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World Cup GOAT GFXGetty/GOAL

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Da Messi a Pelé, da Maradona a Ronaldo: i 10 migliori giocatori della storia dei Mondiali

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I Mondiali sono l’evento sportivo più importante. Rappresentano il vertice del calcio professionistico: qui nascono stelle, muoiono sogni e nascono leggende. A volte basta un goal, un passaggio, un contrasto, un intervento difensivo o una parata per trasformare un giocatore sconosciuto in un eroe nazionale, il cui nome resterà per sempre nella memoria di un Paese.

Chi sono i migliori tra i migliori, la crema della crema dei Mondiali? Quali giocatori hanno illuminato il palcoscenico più importante del calcio come nessun altro? Parliamo di leggende che hanno lasciato il segno in più edizioni.

Di seguito GOAL prova a stilare la top 10 di sempre, un compito durissimo che ci fa ancora domandare se eravamo lucidi quando abbiamo dovuto lasciare fuori Garrincha, Vavà, Jairzinho, Romario, Paolo Rossi, Paolo Maldini, Lothar Matthäus, Uwe Seeler, Michel Platini, Bobby Moore, Johan Cruyff e Mario Kempes.

  • TOPSHOT-FBL-WC-2014-MATCH64-GER-ARGAFP

    10Miroslav Klose (Germania)

    Miroslav Klose è tra i migliori calciatori di tutti i tempi? No. Nei club è stato un ottimo attaccante, non un fuoriclasse, pur essendo una leggenda della Lazio.

    In nazionale, però, era un’altra storia: altruista e letale, Klose ha segnato 71 goal in 137 presenze. Ha realizzato 16 reti nelle fasi finali dei Mondiali, vincendo la Scarpa d’Oro 2006 e superando Ronaldo come miglior marcatore della storia della competizione a Brasile 2014.

    L'ex biancoceleste ha siglato il record nella storica vittoria 7-1 sulla Seleção a Belo Horizonte, diventando anche il primo a raggiungere quattro semifinali consecutive.

    In termini di costanza, Klose era fuori dal comune e ha chiuso la carriera in nazionale nel modo migliore, contribuendo alla vittoria sulla Argentina nella finale 2014.

    Il record è ora condiviso con Lionel Messi, ma a Klose non dispiace: si definisce un grande fan del genio argentino.

    Pur non raggiungendo quel livello, Klose era, come ha sottolineato Gary Lineker, incredibile nel gioco aereo (cinque goal di testa solo ai Mondiali 2002!) e un “cacciatore di goal” eccezionale che quasi sempre ha dato il suo contributo alla nazionale. La Germania non ha mai perso una partita in cui Klose ha segnato.

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  • CUP-FR98-BRA-FRA-ZIDANE-DJORKAEFF-2AFP

    9Zinedine Zidane (Francia)

    Zinedine Zidane, genio imperfetto del calcio, era elegante e irascibile. Ai Mondiali questa dualità è emersa chiaramente.

    Nel 1998 l'ex juventino rischiò l’espulsione per un cartellino rosso ingiustificato ai danni del saudita Fuad Anwar, ma la Francia arrivò comunque ai quarti e Zidane, rientrato, guidò i Bleus al titolo con una doppietta in finale contro il Brasile.

    Quattro anni dopo, in Giappone e Corea del Sud, i Bleus furono eliminati al primo turno e Zidane dovette essere convinto a tornare in nazionale per il 2006.

    "Quello che sto per dire può sembrare esagerato, ma è la verità: Dio esiste ed è tornato nella nazionale francese", dichiarò con entusiasmo Thierry Henry alla vigilia del torneo in Germania.

    Le sue prestazioni furono divine: trascinò la Francia in finale con classe pura, ma a Berlino la rabbia lo tradì di nuovo. Venne infatti espulso per la famosa testata a Marco Materazzi, che aveva insultato sua sorella.

    "La mia passione, il mio temperamento e il mio sangue mi hanno fatto reagire", spiegò Zidane. Nonostante tutto, la sua visione di gioco, la sua classe e la sua determinazione gli valsero il Pallone d’Oro del torneo.

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  • KYLIAN MBAPPE FRANCEGetty Images

    8Kylian Mbappé (Francia)

    Kylian Mbappé non ha ancora vinto Champions League o Pallone d’Oro, ma ha solo 27 anni. Nonostante ciò, il suo status di leggenda dei Mondiali è già indiscusso.

    Alla sua prima fase finale in Russia nel 2018, Mbappé è stato nominato Miglior Giovane del Torneo dopo aver segnato quattro goal durante il percorso trionfale della Francia, di cui uno in finale, diventando così il primo adolescente a riuscirci dopo Pelé nel 1958. "Benvenuto nel club", ha scriveva l’icona brasiliana sui social. "È fantastico avere un po’ di compagnia".

