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Il Congo DR in isolamento prima del Mondiale a causa dell'ebola. C'è chi chiede il ripescaggio dell'Italia, ma è praticamente impossibile

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La Repubblica Democratica del Congo avrà bisogno di un isolamento di 21 giorni in Belgio per poter giocare il Mondiale. Il motivo? L'epidemia presente nel paese, dovuta al virus Bundibugyo che sta preoccupando l'OMS, l'organizzazione mondiale della sanità e naturalmente la FIFA e gli States, uno dei tre paesi dove si disputerà la Coppa del Mondo al via a metà giugno.

Andrew Giuliani, direttore esecutivo della Task Force della Casa Bianca per i Mondiali, ha raccontato a ESPN come il Congo RD abbia bisogno di una bolla in terra belga, dove si allena in vista del Mondiale. Il ritiro pre-torneo previsto nella capitale Kinshasa è già stato annullato, con la squadra che si è diretta in fretta e furia in Europa per evitare di entrare in contatto con i virus. Ma ciò non è bastato.

"Devono mantenere quella bolla o rischiano di non poter viaggiare negli Stati Uniti. Non potremmo essere più chiari" ha dichiarato Giuliani. Negli ultimi giorni, infatti, gli USA hanno vietato l’ingresso ai cittadini non statunitensi che sono stati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

All'inizio di questa settimana, comunque, funzionari statunitensi hanno dichiarato che la squadra congolese sarebbe stata esentata dal divieto di viaggio che impedisce temporaneamente l'ingresso negli Stati Uniti.


  • CORSA CONTRO IL TEMPO

    Il 17 giugno la Nazionale della Repubblica Democratica del Congo giocherà contro il Portogallo la prima gara del Mondiale, dunque dovrà essere a Houston, sede del match, nei giorni precedenti.

    Considerando i 21 giorni richiesti dalle autorità USA, il Congo è alle prese con una corsa contro il tempo e potrebbe arrivare negli Stati Uniti più tardi del previsto, direttamente in prossimità della gara contro il Portogallo.

    "Se ci sono altre persone in arrivo, devono trovarsi in una bolla separata da quella della squadra" ha aggiunto Giuliani. "Se dovessero arrivare e qualcuno di loro sviluppasse dei sintomi, rischierebbero di compromettere la possibilità dell'intera squadra di partecipare ai Mondiali”.


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  • RIECCO ZAMPOLLI

    Nonostante il ripescaggio dell'Italia sia praticamente impossibile e utopistico, dopo le ultime news provenienti dal Congo è tornato alla carica Paolo Zampolli, inviato speciale dell'amministrazione Trump, che da tempo chiede che la Nazionale azzurra venga ripescata.

    Dopo la questione Iran, ecco quella congolese:

    "L’esplosione del contagio da ebola in Repubblica Democratica del Congo libererebbe un secondo slot a disposizione per gli azzurri, dopo quello dell’Iran" ha fatto sapere l'uomo di Trump. "L’epidemia è talmente grave che non si può correre il rischio di far arrivare negli States i giocatori della Repubblica Democratica del Congo. Sarebbe davvero difficile non pensare come prima idea alla Nazionale italiana".


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