"Essere presidente dell’Inter è come toccare il cielo con un dito veramente. Sognavo tante cose belle da piccolo, ho preferito la carriera da dirigente a quella da calciatore, infatti ho smesso prima, ma non pensavo di poter diventare presidente dell’Inter. Mi porto dentro da sempre la voglia di vincere, mi considero ambizioso perché abbiamo tanto ancora da vincere. Abbiamo qualche sfizio ancora da toglierci: Istanbul insegna”.
Continua poi: “Lo sport è competizione e cercare di arrivare più in alto del tuo avversario. Ritengo che una società come l’Inter, per storia, blasone e palmares non può dire che vuole vincere il campionato o la Champions, ma deve partecipare sempre per vincere. Sento dire da altri ‘l’importante è arrivare nelle prime quattro’, ma non è così. L’importante è vincere. Poi, se non si vince benissimo, vuol dire che gli avversari sono stati più bravi. L’asticella però deve essere sempre alta. Così come se tratto un giocatore forte, un tentativo devo sempre farlo, poi magari non lo prendo perché non ci sono le condizioni. Dipende da noi: se saremo all’altezza, riusciremo a essere protagonisti. Senza paura”.