Quando militava nel Parma, a metà degli anni novanta, Gianfranco Zola rischiò seriamente di essere rapito.
A svelarlo è proprio colui il quale è stato a un passo dal sequestro e cioè Fabrizio Maiello, ex calciatore divenuto bandito dopo un brutto infortunio.
Ai microfoni di 'gianlucadimarzio.com', Maiello - cresciuto nelle giovanili del Monza ma costretto a lasciare il calcio dopo un infortunio al ginocchio - racconta:
"Avevo bisogno di trovare qualcosa che sostituisse l'adrenalina che provavo in campo, per questo ho iniziato con la cocaina e le rapine. In carcere mi chiamavano Maradona, col pallone ci sapevo fare".
Nel 1994, poi, l'idea che avrebbe potuto stravolgere la vita di Gianfranco Zola, punto di forza del Parma e della Nazionale Azzurra.
“In quel periodo ero latitante, Zola in quel periodo era il giocatore più rappresentativo della società. Ci era venuta questa idea: un rapimento lampo di 24/48 ore per richiedere il riscatto a Tanzi".
Il piano era stato progettato nei minimi dettagli:
"Lo avremmo seguito con due macchine per speronarlo in strada e farlo salire sull’altra vettura. Lo stavamo seguendo quando si è fermato ad un distributore di benzina. Siamo scesi anche noi, volevamo aspettarlo. Gianfranco però ci è venuto incontro, sorrideva e ci ha chiesto se volessimo un autografo. È in quel momento che ho pensato ‘ma cosa sto facendo? Ma lasciamo stare’. Abbiamo scambiato due parole, gli ho detto che ero un tifoso del Napoli e gli ho chiesto un autografo. I miei compagni mi dicevano di speronarlo, io non volevo. L’ho seguito per un paio di chilometri, poi ho suonato il clacson, l’ho salutato e l’ho lasciato andare”.
Un autentico sliding doors per "Magic Box".




