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GFX Antonio RudigerGetty Images / GOAL

Antonio Rüdiger a GOAL: "Tra Totti e Spalletti c'era molta tensione, erano due animali alfa"

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Il calcio come via d'uscita, il Real Madrid, il Chelsea, Antonio Conte, Luciano Spalletti e il rapporto teso con Francesco Totti e non solo: parla Antonio Rüdiger.

L'ex difensore della Roma, in Serie A dal 2015 al 2017 e da un anno e mezzo al Real, si è raccontato in un'intervista esclusiva a GOAL. Tanti gli argomenti trattati: da un'infanzia complicata al sogno realizzato di giocare nei più grandi club d'Europa.

Nel calderone delle risposte compaiono anche Antonio Conte e Carlo Ancelotti, oltre a Thomas Tuchel. Con il quale, come rivelato nell'intervista, Rüdiger avrebbe tanto voluto lavorare al PSG.

  • "RONALDO IL FENOMENO UN'ISPIRAZIONE"

    Sei cresciuto in condizioni molto modeste a Neukölln. Cosa sapevi da bambino sui leggendari Galácticos?

    "Onestamente non molto. Ma quello che ricordo sempre è la finale di Champions League del 2002 contro il Bayer Leverkusen, quel goal di Zinedine Zidane. È sempre rimasto nella mia testa".

    Quali sono stati i tuoi primi punti di contatto con il calcio? Chi sono stati i tuoi primi modelli?

    "George Weah ha avuto un ruolo importante per me, perché è stato l'unico africano a vincere il Pallone d'Oro. Successivamente, attorno al 2002, è stato il Fenomeno Ronaldo. È un peccato, ovviamente, che abbia battuto la Germania nella finale dei Mondiali di quell'anno. Ma Ronaldo è sempre stato una fonte di ispirazione per me".

    Cosa ne pensavi della sua acconciatura di allora, lunga davanti e rasata dietro?

    "All'epoca pensavo che fosse eccezionale, ce l'avevo anch'io...".

    Tuo fratello Sahr Senesie si è trasferito al Borussia Dortmund nel 2000. La tua famiglia è cresciuta in condizioni di povertà: le cose sono cambiate dopo che è andato a Dortmund?

    "Le cose sono migliorate nel senso che da quel momento in poi ho avuto delle scarpe da calcio adatte, per esempio. Anche dal punto di vista economico le cose sono andate un po’ meglio. Ma non tutto è cambiato. Anche le somme che venivano pagate ai giovani professionisti ai tempi erano diverse da quelle di oggi. Ma è stata comunque dura per noi come famiglia. Mio fratello allora era giovane, aveva 16/17 anni, e ovviamente non poteva cambiare subito la situazione per tutta la famiglia. Solo io ho potuto farlo nel corso della mia carriera".

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  • "LA MIA VIA D'USCITA È STATA IL CALCIO"

    Una volta hai detto che molti dei tuoi amici di gioventù sono diventati criminali.

    "Vieni educato in casa e io sono stato sicuramente educato bene. Ma quando esci dalla porta, ci sei solo tu là fuori. A volte è difficile dire no a certe tentazioni e certe cose nel luogo in cui sei cresciuto. Non inganniamo nessuno: tutti abbiamo bisogno di soldi. Non sono la cosa più importante, ma ne abbiamo bisogno. E in quel momento ne avevamo molto bisogno. Puoi facilmente uscire dai binari. Grazie a Dio, la mia via d'uscita è stata il calcio".

    Nell'estate del 2007, come tuo fratello prima di te, anche tu sei passato al BVB, dove sei stato trasformato da attaccante a difensore centrale: all'inizio ti piaceva il ruolo?

    "Il cambiamento è stato davvero duro. In più, non so se questo passaggio sia stato effettuato pensando a un mio sviluppo ottimale. Se ci penso oggi, ovviamente è stato perfetto".

    Nel 2011, all'età di 18 anni, sei passato al settore giovanile dello Stoccarda: perché?

    "Me ne sono andato perché volevo giocare in Bundesliga a breve e medio termine. All'epoca il BVB era campione: da giovanissimo era difficile trovare spazio. C'era tanto talento, non solo Mario Götze. La squadra del 1991, ad esempio, comprendeva Daniel Ginzcek, Marco Stiepermann, Marc Hornschuh, Lasse Sobiech e così via. Erano tutti bravi giocatori, ma nessuno di loro ce l'ha fatta davvero. Solo Mario Götze è riuscito a giocare in Bundesliga con il Dortmund. Ecco perché ho voluto cercare una strada diversa e poi ho scelto Stoccarda".

    Uno dei tuoi primi allenatori professionisti è stato Huub Stevens, con il quale hai ancora oggi un buon rapporto: quanto è stato importante all'inizio della tua carriera da professionista?

    "Stevens era un tipo duro, ma fuori dal campo era una brava persona. Era onesto, non mentiva, mi piaceva, ne avevo bisogno. Impari a tue spese con lui, soprattutto quella mentalità".

