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Daniele De Rossi Cagliari Roma 18082024Getty Images

Artem e vecchi difetti: la Roma è sempre uguale a se stessa

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Houston, abbiamo sempre il solito problema. La Roma, almeno nella prima uscita del campionato 2024/2025 ha dimostrato che il gap con le prime posizioni del campionato è ancora troppo ampio per essere colmato con un piccolo salto in avanti.

A Cagliari i giallorossi hanno lasciato per strada i primi due punti della stagione, mettendosi in evidenza più per i vecchi vizi che per le nuove virtù che pure hanno fatto capolino grazie a Soulé, Dovbyk e Le Fee.

Il lavoro da svolgere per Daniele De Rossi, all'interno di uno scenario già di per sé piuttosto problematico, potrebbe poi essere ulteriormente gravato dalla cessione di Paulo Dybala.

  • L'IMPATTO DEI NUOVI

    Pur non avendo brillato, l'apporto dei tre volti nuovi più significativi arrivati nel corso del mercato estivo a Trigoria hanno a loro modo dato qualche segnale di incoraggiamento a De Rossi e ai tifosi romanisti.

    Dalla prestazione di Soulé emergono due considerazioni. La prima: l'argentino è l'unico calciatore in rosa in grado di non far rimpiangere (troppo) un'eventuale partenza di Paulo Dybala.

    Se la Joya è superiore al connazionale per tasso tecnico, i dieci anni di differenza in favore di Soulé danno alla Roma la possibilità di mantenere comunque alta la pericolosità nell'ultimo terzo di campo.

    La seconda: a sinistra, Matias, proprio non può giocare. Lo aveva detto nella prima intervista da nuovo calciatore romanista, lo ha ribadito nei fatti alla Unipol Domus nei pochi minuti disputati in quella zona di campo.

    Passando al centrocampo, Enzo Le Fee ha dato risposte positive nella prima ora di calcio italiano disputata in carriera. Corsa e sacrificio ci sono. Se abbinate alla qualità nei piedi che ha, il francese può candidarsi seriamente a un ruolo da titolare nella mediana di De Rossi.

    Infine Dovbyk, forse il meno positivo dei tre nuovi esordienti. L'ucraino ha tre grosse attenuanti: l'aver lavorato poco con il gruppo, le difficoltà fisiologiche nell'impatto con una nuova realtà e, non meno importante, non essere stato servito a sufficienza.

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  • I VECCHI DIFETTI

    Ma molto più delle poche nuove note positive, i tifosi hanno assistito all'ennesimo eterno ritorno di certe problematiche talmente calcificate da sembrare ormai strutturali all'interno della rosa.

    Capitan Pellegrini si è reso protagonista dell'ennesima scialba prestazione della sua avventura con il numero 7 sulla schiena e, così come Cristante, è sembrato con la testa e le gambe ancora alla fallimentare spedizione tedesca con la Nazionale italiana.

    Celik ha dimostrato di non poter tradurre in pagella più di quanto sia stato pagato(6 milioni), mentre gli estimatori di Zalewski hanno ormai consumato il dvd con l'unica giocata significativa della sua carriera. Da quell'assist a Pellegrini nel King Power Stadium del maggio 2022, il polacco non ha più fornito riflessi filmati degni di considerazione.

    Una combinazione di elementi che ancora una volta ha trovato sfogo in una prestazione scialba di gran parte del blocco romanista chiamato in causa a Cagliari.

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  • MALGRADO IL MERCATO

    Tutte problematiche, quelle sopraelencate, di cui a Trigoria c'era consapevolezza già dalla seconda metà della stagione scorsa.

    Malgrado gli oltre 90 milioni di euro spesi (per quanto molti di essi pagabili in soluzioni pluriennali), alla prima giornata di campionato la Roma ha dimostrato di essere ancora al punto di partenza. Con la speranza di non aver compiuto addirittura qualche passo indietro rispetto al previsto.

    Il sospetto, che ha il forte rischio di diventare certezza, è che nelle stanze dei bottoni trasferite frettolosamente da Via Tolstoj a Trigoria, si sia sottovalutata la reale portata dei problemi. E forse sovrastimata la capacità di sistemarli.

  • COSA MANCA ANCORA?

    A undici giorni dal gong che sancisce la fine del mercato, il silente Ghisolfi e l'imperscrutabile Lina Souloukou hanno ancora almeno 4 calciatori da acquistare per far contento De Rossi e di conseguenza la piazza.

    Un centrale difensivo che non sia solo un tappabuchi, un centrocampista con caratteristiche fisiche ben definite, un esterno offensivo a sinistra e un laterale basso a destra.

    Una missione già di per sé difficile, ma elevata nel suo gradiente tanto dal tempo sempre più stringente quanto dalle mancate uscite.

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  • PURE PAULO

    In un mosaico già privo di parecchi tasselli, si aggiunge lo scossone che rischia di allargarne le lacune presenti.

    La Roma ha sostanzialmente messo alla porta Dybala, per sgravarsi di un ingaggio da top player e dal rischio di doversene fare carico anche nella prossima stagione.

    Eppure la Joya, tutt'altro che convinta dalla destinazione saudita rappresentata dall'Al Qadsiah, nei 21 minuti di impiego a Cagliari ha dimostrato di essere ancora oggi il più forte calciatore a disposizione di De Rossi, e che probabilmente lo sarebbe anche se fosse al servizio di tutti gli altri 19 allenatori di Serie A.

    Una situazione causata dai gravi ritardi nella sistemazione dei vari esuberi che compongono la rosa: dalla A di Abraham alla Z di Zalewski, l'elenco di calciatori in cerca di autore (lontano da Roma) rischiano di riempire l'intero alfabeto.

    Il vero problema di Dybala all'interno della Roma è che l'argentino non riesce ad esaltare la mediocrità che in larga parte lo circonda, ma solamente a nasconderla dietro al luccichio delle sue giocate.

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