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 Evaristo BeccalossiGetty Images

Il mondo del calcio in lutto: è morto Evaristo Beccalossi, storica bandiera dell'Inter

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A pochi giorni dalla conquista del suo ventunesimo Scudetto, l'Inter piange la morte di uno dei suoi giocatori più amati di sempre: Evaristo Beccalossi.

L'ex centrocampista nerazzurro si è spento nella notte tra martedì e mercoledì nella clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato.

Neto il 12 maggio 1956, avrebbe compiuto tra pochi giorni 70 anni.


  • DA TEMPO IN CONDIZIONI CRITICHE

    Le condizioni di Evaristo Beccalossi erano critiche ormai da diverso tempo.

    Nel gennaio del 2025 aveva accusato un grave malore mentre si trovava presso la sua abitazione, un’emorragia cerebrale seguita da 47 giorni di coma.

    Da lì in poi il lungo percorso riabilitativo nella speranza di una ripresa definitiva.

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  • UN IDOLO DEI TIFOSI NERAZZURRI

    Approdato all'Inter nell'estate del 1978, dopo essersi messo in mostra nel Brescia in Serie B, la squadra della sua città nella quale era cresciuto calcisticamente, nel corso delle sei stagioni successive, Beccalossi riuscirà a guadagnarsi un posto tra i giocatori nerazzurri più amati di sempre.

    Dotato di un talento straordinario, era un fantasista mancino dalla tecnica fuori dal comune ma anche discontinuo.

    Di lui si diceva infatti che quando fosse in giornata era praticamente immancabile, ma anche che poteva incappare in giornate nelle quali non riusciva a dare il suo contributo.

    Per molti, negli anni '80, Beccalossi era dunque il giocatore capace di far giocare l'Inter in 12 o in 10, ma le sue innate qualità, la bravura nell'assist e nel dribbling, lo hanno spinto nell'immaginario della gente e di artisti, fino a farlo diventare un vero e proprio idolo nella cultura di massa.

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  • UNO SCUDETTO CON L'INTER

    Nel corso del suo ciclo all'Inter, durato tra il 1978 ed il 1984, Becalossi ha collezionato in nerazzurro 216 presenze complessive accompagnate da 37 goal.

    Campione d'Italia al termine della stagione 1979-1980, nella quale contribuì alla conquista dello Scudetto con 7 goal in 27 partite, con la maglia dei meneghini vincerà anche una Coppa Italia.

    Tra i frammenti più famosi della sua carriera, una doppietta in un derby col Milan del 1979 vinto per 2-0, ma anche due rigori sbagliati a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro in una sfida valida per i sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava nel settembre del 1982.

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  • UNA LUNGA CARRIERA

    Dopo essersi imposto giovanissimo all Brescia come uno dei talenti più fulgidi del calcio europeo e dopo l'avventura all'Inter, Beccalossi inizierà un lungo girovagare che si interromperà nel 1991, quando appenderà gli scarpini al chiodo.

    Le altre tappe della sua carriera saranno rappresentate dalla Sampdoria, squadra con la quale vincerà una Coppa Italia (il primo trofeo nella storia del club), il Monza in Serie B, di nuovo il suo Brescia in due annate tra Serie A e B, il Barletta ancora in serie cadetta e poi il Pordenone ed il Breno in Interregionale.

    Spesso richiesto a gran voce dai tifosi, non riuscirà mai ad esordire in Nazionale maggiore, mentre ha collezionato 3 presenze in Under 21 e 4 (con un goal) con l'Italia Olimpica.

    Dopo la carriera da calciatore, Beccalossi era diventato uno dei più apprezzati opinionisti televisivi.

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  • IL CORDOGLIO DELL'INTER

    L'Inter ha salutato Evaristo Beccalossi attraverso un lunghissimo comunicato apparso sul proprio sito ufficiale.



    "FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari".

    Nel lungo messaggio del club meneghino, si legge anche.

    "Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli - uno Scudetto e una Coppa Italia - Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall'attore Paolo Rossi".