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Napoli AtalantaGetty Images

Costanza da grande e niente passi falsi: cosa manca all'Atalanta per essere davvero da Scudetto

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Esame fallito per una, esame superato per l'altra. Il Napoli era atteso al varco, anche dopo il 2-0 di Milano, e ha fatto scena muta. L'Atalanta, di contro, si è esaltata. Come spesso ha fatto nelle ultime stagioni al Diego Armando Maradona, come aveva fatto pure l'anno scorso con un altro 3-0, risultato identico a questo.

Certo, c'è una bella differenza con il saccheggio di fine marzo: quel Napoli era una squadra allo sbando che si trascinava penosamente verso la fine di un'annata da dimenticare. Questo Napoli no, ha di nuovo un'anima, è stato rivitalizzato da Antonio Conte, è primo in classifica e non ha perso posizioni neppure dopo il ko di domenica.

Il che significa una cosa: Gian Piero Gasperini sarà costretto a sorbirsi altre domande più o meno tutte uguali. Ovvero: l'Atalanta è da Scudetto oppure no? Perché è questo l'inevitabile tema di dibattito scaturito dalla magnifica prova del Maradona: non potrebbe essere altrimenti.

  • IL TRIDENTE DELLE MERAVIGLIE

    Ademola Lookman, l'uomo che ha spezzato in due tutte le certezze del Napoli con la terrificante doppietta del primo tempo, ha collezionato fin qui 6 goal e 4 assist in questo campionato. Mateo Retegui, che della Serie A è il capocannoniere, è a quota 11 e 3. Charles De Ketelaere, rinato dopo la malinconica annata milanista, è a 2 e 5. Il totale è spaventoso: 19 reti e 12 assist in tre. In 11 giornate.

    C'è poco da girarci attorno: le maggiori fortune dell'Atalanta passano da loro tre. Se Retegui segna quasi a ogni partita, tanto da essersi già portato a +3 rispetto alle 8 reti messe assieme in tutto lo scorso campionato, Lookman sta vivendo uno stato di forma strepitoso: se non segna sforna un assist, se non sforna assist crea scompiglio. E comunque raramente scende sotto la sufficienza. Senza dimenticare De Ketelaere, il cui gioiello all'incrocio contro il Verona rappresenta un manifesto di ogni potenzialità.

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  • UNA ROSA AMPIA

    La forza dell'Atalanta versione 2024/2025 è quella di avere una serie di opzioni dalla metà campo in su. Tutte di livello, tutte sfruttabili anche a partita in corso. Prendete Lazar Samardzic: ha iniziato in sordina, a Bologna si è messo in luce per la prima volta, quindi ecco la perla sblocca-partita col Monza e la giocata che ha portato al 3-0 di Retegui al Napoli, con quel preziosismo di suola che fa tanto arte applicata al calcio.

    All'appello manca ancora Nicolò Zaniolo. Un altro talento in potenza. Frenato dalla discontinuità, ma soprattutto dagli infortuni: è arrivato all'Atalanta a mezzo servizio, ha sudato le classiche mille camicie per rientrare a disposizione di Gasperini, ora incrocia le dita perché i guai fisici lo lascino finalmente in pace. A Napoli non è entrato, ma col Monza pure lui aveva lasciato un discreto zampino propiziando l'1-0 di Samardzic.

    “In attacco abbiamo tre giocatori (Lookman, Retegui e De Ketelaere, ndr), a cui si è aggiunto Zaniolo che oggi non ho potuto impiegare – ha detto Gasperini a DAZN – Questi tre al momento sono uno scalino più su, anche se mi auguro che vengano raggiunti. Si può essere decisivi anche dalla panchina, soprattutto in periodi in cui si gioca frequentemente".

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  • E SE LA DIFESA TIENE...

    La novità è che il Gasp pare finalmente aver trovato il modo di tenere la porta chiusa. Ricordate com'era la situazione dopo 5 giornate? L'Atalanta aveva la peggior difesa del campionato. Ne aveva presi un paio dal Torino, era tornata a casa con un poker sul groppone da parte dell'Inter, concedeva un po' a chiunque. Concedeva troppo, soprattutto.