    Quattro anni dopo Mbappé ha realizzato la seconda tripletta in una finale mondiale, entrando nel club di Geoff Hurst. Non ha portato il secondo titolo, ma gli è valso la Scarpa d’Oro e quattro reti in due finali, record assoluto.

    Dopo la doppietta all’esordio contro il Senegal nel suo terzo Mondiale, Mbappé è salito a 14 gol in 15 presenze nella fase finale, agganciando il quarto posto nella classifica dei marcatori di sempre e puntando a superare anche questo record a breve.

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  • SOCCER-WORLD CUP 74-WEST GERMANY-NETHERLANDSAFP

    7Gerd Müller (Germania)

    Gerd Müller è stato il più grande cacciatore di goal della storia del calcio. Il centravanti del Bayern Monaco era fulmineo nei primi cinque metri e, nonostante la statura, dominava nel gioco aereo.

    Ma soprattutto, Müller aveva un istinto da goleador infallibile, che lo rendeva il predatore dell’area di rigore. Franz Beckenbauer ammise di essere felice di aver giocato con lui, non contro, perché non riusciva a contenerlo nemmeno in allenamento.

    Con la Germania Müllerha segnato 69 goal in 62 partite, rivelandosi altrettanto prolifico ai Mondiali. In 13 presenze in due edizioni ha segnato 14 volte, compresa la rete decisiva nella finale 1974 contro l’Olanda.

    "Ho segnato gol più belli", ammise in seguito Müller, "ma il più importante è stato quello che ci ha resi campioni del mondo". Un goal che lo consacrò icona dei Mondiali.

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  • WC2002-GER-BRA-CAFU CUP-KISSAFP

    6Cafu (Brasile)

    In Italia Cafu fu soprannominato “Il Pendolino”, appellativo perfetto per un terzino destro sempre in movimento lungo la fascia. Sir Alex Ferguson scherzò dicendo che il brasiliano doveva avere due cuori per sostenere quel ritmo.

    Cafu era un fenomeno della natura e ispirava una generazione di terzini destri: tutti cercavano di copiare la sua capacità di agire come ala aggiuntiva senza trascurare la fase difensiva.

    L'ex romanista e milanista ha partecipato a quattro Mondiali e giocato tre finali, record assoluto. Nel 1994 subentrò a Jorginho infortunato e contribuì alla vittoria ai rigori contro l’Italia. A Francia ’98 arrivò da miglior terzino destro al mondo: in finale i padroni di casa vinsero, ma Cafu conquistò la seconda Coppa del Mondo, la prima da capitano, dopo il 2-0 al Brasile sulla Germania nel 2002.

    Quell’istante rappresentò il culmine della sua carriera: in una delle immagini più iconiche della Coppa, Cafu svettò sul podio mentre alzava il trofeo, pensando: "Missione compiuta".

  • FOOTBALL-WORLD CUP-GERMANYAFP

    5Franz Beckenbauer (Germania)

    Glenn Hoddle disse: "Il segno distintivo di un grande giocatore è la capacità di essere altrettanto efficace in epoche diverse". Parlava di Franz Beckenbauer, che disputò tre Mondiali consecutivi in un periodo di grandi cambiamenti nel calcio e brillò in tutti e tre proprio perché era in prima linea in quel cambiamento.

    "Der Kaiser", centrocampista dai mille talenti, fu arretrato in difesa e, pur non avendo inventato il ruolo di libero, ne diventò il massimo interprete.

    Fu decisivo nel secondo posto della Germania Ovest nel 1966, con quattro goal fino alla finale, e segnò anche nella vittoria sull’Inghilterra in Messico nel 1970. Rimase in campo con il braccio lussato, avendo già esaurito le due sostituzioni, durante la semifinale persa contro l’Italia.

    Nel 1974, mentre il mondo piangeva la sconfitta di Johan Cruyff e del calcio totale olandese, tutti concordavano sul fatto che Beckenbauer meritasse finalmente il trionfo, arrivato con il 2-1 della Germania Ovest sugli Oranje a Monaco. Come disse Karl-Heinz Rummenigge, era "il calciatore perfetto", versatile nello stile e nella sostanza.

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  • Brazilian forward Ronaldo celebrates after scoringAFP

    4Ronaldo (Brasile)

    Il motivo della crisi convulsiva che colpì Ronaldo prima della finale dei Mondiali 1998 resta un mistero. È certo però che, se l’attaccante brasiliano fosse stato in condizioni fisiche e mentali ottimali, la partita a Parigi sarebbe stata molto diversa.

