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Lecce retrocesso in Serie B 2025-2026 GFXGOAL

Da "gatto nero" a salvatore, il riscatto di Di Francesco: il Lecce entra nella storia e si resta in A per la quarta volta consecutiva

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Eusebio Di Francesco ce l'ha fatta. E il suo Lecce ce l'ha fatta. Se vogliamo, anche in maniera sportivamente meno drammatica di quanto l'avvicinamento all'ultima giornata avesse lasciato presagire.

I salentini si sono salvati battendo il Genoa, ma in realtà avrebbero pure potuto perdere: la Cremonese nel frattempo stava affondando in casa contro il Como e si sarebbe in ogni caso piazzata al terzultimo posto finale, retrocedendo in Serie B.

A prescindere da tutto, la salvezza del Lecce è un mix di sentimenti per Di Francesco: gioia, certo, ma anche una sorta di sollievo. Perché quell'etichetta che in tanti gli avevano appiccicato addosso era diventata più fastidiosa che mai.

  • Pisa SC v US Lecce - Serie AGetty Images Sport

    RETROCESSIONI ED ESONERI

    Da troppo tempo Di Francesco non portava avanti un lavoro dal principio al termine, riuscendo infine a concluderlo: o veniva esonerato in corso d'opera, come peraltro era avvenuto anche una quindicina d'anni fa nella prima esperienza leccese, oppure il lavoro stesso si chiudeva con una cocente delusione.

    Quest'ultimo caso si era verificato nelle scorse due stagioni, culminate con altrettante retrocessioni: la prima col Frosinone, crollato proprio come la Cremonese nel ritorno dopo un ottimo girone d'andata fino a perdere la partita decisiva contro l'Udinese, e la seconda col Venezia, di nuovo all'ultimo turno contro la Juventus.

    Retrocessioni dignitose, certo. Salvezze sfumate in extremis, non con largo anticipo come altri. Eppure la nomea era diventata pesante: Di Francesco era considerato una sorta di "gatto nero", uno che attirava sfighe come se piovesse.

    Anche perché alle cadute in B si erano già sommati troppi esoneri, che tanto stonavano con la gloria di quel leggendario Roma-Barcellona 3-0 del 2019. Eusebio avrebbe fallito alla Sampdoria, poi rimessa in sesto da Ranieri; al Cagliari nonostante un rinnovo di contratto; al Verona, con tanto di addio dopo pochissime giornate. Fino alle delusioni con Frosinone e Venezia.

  • "POTEVO PASSARE PER IL GATTO NERO DI TURNO"

    Al termine di Lecce-Genoa, Di Francesco si è presentato all'intervista con DAZN con un libretto. L'intervistatore ha provato a carpirne i segreti, ma il tecnico salentino ha educatamente rifiutato di mostrarne il contenuto.

    "Non posso, ma ci sono un po' i miei pensieri di questi anni. Una raccolta di quello che abbiamo passato, di quello che ho passato io personalmente. Credo che oggi sia il momento di una grande rivincita. Potevo passare per il gatto nero di turno, col fatto di essere retrocesso due volte all'ultima giornata. Invece siamo arrivati di nuovo all'ultima giornata, ma alla fine è arrivata questa salvezza meritata.

    Io devo ringraziare la società, in primis il presidente, ma anche l'area tecnica, il direttore Corvino e a seguire Trinchera, che mi hanno dato grandissimo sostegno e la possibilità di riaffacciarmi in Serie A e di fare un campionato difficile, particolare, dove io ho cercato anche di rivedere i miei pensieri per cercare di far rendere al meglio questa squadra.

    Allora io scrivo, ogni sera, ogni giorno, quello che mi viene in mente o che penso, per poter avere una crescita anche nella comunicazione, nei confronti vostri ma anche nei miei ragazzi".

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  • PATEMI E GIOIA

    Il Lecce, ancora una volta, si è dovuto arrangiare come ha potuto sul mercato. Non sempre le "corvinate" hanno dato i frutti sperati. Non sempre gli stranieri sconosciuti si sono rivelati all'altezza.

    È mancato ad esempio un centravanti insostituibile, come poteva essere stato Krstovic in passato: Stulic ha faticato ad ambientarsi, riscattandosi comunque con il goal decisivo alla penultima in casa del Sassuolo, e Camarda ha confermato di essere ancora acerbo per questi livelli. Al momento giusto è però emerso Cheddira, acquisto di gennaio determinante a Pisa e poi a Reggio Emilia.

    Sugli scudi, in una stagione di patemi continui, sono così finiti altri: l'ottimo Tiago Gabriel, che non ha fatto rimpiangere l'addio di Baschirotto e promette di diventare un uomo mercato, ma anche il connazionale Danilo Veiga. Oltre alla sicurezza Falcone, tra i migliori in Serie A tra i pali.

    Di Francesco ha utilizzato un 4-3-3 pensabile anche come un 4-2-3-1, con un giocatore atipico alla Coulibaly tra le linee. Quasi mai il suo Lecce si è consegnato all'avversaria senza giocare: ha fermato la Juve, ha fatto soffrire Milan, Napoli e pure l'Inter campione d'Italia. E alla fine, complice anche il clamoroso crollo della Cremonese, si è meritato la salvezza.



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  • QUARTA SALVEZZA DI FILA: È DI NUOVO RECORD

    Il Lecce si era già salvato nel 2023 con alla guida Marco Baroni, in lacrime dopo il rigore decisivo di Colombo a Monza. Aveva ripetuto l'impresa 12 mesi più tardi, con Luca Gotti in plancia di comando. E infine con Marco Giampaolo, che ironia della sorte oggi è proprio alla Cremonese.

    Quella con Di Francesco è dunque la quarta salvezza consecutiva in Serie A: per chi non ne aveva mai ottenute più di due di fila nel corso di tutta la propria storia, è un nuovo record che va ad aggiungersi a quello già stabilito al termine dello scorso campionato. E che mantiene il Lecce nell'élite del calcio italiano.

    "È stata una salvezza strepitosa - ha detto il presidente Saverio Sticchi Damiani a DAZN dopo la partita - perché il livello di difficoltà di questo campionato è stato enorme. Per quello che noi siamo in grado di esprimere, si tratta di un'impresa. È una novità assoluta nella storia del Lecce quella di consolidarsi in Serie A. Cinque anni consecutivi in Serie A non appartengono alla storia del club".

    Per il secondo campionato di fila, a indicare la via al Lecce sarà nuovamente Di Francesco. Lui stesso ha confermato dopo la gara col Genoa che scatterà il rinnovo automatico, dal 2026 al 2027. E se è vero che ripetersi è sempre la missione più dura, in questo momento nessuno vuole proprio pensarci.

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