    Il vento da qualche tempo è cambiato. Tra Serie A e Champions League, la Dea ha concesso appena 3 goal nelle ultime 8 partite. E lontano da Bergamo tiene la porta inviolata ormai da più di un mese: l'ultima rete al passivo è quella del bolognese Castro, alla fine di settembre. Un inedito quasi assoluto per una squadra che, per DNA, ha sempre concesso parecchio.

    Il simbolo, giusto per parlare ancora una volta dei singoli, è Isak Hien. Un centrale vecchio stampo, che si esalta nell'uno contro uno e che lavora di puro fisico, provando ogni volta a concedere pochissimo al centravanti turno. Chiedere per informazioni al povero Romelu Lukaku, costretto a trascorrere un pomeriggio da incubo tra l'asfissiante marcatura dello svedese e una serie impressionante di appoggi e stop sbagliati.

  • ATALANTA DA SCUDETTO?

    E dunque, si torna alla questione iniziale: in tutto questo, tra risultati positivi a pioggia e il solito altissimo rendimento offensivo, l'Atalanta è davvero da Scudetto? La risposta può e deve andare oltre il 3-0 di Napoli. E si basa su conferme che non sempre, nei momenti decisivi, la Dea è riuscita a offrire.

    La parola d'ordine è "continuità". Ovvero un qualcosa che, lungo l'arco di un campionato lungo e formato da 38 giornate, solo in pochissime riescono a trovare. C'è riuscita l'Inter dello scorso anno come c'era riuscito il Napoli dell'anno precedente. Entrambe, non a caso, si sono messe in bacheca lo Scudetto.

    Continuità significa vincere le partite da vincere e, magari, non perdere quelle che non si possono vincere: non farsi sorprendere in casa dal neopromosso Como, ad esempio. Ma anche limitare al massimo i periodi di blackout che nell'Atalanta delle ultime stagioni non sono mai mancati. Per dire: dalla fine di febbraio alla metà di aprile, solo pochi mesi fa, la squadra di Gasperini ha gettato al vento una striscia di cinque successi consecutivi conquistando appena una vittoria nelle successive sette. Ironia della sorte, proprio a Napoli e proprio per 3-0. Nel mezzo ha perso a Cagliari e si è fatta riprendere dal 2-0 al 2-2 dal Verona: chi lotta davvero per lo Scudetto non lo fa.

    “Mancano 27 partite alla fine – ha sorriso Gasperini nella conferenza post partita del Maradona – se fai 27 prestazioni del genere, probabilmente sei competitivo per lo Scudetto. Ma sappiamo benissimo che ci sono altre partite, devi giocare col Monza come abbiamo fatto giovedì, poi lo Stoccarda, poi l'Udinese. Non so se riusciremo sempre ad avere questo tessuto così forte: oggi l'abbiamo avuto”.

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  • CORRERE UNA MARATONA

    Eccola, probabilmente, la formulina magica spiegata dal tecnico: l'essere costanti sul lungo periodo e non solo sul breve, o addirittura su una singola partita, per quanto strepitosa dal punto di vista dell'atteggiamento come quella di Napoli. Anche contro il Monza l'Atalanta ha rischiato grosso: si è fatta bloccare sullo 0-0 per lunghi tratti di partita, è stata salvata da un fischio più che dubbio, poi si è imposta nella parte finale.

    La differenza tra un campionato e una coppa sta tutta qui, in fondo: uno è una maratona, l'altro una corsa sui 100 metri. Lungo periodo contro partite singole, a volte intervallate da settimane di tempo per essere preparate nel migliore dei modi. L'Atalanta sa bene come si corrono i 100 metri: negli ultimi anni ha giocato finali a iosa di Coppa Italia e ha vinto una storica Europa League. Ora deve imparare anche a rimanere incollata ai primi posti durante una maratona. Allora sì potrà dire di aver completato anche l'ultimo step di una crescita pazzesca.

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