Grosso ha alle spalle solo quarantuno partite di Serie A da allenatore, ovvero le tre collezionate con il Brescia nella stagione 2019-2020, più ovviamente le trentotto totalizzate nell'ultima annata alla guida del Sassuolo.
Un allenatore dunque giovane e non, forse, il prototipo di tecnico che scalda particolarmente una Firenze che si attendeva un profilo capace di riportare fin da subito, con la sua sola presenza, una buona dose di entusiasmo. Ma quella del club gigliato è in realtà una scelta ponderata.
Grosso, negli ultimi tredici anni, ha maturato tante esperienze in panchina e in contesti molto diversi tra loro. È partito dalle giovanili della Juventus, lanciato proprio da Fabio Paratici, e da lì ha vissuto una parentesi importante a Bari in Serie B, che ha preceduto altre decisamente meno fortunate a Verona, Brescia (tre partite e tre sconfitte in Serie A) e Sion in Svizzera, prima di trovare a Frosinone l'ambiente giusto per esprimersi al meglio.
L'ex terzino ha interrotto con i "canarini" la striscia di esoneri per poi dare vita a un mini-ciclo di due anni e mezzo culminato con la promozione in Serie A e la vittoria del campionato cadetto.
Da lì in poi un'altra esperienza non semplice in Francia sulla panchina del Lione (una vittoria, due pareggi e quattro sconfitte in sette partite di Ligue 1), prima dell'exploit con il Sassuolo con il quale ha vinto il campionato di Serie B al primo tentativo e ottenuto un eccellente undicesimo posto da neopromosso in Serie A.
Un tecnico dunque giovane ma esperto che si andrebbe a inserire a Firenze sulla scia di Vincenzo Italiano e Raffaele Palladino.