In Brasile solitamente tendono a parlare poco di giocatori stranieri quando scende in campo la Nazionale: quindi se qualcuno da quelle parti arriva a nominarti ripetutamente significa che qualcosa di speciale lo hai fatto. Se poi ad 'innamorarsi' di te è un personaggio che ha fatto la storia del proprio paese come Felipe Scolari, capisci di aver raggiunto l'olimpo tra i più grandi di questo sport.
E' la sensazione che deve aver provato Andrea Pirlo, quando l'allora commissario tecnico della Selecao si espresse così nei suoi confronti: "E' l'unico giocatore che sarebbe sempre titolare nel Brasile, uno di quelli che segnano un'epoca per come tratta la palla, farebbe la differenza ovunque".
Viso quasi inespressivo, fisico esile, due piedi che incantano il mondo: Pirlo arriva alla Juventus a 32 anni compiuti, quando molti degli addetti ai lavori lo vedono ormai in fase calante, complici anche i numerosi problemi fisici che lo bloccavano durante gli ultimi anni di Milan.
Un'operazione low cost per la Vecchia Signora, che si rivelerà tra le più convenienti della sua storia. Il centrocampista italiano vive a Torino una seconda giovinezza, prendendo da subito in mano la regia della squadra di Antonio Conte, come se giocasse in quei meccanismi da una vita.
E' la qualità del fuoriclasse, la personalità del leader ad emergere immediatamente. Arrivano quattro scudetti, due Supercoppe Italiane ed una Coppa Italia: semplicemente decisivo nell'economia del gioco bianconero, che passa quasi interamente dai suoi piedi.
Ogni artista, si sa, ha un proprio pezzo forte: Pirlo ha fatto del calcio di punizione una vera e propria scuola. Dopo aver appreso l'impeccabile tecnica da un mostro sacro del fondamentale come Roberto Baggio, ha affinato nel corso degli anni quella che comunemente viene definita 'maledetta', assolutamente letale per la maggior parte dei portieri, che lo stesso regista ha ammesso di aver 'rubato' a Juninho Pernambucano.

Sono 47 i centri su calcio di punizione, che lo portano al secondo posto nella classifica dei giocatori italiani con il maggior numero di realizzazioni di questo genere, alle spalle di Alessandro Del Piero.
Il primo goal bianconero arriva proprio su calcio di punizione in occasione di Juventus-Catania: segue poi quella alla Roma, inventata per l'occasione con traiettoria bassa a beffare il portiere sul proprio palo. Quasi oggetto di studio quella realizzata contro il Napoli nel 2013, con la traiettoria che cambia all'improvviso per dirigersi inevitabilmente sotto l'incrocio.
Fondamentale quella segnata negli ottavi di finale di Europa League contro la Fiorentina nel 2014, altrettanto decisiva quella siglata nel match di ritorno dei quarti di finale contro il Lione, come ulteriore conferma che il colpo del campione arriva nei momenti più delicati. Il 2014 si conferma anno 'caldissimo' per il piede di Pirlo, che regala punti su punti alla Juventus: decisiva la magia su punizione che porta a casa i tre punti contro il Genoa.
Gesti tecnici che fanno innamorare tutti gli appasionati di questo sport. Con la maglia del Milan aveva già deliziato il mondo intero, vincendo in rossonero due Champions League, due scudetti, due Supercoppe Europee, una Coppa del mondo per club, una Coppa Italia ed una Supercoppa italiana.
Poi la rivincita personale dopo il trasferimento ai rivali storici della Juventus, utilizzando sempre il proprio marchio di fabbrica. L'addio a Madama arriva nell'estate del 2015, quando Pirlo decide che è tempo di insegnare calcio nella Grande Mela, lasciando un grande vuoto in tutto il calcio italiano.
Un vuoto che quest'anno la Juventus ha deciso di colmare acquistando Miralem Pjanic, centrocampista tecnico e specialista nelle punizioni: al bosniaco il duro compito di prendere la pesante eredità di colui che viene ancora oggi da tutti definito il 'Maestro'.




