E’ nato a Monaco di Baviera ed è cresciuto calcisticamente nel Bayern, ma non è mai riuscito ad esordire in Bundesliga. Nicola Sansone ha dovuto attendere il trasferimento in Italia nel 2011 per fare il grande salto di qualità.
Esploso con il Crotone, nel corso della sua carriera ha vestito anche le maglie di Parma, Sassuolo e Villarreal (oltre che quella della Nazionale maggiore con la quale vanta 3 presenze) prima di approdare al Bologna.
Sansone, che rappresenta uno degli uomini di punta della compagine felsinea, parlando a ‘La Gazzetta dello Sport’ ha commentato il ritorno al calcio giocato e spiegato perché in Germania si è riusciti a ripartire prima.
“Hanno più fondi, più organizzazione e sono più ordinati. Erano meno impauriti di noi anche perché contagi e decessi erano inferiori, e certamente avevano più posti in terapia intensiva rispetto all’Italia e quindi strutture forti a livello sanitario. E il settore calcio, beh, avanti anni luce. Un esempio: mio padre e mio fratello giocano a livello amatoriale nell’“Unione sportiva Gigi Meroni” a Monaco di Baviera, un club fondato da un signore italiano nel ‘70. Sa cos’hanno? Un centro sportivo. A livello dilettantistico, impensabile in Italia”.
Tra i tecnici incontrati in carriera ci sono Van Gaal e Sinisa Mihajlovic. Sansone ha svelato quale dei due gli ha insegnato di più.
“Sinisa. A Van Gaal non perdono una cosa: sono un... baby, mi porta in panca col Bayern Monaco, stiamo vincendo 3-0 col Friburgo ma non mi fa esordire in Bundesliga. Nemmeno un minuto. Ancora oggi mi infastidisce. Detto ciò mi ha insegnato anche lui: i passaggi sul piede forte del compagno, l’affinamento della tecnica…”.
L’esterno offensivo del Bologna ha spiegato in cosa Mihajlovic l’ha migliorato.
“Oltre a un comportamento tattico che mi ha migliorato, il volere di più, sempre. E, nel guardarlo, ha dato a tutti una lezione di vita enorme”.
Sansone ha ricordato un episodio che l’ha visto protagonista con Mihajlovic.
“Appena dopo la gara vinta contro l’Empoli, lo spartiacque della salvezza, andai da lui. “Mister, ecco la mia maglia. Grazie di tutto ma spero una cosa: che resterai con noi”. È successo”.



