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Gosens FiorentinaGetty Images

Gosens e la psicologia nel calcio: "Tanti giocatori soffrono, io sono caduto mentalmente"

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Robin Gosens non è soltanto un calciatore affermato, specialmente nella nostra Serie A: è anche una persona dall'intelligenza spiccata. E senza il timore di affrontare argomenti considerati tabù nel mondo del pallone.

Per Gosens, appena tornato in Italia dall'Union Berlino per indossare la maglia della Fiorentina, calcio e psicologia vanno a braccetto. Da anni. Da quando, cioè, l'ex atalantino ha capito di aver bisogno di un supporto extracampo per affrontare le pressioni del proprio lavoro e della propria vita.

Considerazioni che Gosens ha espresso in una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio, che con lui ha parlato di un tema delicato: la psicologia, appunto.

  • LA PSICOLOGIA NEL CALCIO

    "Dopo la mia laurea in psicologia sono sicuro che andrò a lavorare come psicologo, voglio aiutare i giovani e le persone che soffrono la pressione, che soffrono di altre malattie, e secondo me la combinazione fra il mio percorso universitario e il fatto che sono un giocatore professionista che ha vissuto attivamente questa pressione e queste paure, può essere molti interessante perché se una persona mi parla della sua malattia o della sua pressione, io posso capirlo perché sono stato nella stessa situazione. Per me è un progetto molto interessante per il post-carriera aiutare le persone o i giovani.

    Una cosa che serve veramente è uno psicologo sempre lì con la squadra, e che è lì solo per la squadra. Perché tanti giocatori hanno il problema che non vogliono aprirsi perché hanno paura che poi il contenuto venga riferito al presidente, al direttore o all’allenatore. E che quindi viene meno quello spazio sicuro. Tra le pressioni, i social, anche la stampa, serve una persona che non sia lì per andare dai giocatori, ma soltanto che sia presente, un porto sicuro per ogni giocatore che vuole parlare, sfogarsi, trovare un confronto, in ogni momento. I calciatori devono sapere che quella persona è lì, avendo la sicurezza che è lì per loro e non per la società".

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  • "TANTI GIOCATORI SOFFRONO"

    "Ci sono tanti giocatori che soffrono. Lo scorso anno in Germania ho cercato di parlare con la stampa di questo, perché noi in questo momento abbiamo un problema, nel calcio come nella società i problemi mentali sono visti come un tabù, dove nessuno ha volontà di parlare. Ho la sensazione che siano visti come una debolezza, quindi le persone stanno in silenzio, invece è la cosa più brutta che puoi fare a te stesso, perché la gente fuori non capisce cosa sta succedendo e giudica, se facciamo l’esempio di un calciatore professionista che entra in campo e fa schifo, ma magari sta male, nessuno lo può aiutare. Dovrebbe esserci un modo per aprirsi e di conseguenza abbiamo la responsabilità di dire ‘Sono con te, sono sempre con te, voglio che tu in campo spacchi tutto, se adesso stai male a casa o a livello familiare è importante che ti apri. Se non ti apri, neanche stampa e tifosi possono capire, neanche il presidente. Nessuno sa il motivo del tuo andare male’. Sono convinto che il tifoso capirebbe, perché lui vuole che tu renda al massimo.

    Anche con tanti soldi non ti puoi comprare la salute. Un calciatore guadagna tanto, ed è così, è vero, e per quello dobbiamo accettare che c’è sempre una giustificazione alle critiche esterne, è il nostro lavoro, ma la gente deve capire che un calciatore con tanti soldi può avere problemi in famiglia, di salute, esterni, mentali, e non può andare in farmacia per comprarsi la medicina e aiutarsi a stare bene, non funziona così. Di conseguenza il tifoso deve capire che anche guadagnando, puoi avere problemi mentali o stare male. Se l’argomento è sempre ‘Hai tanti soldi e sei un privilegiato’, che è vero, assolutamente vero, la realtà allora non va d’accordo con il fatto che comunque puoi avere questi problemi. Forse il tifoso non è pronto per capirlo, ma è la realtà.

    Tante volte viene dimenticato: non siamo solo giocatori di calcio, siamo esseri umani. Sembra banale, ma non lo è. Abbiamo problemi, non sempre ci alziamo con il piede giusto. Di conseguenza ci sono giorni in cui non stai bene, ma sei obbligato a essere sempre sorridente. Se incontro un tifoso devo sorridergli, e va bene, è giusto così, perché tengono alla loro squadra e noi abbiamo la responsabilità di farli felici, non mi lamento mai su questo, anzi sono d’accordo, ma non dobbiamo mai dimenticarci che anche noi possiamo avere dei problemi a livello umano. Non posso comprarmi la salute, non esiste quella roba lì. Se guadagno milioni, non posso comprarmi la salute.

