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Gianfranco Zola Alessandro Del PieroGetty

Il racconto choc: "Stavamo per rapire Zola, ma lui ci sorrise e lo lasciammo andare"

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Quando militava nel Parma, a metà degli anni novanta, Gianfranco Zola rischiò seriamente di essere rapito.

A svelarlo è proprio colui il quale è stato a un passo dal sequestro e cioè Fabrizio Maiello, ex calciatore divenuto bandito dopo un brutto infortunio.

Ai microfoni di 'gianlucadimarzio.com', Maiello - cresciuto nelle giovanili del Monza ma costretto a lasciare il calcio dopo un infortunio al ginocchio - racconta:

"Avevo bisogno di trovare qualcosa che sostituisse l'adrenalina che provavo in campo, per questo ho iniziato con la cocaina e le rapine. In carcere mi chiamavano Maradona, col pallone ci sapevo fare".

Nel 1994, poi, l'idea che avrebbe potuto stravolgere la vita di Gianfranco Zola, punto di forza del Parma e della Nazionale Azzurra.

“In quel periodo ero latitante, Zola in quel periodo era il giocatore più rappresentativo della società. Ci era venuta questa idea: un rapimento lampo di 24/48 ore per richiedere il riscatto a Tanzi".

Il piano era stato progettato nei minimi dettagli:

"Lo avremmo seguito con due macchine per speronarlo in strada e farlo salire sull’altra vettura. Lo stavamo seguendo quando si è fermato ad un distributore di benzina. Siamo scesi anche noi, volevamo aspettarlo. Gianfranco però ci è venuto incontro, sorrideva e ci ha chiesto se volessimo un autografo. È in quel momento che ho pensato ‘ma cosa sto facendo? Ma lasciamo stare’. Abbiamo scambiato due parole, gli ho detto che ero un tifoso del Napoli e gli ho chiesto un autografo. I miei compagni mi dicevano di speronarlo, io non volevo. L’ho seguito per un paio di chilometri, poi ho suonato il clacson, l’ho salutato e l’ho lasciato andare”.  

Un autentico sliding doors per "Magic Box".

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