Prendendo le parole di Chiesa di ieri sera, "ci sta anche subire goal" è una frase che difficilmente sentiremo mai dire ad Allegri, re del "cortomuso". E di certo, contro la Macedonia, Spalletti non ha mica giocato di ripartenza. I due allenatori sono agli antipodi: due filosofie diverse di intendere il calcio, di mettere in campo la propria squadra, di arrivare al risultato. Non ce n'è una giusta e una sbagliata, sia chiaro: sono soltanto diverse, come d'altronde lo sono le esigenze dell'Italia e della Juventus.
Per quanto riguarda Chiesa, in passato a Firenze ha giocato anche come quinto di centrocampo. Tradotto: è uno che non si fa problemi. Gioca dove serve, dove vuole il mister, senza mai parole fuori posto, sempre a disposizione della squadra. Come è anche giusto che sia. E il suo talento gli permette di rendere al meglio in qualunque posizione: se innescato bene, Chiesa sa essere pericoloso da ogni zona del campo. Alla Juventus, infatti, il suo ruolo non è tanto diverso da quello in azzurro: in fase di non possesso i compiti cambiano, ma in fase offensiva ha la libertà di allargarsi e decidere cosa fare. Allegri tende sì a esaltare i suoi difensori, ma davanti lascia al talento briglia sciolta. E cosi, anche se in modo leggermente diverso, Chiesa è sempre al centro, sia della Juventus che della Nazionale.