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Grafica CM In Tackle Zalewski BuchananCalciomercato/Getty Images

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Inter, anche con lo Scudetto la rivoluzione necessaria parte in ritardo: Buchanan e Zalewski rischiano di essere rimpianti

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Una sconfitta nel derby fa sempre male e lascia inevitabilmente delle tracce, nel fisico ma soprattutto nella testa. Eppure la sconfitta per 1-0 per mano del Milan desta in Cristian Chivu pensieri che vanno oltre rispetto a quelle che sono le immediate risultanze in classifica e un +7 a 10 giornate dal termine del campionato. L'allenatore dell'Inter ha avuto la conferma plastica che l'aspetto più preoccupante è l'impossibilità di rinunciare allo stesso tempo a quei 2-3 calciatori che, oltre che da un punto di vista tecnico, sono i punti di riferimento caratteriali di questo gruppo.

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  • PROBLEMA DI STRATEGIA

    Doversi privare di Calhanogu, Lautaro Martinez, Thuram e della migliore versione di Dumfries è un lusso che nemmeno la migliore squadra del campionato italiano dell'ultimo quinquennio può permettersi. A maggior ragione se nella costruzione della squadra nelle ultime due-tre stagioni si è perso di vista un aspetto molto importante. Quello di offrire un piano B, un'alternativa nell'idea di calcio e nei giocatori a quelli che nel breve ciclo di Antonio Conte prima ma in particolare nei quattro anni di gestione di Simone Inzaghi sono diventati e sono rimasti, a prescindere da tutto e da tutti, dei perni. Senza che niente e nessuno potesse scalfirne l'intoccabilità. Se in alcuni casi non si è riusciti ad individuare sul calciomercato profili adatti ad uscire dalla routine di un sistema di gioco granitico come il 3-5-2 (che richiede interpreti con caratteristiche specifiche), in altri non si è saputo valorizzare a dovere quello che in casa c'era e che forse è stato giudicato con eccessiva fretta.

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  • COSA MANCA ALL'INTER

    Il derby contro il Milan è stato esemplificativo nel mostrare quelle che sono alcune delle lacune presenti nell'organico attuale dell'Inter e sulle quali la società e il direttore sportivo Ausilio dovranno lavorare in vista dell'estate.Si dice da tempo che nella formazione nerazzurra manchino calciatori da uno contro uno, gente capace di generare la superiorità numerica con iniziative personali che escano dal solito copione. Che si tratti di esterni, mezzali o attaccanti, poco cambia. Ovviamente le dinamiche di acquisti e cessioni hanno seguito uno schema molto chiaro e lineare di privilegiare l'inserimento di profili che si sposassero al meglio con le idee degli allenatori che si sono avvicendati in panchina negli ultimi anni, ma che pure hanno avuto a che fare con due giocatori come Buchanan e Zalewski, che oggi brillano altrove e che possono essere considerati due esempi di quello che all'Inter attuale manchi.

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  • UNA FRECCIA PER IL VILLARREAL

    L'esterno canadese, acquistato nel gennaio 2024 dal Bruges per circa 7 milioni di euro, è uno degli elementi di punta del Villarreal di Marcelino Torral, che ha impiegato pochissimo tempo a comprendere che un giocatore nato per spingere sulla sua corsia di competenza vada sfruttato per quelle che sono le sue migliori qualità. Il risultato è di 7 goal e 3 assist in 47 partite e la sensazione di essere una minaccia costante per le difese avversarie. La scelta dell'Inter è stata di passare immediatamente all'incasso nel momento in cui si è palesata la possibilità di recuperare l'investimento sostenuto pochi mesi prima e di registrare pure una minima plusvalenza (ceduto per 10 milioni di euro totali) per un calciatore che tatticamente non rientrava nei canoni di Inzaghi.

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  • LO STRANO CASO ZALEWSKI

    Ancora più curioso è stato il breve passaggio in maglia nerazzurra di Nicola Zalewski: opportunità sfruttata nel mercato del gennaio 2025, prelevato con la formula del prestito con diritto di riscatto dalla Roma, poi esercitato a luglio per “soli” 8 milioni di euro. Con l'Inter si è ritagliato uno spazio decisamente maggiore rispetto a quello di Buchanan, facendo valere la sua duttilità tattica che, oltre a prevederlo come alternativa più offensiva a Dimarco di quanto non lo fosse Carlos Augusto, è stato impiegato in alcuni frangenti come all'inizio della sua carriera, da mezzala sinistra. Un bellissimo goal contro il Torino, la sensazione che potesse recitare un ruolo prezioso anche dopo l'addio di Inzaghi e l'avvento di Chivu. Anche in questo caso hanno però prevalso le ragioni di bilancio e, dopo aver investito su un altro esterno offensivo come Luis Henrique per 25 milioni di euro, si è preferito accettare l'offerta da 17 milioni dell'Atalanta e massimizzare in fretta e furia i precedenti 5 mesi su buoni livelli di Zalewski.

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  • È un centrocampista.

    Il nazionale polacco è diventato uno degli intoccabili della squadra trasformata dall'avvento di Raffaele Palladino al posto di Ivan Juric. L'allenatore campano non ha avuto dubbi nel cercare una posizione in campo che esaltasse la vena creativa del classe 2002, venendo ripagato con 2 goal e 7 passaggi decisivi. Un giocatore che avrebbe certamente fatto comodo pure all'Inter proprio per la sua abilità nel calarsi in più ruoli ma soprattutto di produrre quegli strappi, quei cambi di passo che nella squadra di Chivu mancano drammaticamente quando i due attaccanti titolari, la principale fonte di gioco, non ci sono o non sono in condizioni ottimali. O quando i soli Dimarco e Dumfries non bastano a creare l'effetto sorpresa nelle rispettive zone di competenza.

  • SERVE UN PIANO B

    La scelta dell'Inter, con Inzaghi prima e poi portata avanti dal suo successore, è stata invece quella di insistere su e privilegiare giocatori di sistema o, peggio come nel caso di Luis Henrique quando è venuto a mancare a lungo Dumfries, adattare elementi non adatti a svolgere con continuità compiti che non sono nelle loro corde finendo per snaturarli. E pagare dazio in alcuni frangenti, come dimostrano le disattenzioni del giocatore brasiliano nei due big match contro Juventus e Milan, che allenatori avversari navigati come Spalletti e Allegri hanno saputo mettere a nudo. Perché l'Inter non ha mai contemplato l'idea di cambiare alla bisogna sistema di gioco, di avere anche dalla panchina dei calciatori alternativi che facessero cambiare il piano partita per adattarsi alle situazioni proposte dalla partita o per provare a stupire gli avversari?

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  • COMPITI PER L'ESTATE

    La sensazione sempre più presente è che, comunque si concluderà questa stagione, sia arrivato per davvero il momento di operare una significativa rivoluzione. Che non sarà soltanto nello svecchiamento della rosa, nella rinuncia a giocatori in scadenza di contratto o in là con gli anni o più semplicemente a giocatori che non possiedono più gli stimoli necessari per essere un valore aggiunto. Il vero cambio filosofia dovrà essere nelle idee, nel modo di concepire una squadra molto più camaleontica e meno condannata a recitare sempre e comunque il solito copione. Per non dover rivalutare tra qualche tempo la strana gestione di esempi illustri come Buchanan e Zalewski e non doverli guardare con occhi pieni di rimpianti.