Prosegue la faida tra Luciano Moggi e Marco Travaglio, nata dopo le dichiarazioni in cui quest'ultimo - nel dopo partita velenoso di Juventus-Roma - aveva detto di non vergognarsi così tanto, da juventino, dai tempi di Moggi.
Ieri Travaglio è di nuovo andato all'attacco dalle pagine del 'Corriere dello Sport', attingendo a molti episodi della carriera di Moggi non esattamente a suo dire edificanti, ed oggi l'ex Dg della Juventus replica punto per punto nella sua consueta rubrica su 'Libero',
"Travaglio ha tirato nuovamente in ballo Calciopoli dicendo che dopo questa gara si è vergognato come ai tempi della 'farsa'. E allora noi gli diciamo che scorrendo l’iter delle due squadre in quel tempo, se fosse stato un vero juventino, avrebbe ricordato a tutti che nel 2000-2001 la Roma vinse il campionato sulla Juve e Commissario della Figc era l’ex presidente del Coni Petrucci che qualche anno prima era stato vicepresidente proprio della Roma".
"Nella settimana che precedeva Juve-Roma, che decideva il campionato, proprio Petrucci cambiò in corsa il regolamento mettendo in condizioni di giocare Nakata che non poteva essere schierato per questioni di passaporto extracomunitario - ricorda Moggi - la partita terminò in pareggio, un goal di Nakata e uno propiziato da Nakata. E questo, caro Travaglio, fu un fatto fortemente voluto dal potere, mentre gli altri sono errori che gli arbitri combinano tutte le settimane, basti pensare a Udinese-Cesena e Napoli-Torino, nella stessa giornata di Juve-Roma".
"Chiaramente il soggetto non conosce la vergogna - attacca Lucianone - lui ha costruito la sua fama parlando male soprattutto di Berlusconi, io ho costruito la mia lavorando, andavo in giro per i campi di calcio a guadagnarmi la pagnotta e trovando fior di campioni, lui al contrario raccontava bufale a destra e a manca; Paolo Rossi, Tardelli, Causio, Gentile sono il frutto delle mie ricerche proprio al tempo di Boniperti che non solo mi accoglieva in sede, ma che, nel dopo Allodi, ascoltava attentamente anche i miei pareri".
Moggi risponde anche ad altre accuse di Travaglio: "Lui rievoca anche quando l’Avvocato Agnelli mi paragonava allo stalliere del re: l’Avvocato lo diceva perché sapeva che io conoscevo quasi tutti i figli di... Facile rispondere a queste falsità facendo presente che il sottoscritto riceveva le telefonate dell’Avvocato tutti i giorni alle sei del mattino. Lui e suo fratello Umberto, mi chiamavano 'il comandante' tanta era la fiducia".
"Travaglio poi parla anche delle prostitute del Torino di Borsano, pur sapendo che la Procura archiviò la pratica non esistendo il fatto. Dice che è stato lui a diffondere perprimo le intercettazioni, senza però dire quali fossero e se contenevano qualcosa di penalmente rilevante: niente di meglio che invitarlo pubblicamente a portare le sue ed io le mie, lui non lo farà mai, gli basta diffondere notizie false e senza contradittorio, questo è il soggetto...", conclude il battagliero Moggi.