    All’epoca non c’era attaccante più temuto: "O Fenomeno" era all’altezza del soprannome, un giocatore unico, con la velocità di un velocista e le doti di un’ala. Nonostante fosse un’ombra di sé stesso nella finale persa 3-0 contro la Francia, fu eletto miglior giocatore del torneo grazie alle prestazioni precedenti.

    Nel 2002, pur vincendo il Mondiale con otto goal in sette partite (due in finale), non ottenne il Pallone d’Oro, assegnato a Oliver Kahn.

    "Mi sto rendendo conto di ciò che è successo", dichiarò l’attaccante dopo quasi quattro anni di infortuni. "La mia felicità è così grande che è difficile da spiegare. Dicevo che la mia vittoria era tornare a giocare e segnare. Ma questo quinto titolo ha coronato la mia ripresa e il lavoro di tutta la squadra".

  • TOPSHOT-WORLD CUP-1986-ARG-ENGAFP

    3Diego Maradona (Argentina)

    Nessuno ha dominato un Mondiale come Diego Maradona nel 1986. Al culmine della forma e totalmente concentrato sul calcio, il giocatore più talentuoso della storia guidò l’Argentina alla vittoria.

    Maradona, allora noto per il suo stile di vita edonistico a Napoli, si preparò con cura per mesi in vista di Messico ’86, deciso a riscattare la delusione del 1982 in Spagna, dove era stato espulso contro il Brasile nella seconda fase a gironi dopo cinque partite ricche di falli subiti.

    In Messico fu inarrestabile: l’Argentina segnò 14 gol e ne vinse 10 grazie a lui, tra cui la storica doppietta ai quarti contro l’Inghilterra, con la “Mano di Dio” e un capolavoro del sinistro.

    Il suo mito fu poi offuscato dalla squalifica per doping a Usa ’94, e Maradona resta una figura controversa. Ma il suo status di campione dei Mondiali resta incontestabile: una carriera, come disse l’ex compagno Jorge Valdano, di “lui contro il mondo”, vinta in Messico ’86.

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  • FBL-WC-2022-MATCH64-ARG-FRA-TROPHYAFP

    2Lionel Messi (Argentina)

    Per oltre 15 anni Lionel Messi ha mostrato un’eccellenza costante che lo ha reso unico nella storia del calcio. Il suo status di più grande di tutti i tempi veniva però messo in discussione perché non aveva ancora vinto un Mondiale. Ci era andato vicino nel 2014, quando ricevette il Pallone d’Oro ma non il trofeo che desiderava più di ogni altra cosa, poiché l’Argentina subì una dolorosa sconfitta ai supplementari contro la Germania a Rio de Janeiro.

    Sembrava che le sue chance fossero finite con l’eliminazione agli ottavi contro la Francia nel 2018. Invece, a 35 anni, Messi in Qatar ha sfidato il tempo offrendo la miglior performance individuale dai tempi di Maradona nel 1986.

    Dopo aver evitato l’eliminazione ai gironi, Leo è diventato il primo a segnare in tutte le fasi del torneo: gironi, ottavi, quarti, semifinale e finale. Ha vinto il premio come miglior giocatore in ogni turno ad eliminazione diretta, rendendo il suo secondo Pallone d’Oro (anche questo un record) una formalità.

    Dopo la vittoria ai rigori contro la Francia, molti pensavano che Messi si sarebbe ritirato dalla nazionale, ma è tornato per la sesta fase finale e ha già raggiunto Miroslav Klose in vetta alla classifica dei marcatori del torneo. Ora ha la chance di diventare il miglior realizzatore della storia del torneo.

  • Pele Brazil Italy 1970 World Cup finalGOAL

    1Pelé (Brasile)

    Chi altri potrebbe essere il numero uno – almeno per ora – se non “Il Re”? Pelé è l’unico calciatore ad aver vinto tre Coppe del Mondo: nel 1958 e nel 1970 fu protagonista, mentre nel 1962 un infortunio lo limitò.

    A 17 anni vinse il trofeo Jules Rimet in Svezia: entrò titolare e brillò nella fase a eliminazione diretta, segnando il goal vittoria contro il Galles nei quarti, una tripletta nella semifinale sulla Francia e una doppietta in finale contro i padroni di casa. Just Fontaine vinse la Scarpa d’Oro con 13 gol, ma ammise: "Quando ho visto Pelé, ho pensato di appendere le scarpe al chiodo".

    Dodici anni dopo, in Messico, Pelé dipinse il suo capolavoro: la selezione brasiliana, considerata la migliore della storia, spazzò via ogni avversario grazie al genio del suo numero 10, che segnò quattro reti, una delle quali nell’iconica finale vinta 4-1 sull’Italia.

    "Prima della partita mi ero detto: è fatto di carne e ossa proprio come tutti gli altri”, rivelò in seguito il difensore azzurro Tarcisio Burgnich. "Ma mi sbagliavo".

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