    In ogni momento devi stare attento. Che tu sia un calciatore o una persona. Sbagliare in questo mondo non è più permesso. Non puoi sbagliare neanche una parola. Ma gli errori fanno parte della nostra vita, della nostra crescita. A livello calcistico, se non sbagli, come puoi pensare di crescere?! Va accettato l’errore del calciatore, la perfezione ricercata è impossibile da trovare. E la pressione aumenta: un giovane in questo mondo fa fatica, giustamente fa fatica. Arriva, non conosce le dinamiche, deve crescere, e per farlo deve poter sbagliare".

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  • "SONO CADUTO MENTALMENTE"

    "Durante la scorsa stagione sono caduto mentalmente. Ero a Berlino, la mia famiglia non si trovava bene. Già al campo le cose non andavano per il verso giusto, quando tornavo a casa c’era negatività. La mia psicologa è stata fondamentale. Conoscendomi, senza sarebbe stata ancora peggio. In quel periodo lì tutti i giorni facevo una videochiamata con lei. Se non avessi avuto la mia psicologa, e la consapevolezza del mio percorso universitario (laureato in psicologia, ndr), forse sarebbe stato molto peggio e sarei caduto in modo diverso. Non siamo soltanto giocatori di calcio, ma siamo essere umani. Sembra banale, ma non lo è. Quando non sono stato convocato per EURO2024, mi è crollato il mondo addosso. Quando Nagelsmann mi ha chiamato dicendo che non sarei stato convocato, mi è crollato il mondo. Avevo fatto una bella stagione a livello personale, mi chiedevo ‘Perché no?’. Ho pianto, non mi nascondo. Ho intensificato il percorso con la mia psicologa. Ero tornato in Germania per questo. Ci tenevo tanto: sono tornato in Germania con aspettative enormi e andare in Nazionale. Volevo fare la differenza, far crescere i ragazzi. Invece non vincevamo mai. Mi ha toccato tanto, ancora ci penso spesso, se potevo fare una cosa diversa. Se potevo far qualcosa per evitare la situazione. Ancora non ho trovato la risposta. Non ci trovavamo bene, era troppo. Lì ho sofferto, forse ha influito anche sul campo. Arrivi a un certo punto e non puoi più gestire quella negatività. Non sono riuscito a dividere la sfera professionale da quella familiare. Ho parlato tanto con mia moglie: è stato importante perché qualche volta la gente sceglie di non parlare. Invece per fortuna lo abbiamo fatto".

  • "DA ANNI VADO DALLA PSICOLOGA"

    "Da tanti anni vado dalla psicologa. Mi ha aiutato tanto. Lei mi dà uno spazio per raccontare le mie sensazioni, anche se parli con la tua famiglia è sempre diverso, non sono mai obiettivi. Di conseguenza avevo bisogno di una persona che non mi giudica, che mi ascolta, e a volte parlo per un’ora, lei non dice niente, poi esco e mi sento meglio. Mi ha dato quello spazio di cui avevo bisogno per liberare la mente. Abbiamo fatto alcune esercitazioni: abbiamo lavorato tanto sulla negatività che avevo dentro di me, soprattutto in passato vedevo le cose in modo negativo. Chiedo tutti i giorni il massimo da me stesso, se avevo la sensazione di non aver dato il massimo andavo a casa arrabbiato, e anche mia moglie ne ha sofferto. La psicologa mi ha aiutato a cambiare quella negatività in energia positiva. Questo cambiamento mi ha aiutato a staccare, ho imparato a dire ‘Non è stata una giornata come avresti voluto, ma va bene lo stesso. Impegnati domani per renderla come vuoi’. Adesso la sento a distanza, credo che una terapia face to face funzioni di più, ma questo spazio per me è importante anche se lo prendo su Zoom".

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  • I COMMENTI SUI SOCIAL

    "Un messaggio per gli utenti: dietro a un profilo, c’è una persona. C’è sempre il modo di dire un concetto nel modo giusto. Siamo calciatori ed è giusto che qualcuno non sia d’accordo con la nostra prestazione. C’è sempre il modo per far accettare una critica, non c’è nessun problema in questo. A volte ho la sensazione che là fuori si dimentichi che c’è una persona che ci tiene dietro a quel profilo. Che legge i commenti e sta male. E non ho la sensazione che se ne rendono conto. O forse sì, ma dicono che va bene lo stesso. Ma non va bene lo stesso, perché forse sta soffrendo. Anche io ne ho sofferto, qualche anno fa ho scelto di non leggere più, neanche quando le cose vanno bene. Perché ho avuto problemi di up and down: se facevo bene, ero importante; se facevo male, ero scarso. Ho preso la decisione di non leggere più niente per essere equilibrato con me stesso. Tutti devono scriverci quello che hanno in mente: ma se non sono contenti, devono avere il modo giusto per dirlo".

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