    Nel bel mezzo della battaglia per non retrocedere nella stagione 2013/2014, Stevens ha descritto la squadra dello Stoccarda come "scimmie" in allenamento, e nella partita successiva la squadra ha esultato come una banda di scimmie selvagge dopo aver segnato un goal.

    "Non era previsto, è venuto fuori al momento. Abbiamo esultato così e basta. Allora le cose venivano estrapolate dal contesto e ne abbiamo fatto uno spettacolo di scimmie (ride)".

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  • IL RAPPORTO TRA TOTTI E SPALLETTI

    Luciano Spalletti, Frank Lampard, Thomas Tuchel, Antonio Conte, Carlo Ancelotti: i nomi dei uoi allenatori riempiono molte pagine di Wikipedia. Con chi sei andato particolarmente d'accordo?

    "Ho sicuramente avuto molti bravi allenatori. Se dovessi sceglierne uno, sarebbe Thomas Tuchel. Mi sono trovato particolarmente bene con lui. I suoi modi onesti facevano al caso mio. E se ripenso alla sua comprensione tattica: wow!".

    Nella tua carriera hai conosciuto diversi allenatori italiani: differiscono nell'approccio rispetto agli altri con cui hai giocato?

    "Devo essere sincero e dire che tutti gli italiani sono molto esigenti. Ma Carlo Ancelotti è davvero tranquillo. Conte aveva davvero bisogno di molta disciplina. Tatticamente era ad un livello molto alto, un ottimo allenatore. Luciano Spalletti è davvero grandioso. Quando vedo il lavoro che ha fatto al Napoli... è incredibile".

    Con Spalletti si è ritirato Francesco Totti. Come l'ha presa la squadra in quel momento, che atmosfera c'era nello spogliatoio?

    "C'era sicuramente molta tensione.Loro due avevano una storia che non conosco.Ma alla fine si rispettavano entrambi. Spalletti e Totti erano semplicemente due animali alfa".

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  • "VOLEVO ANDARMENE AL PSG"

    Con Frank Lampard sei stato messo da parte nel Chelsea del 2019/20. Come è successo?

    "Ad essere onesti, non riesco ancora a dire esattamente cosa sia successo. Fa parte del calcio. Magari aveva altre idee o vedeva meglio altri giocatori. Ma la cosa bella del calcio è che la risposta arriva dal campo e penso di aver dato quella perfetta".

    Avresti voluto lasciare i Blues in quel momento?

    "Volevo andarmene. Volevo raggiungere Thomas Tuchel al Paris Saint-Germain, questo era il mio desiderio. Ma ciò non è accaduto e sei mesi dopo Tuchel è passato dal PSG al Chelsea. E abbiamo vinto insieme la Champions League. Probabilmente era destino".

    Cosa ha funzionato meglio con Tuchel rispetto a Lampard?

    "Probabilmente mi adattavo meglio alla sua idea di calcio e gli piacevo molto anche come persona".

    Noi giornalisti a volte arriviamo alla conclusione che una squadra gioca contro il suo allenatore. È proprio vero? Come funziona?

    "Forse. Ma nella mia carriera non è mai successo nulla del genere. Con Lampard alla fine del suo mandato ho anche giocato. Mettiamola in questo modo: se ad un certo punto non va più bene, non va più bene. Ma nessun calciatore di questo mondo perde di proposito".

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  • GLI EUROPEI IN GERMANIA

    Ora giochi con Carlo Ancelotti, che viene spesso descritto come un allenatore che fa sentire bene i giocatori. Qual è la tua impressione?

    "Assolutamente vero. Carlo sembra semplicemente essere naturale. Certo a volte si arrabbia, ma con lui andiamo tutti nella stessa direzione".

    Ormai è quasi un anno e mezzo che giochi nel Real Madrid. Cosa significa per te giocare per un club così glorioso?

    "È qualcosa che ho sempre sognato. Non era mai stato nella mia testa. Per me l’obiettivo finale era la Premier League. Questo è un bonus per tutto il duro lavoro che ho svolto nel corso degli anni".

    Pensando a Euro 2024, l’euforia tra i tifosi in Germania è ancora limitata nonostante la prospettiva di giocare in casa. Riesci a comprendere questo atteggiamento?

    "Ovviamente li posso capire, soprattutto vedendo come ci siamo comportati nelle ultime partite. Naturalmente questo non ci dà molto coraggio per un torneo così importante. Alla fine tocca a noi giocatori. Abbiamo noi la responsabilità di portare l’euforia in Germania. Se i risultati saranno buoni, se il modo in cui giocheremo sarà buono, allora avremo anche i tifosi al nostro fianco".

    Cosa ti rende ottimista?

    "Abbiamo una buona squadra, abbiamo un allenatore eccezionale. È un Europeo, tutti saranno motivati e tutti ce la metteranno tutta. Ecco perché non sono preoccupato".

    Qual è il tuo obiettivo per Euro 2024?

    "Arrivare il più lontano possibile. Non importa la situazione attuale, non importa cosa accadrà o cosa è successo prima. Voglio andare il più lontano possibile. Ma stiamo procedendo passo dopo passo e saremo preparati".