore generale nella Lazio è stata molto interessate, ma è un ruolo che non mi attrae molto. Potrei lavorare con uno staff tecnico ma più a contatto con i giocatori".

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  • IL RAPPORTO LAMPO CON L'INTER

    Velasco ci ha riprovato un anno dopo. Sempre in Serie A, ma stavolta all'Inter. E con un nuovo ruolo: responsabile dell'area fisico-atletica nerazzurra, oltre a un ruolo di coordinamento dello staff medico. Erano i tempi non solo dei gravissimi infortuni di Ronaldo, ma anche dei costanti problemi muscolari che affliggevano Bobo Vieri.

    "L'obiettivo è creare una squadra per la squadra: coordinare ogni uomo che lavora quotidianamente attorno ai giocatori. Dovremo parlarci per poi parlare un'unica lingua, lavorare assieme con metodo per un fine comune". Così parlava Velasco il giorno della presentazione con l'Inter, nell'agosto del 2000, aggiungendo che "non sono un colpo di mercato, perché nessun tifoso pagherebbe il biglietto per vedere me. Sono i giocatori che danno emozione e spettacolo, non i dirigenti". Lele Oroali diceva invece di lui che "sarà un punto di riferimento per tutti".

    Il rapporto tra Velasco e l'Inter, in realtà, si è risolto in un nulla di fatto. Il santone argentino se n'è andato da Milano dopo pochissime settimane, nel contesto di una situazione resa pesantissima dall'addio di Marcello Lippi (quello dei giocatori da prendere a calci in culo post sconfitta di Reggio Calabria), sostituito in panchina da Marco Tardelli.

  • IL RICHIAMO DEL VOLLEY

    La Lazio e l'Inter hanno rappresentato le uniche due "fughe" di Velasco dal volley. E le uniche due avventure nel mondo del calcio. Dopo essersene andato dalla Milano nerazzurra, il neo campione olimpico è ripartito a mille dallo sport a cui ha legato e sta legando il proprio nome e il proprio cognome.

    Dalla Repubblica Ceca a Piacenza, da Modena alla Spagna, passando per la sua Argentina e per l'Iran: il giramondo Velasco si è lasciato alle spalle le incomprensioni calcistiche ed è tornato sotto rete. Nel 2024, ecco il richiamo dell'Italia: accolto. E oggi, con il suo oro olimpico, sotto sotto anche il mondo del pallone può gioire.

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