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Francesco TottiGetty

Totti e l'amore per la Roma: "Sono cresciuto là e morirò lì dentro"

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Francesco Totti ha concesso un'intervista a Walter Veltroni per 'Sette', il settimanale del 'Corriere della Sera'. Nella giornata di ieri vi abbiamo raccontato alcune anticipazioni, legate all'addio al calcio e ai rimorsi più grandi della sua carriera.

Ma oggi, nell'intervista integrale, scopriamo ancora altre perle concesse da Francesco Totti, che come sempre quando parla e si racconta non è mai banale. Si parte, ad esempio, dalla sua attuale lontananza dalla Roma.

"Mi dispiace tantissimo non essere più dentro la Roma. Tantissimo. Per me era non dico la seconda casa ma quasi la prima. Sono cresciuto là e morirò lì dentro. Per me era impensabile un giorno cambiare strada e andare via da Trigoria. Ma stavo con le spalle al muro, non potevo sottrarmi, dovevo prendere questa decisione. Drastica, brutta, però ho dovuto farlo per rispetto a me stesso. E ai tifosi".

In relazione alla sua carriera alla Roma, Totti ha dedicato un commento personale anche a due suoi ex compagni di squadra. Prima Daniele De Rossi e poi Antonio Cassano.

"Daniele, gran giocatore, è stato un fratello, è sempre stato mio tifoso. Quando giocavo lui faceva il raccattapalle e, come ha detto lui, sono sempre stato un suo idolo. Siamo cresciuti quasi insieme. Mi dispiace che abbia fatto il Capitano per così poco tempo. Gli ho fatto un po’ da tappo, ma non è stata colpa mia".

"Antonio è stato il giocatore con il quale mi sono divertito più di tutti, abbiamo fatto delle cose impensabili, da circo. Però per me lui si è espresso al trenta, quaranta per cento delle sue potenzialità. Gliel’ho sempre detto: se lui mi avesse ascoltato un po’ di più, avrebbe fatto la mia stessa trafila, cioè sarebbe rimasto a Roma per vent’anni, di sicuro. A Roma la gente era innamorata di lui. Cavolate o non cavolate, carattere non carattere, lui in campo era quello che era. Un fenomeno".

Tornando invece al presente, una delle cose che rammarica di più l'ex Capitano della Roma è quella di vedere un calcio nettamente diverso, quasi totalmente privo di campioni.

"È cambiato tutto. Più che altro sono cambiati i giocatori. Prima c’erano più giocatori tecnici, c’era più classe. Sono successe tante cose: prima l’arrivo dei social che ha fatto ‘sbarellare’ e rendere più individualisti i giocatori, poi questa anomalia di un campionato col Covid e senza pubblico. Ma il problema è più di fondo, stanno sparendo i campioni. Prima tu andavi allo stadio e sapevi che, qualsiasi squadra venisse a giocare all’Olimpico o in un altro stadio, c’erano sempre da ammirare uno, due, tre giocatori fuoriclasse che ti avrebbero fatto divertire. Ora ci sono meno campioni e più giocatori costruiti".

Chiusura su Luciano Spalletti, senza però sbilanciarsi su commenti duri verso il suo ex allenatore.

"Per me lì c’è stata la chiusura definitiva. È inutile dire che ci sarebbero altre cose da sottolineare o da fare. Non servirebbe a niente, ormai è successo. Ha sbagliato lui, ho sbagliato io, ha sbagliato la società, non so chi ha sbagliato. Ormai è successo, è passato. Mettiamolo nel dimenticatoio, giriamo pagina".

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