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Rodrigo Mora RomaGetty Images

"È un grande vero", ma ha perso il posto: perché Rodrigo Mora gioca così poco alla Roma

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Rodrigo Mora si è presentato in discreto spolvero alla sosta per le Nazionali: con un assist vincente per il monzese Varela nella gara tra le Under 21 di Bulgaria e Portogallo.

Alla fine è servito a poco, visto che i lusitani hanno perso 2-1. Almeno dal punto di vista collettivo. Anche perché il match era ufficiale: valeva per le qualificazioni all'Europeo di categoria. Sotto l'aspetto individuale, invece, è stato un fatto non banale all'interno di una partita a sua volta non banale.

Perché? Perché Mora è rimasto in campo per tutti i 90 minuti, il che alla Roma non è ancora successo. E ha giocato dall'inizio, anche questo un inedito negli ultimi tempi.


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  • L'AVVIO COL TURBO

    E pensare che Mora, a dispetto dei suoi 19 anni (è un classe 2007), si era conquistato immediatamente il posto da titolare appena arrivato dal Porto. Un po' a sorpresa, forse. Ma neppure troppo, considerando il desiderio giallorosso di portarlo in Italia.

    Buona, la prestazione del portoghese contro la Fiorentina. Pure un goal sfiorato, con un destro a giro miracolosamente alzato da De Gea sopra l'incrocio. Certo, la serata è stata bella e facile un po' per tutti e il 4-0 finale a favore della squadra di Gasperini lo testimonia in maniera eloquente.

    Mora è andato in panchina una settimana più tardi, a Lecce. Forse si aspettava di fare la comparsa, e invece non è andata così: ha fatto il proprio ingresso in campo nel secondo tempo e ha trovato la rete del definitivo poker, servito alla perfezione da Mancini.

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  • LA SVOLTA CONTRO L'ATALANTA

    Mora, in quella sorta di alternanza voluta da Gasperini nel ruolo del partner di Dybala, ha cambiato nuovamente alla terza giornata, contro l'Atalanta: fuori Matias Soulé, peraltro a sua volta a segno a Lecce, e dentro di nuovo Mora.

    Solo che stavolta l'ex Porto non ha brillato particolarmente. Non ha fatto neppure malaccio, questo no. Ma non è neppure diventato protagonista di una partita molto complicata, specialmente dopo che l'Atalanta si è portata in vantaggio con Ederson all'inizio del secondo tempo.

    A diventare protagonista, ironia del destino, è stato il suo concorrente numero uno: Soulé. Prima l'argentino ha calciato l'angolo da cui è nato l'1-1 di Hermoso, poi ha fatto esplodere l'Olimpico con la zampata mancina della rimonta, in pienissimo recupero. Con Mora a esultare dalla panchina.

    Da quel momento, Mora non ha più visto il campo dall'inizio. A Torino non è entrato benissimo dalla panchina, nonostante il quarto successo su quattro della Roma. E contro l'Inter è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti, senza far parte dei cinque cambi operati da Gasperini.

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  • NORMALE GESTIONE

    Il tutto, in realtà, era da inserire nella gamma delle probabilità già nel momento in cui la Roma ha prelevato Mora, ovvero attorno alla metà del mese di agosto.

    Il motivo principale risiede proprio nell'età del portoghese: 19 anni compiuti da qualche mese, a maggio. Insomma, siamo di fronte a un ragazzo poco più che maggiorenne. Che ha talento, sì, ma anche la necessità che si sta attorno a lui si armi di pazienza.

    Mora deve comprendere i dettami tattici di Gasperini, notoriamente complessi: a Torino, ad esempio, non lo ha fatto. Si trova per la prima volta in un altro paese, in uno spogliatoio diverso da quello del Porto, la sua squadra del cuore. Un periodo di ambientamento è stato messo in conto a tutti alla Roma.

    La gestione di Rodrigo, alla fine, può essere considerata assolutamente normale. Anche perché nel suo ruolo sta facendo bene il già citato Soulé, rimasto dopo essere stato chiacchieratissimo sul mercato. Per non parlare di Paulo Dybala, il vero uomo guida della trequarti.

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  • "UN GRANDE VERO"

    La garanzia, paradossalmente, si chiama proprio Gian Piero Gasperini. Ovvero colui che nelle ultime partite lo ha fatto giocare col contagocce.

    "Non c'entra nulla con Zaragoza, questo è un grande vero - ha detto di lui l'ex allenatore dell'Atalanta, intervistato dalla Gazzetta dello Sport all'inizio di settembre - Ogni palla che tocca, succede qualcosa. Come succede ai grandi giocatori”.

    Gasperini sa di avere tra le mani un gioiello. Ma i gioielli vanno maneggiati con cura per evitare che possano andare in frantumi. E l'idea, con Mora, è esattamente questa.

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