Niente più chilometri sul campo, ma tante energie mentali richieste. E' il Paolo Maldini '2.0', tornato al Milan in qualità di dirigente, che a 'Rolling Stones' racconta le proprie sensazioni sul nuovo ruolo ricoperto.
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"Devo dire che ho trovato questa esperienza molto impegnativa. Decisamente di più rispetto alla carriera da atleta. Quando giocavo, finiti gli allenamenti avevo tempo per stare con la mia famiglia. Il dirigente, invece, non stacca mai con la testa. E il telefono suona in ogni momento".
"Per chi è 'nato calciatore', come me, la vita da dirigente è molto più stressante. Anche perché questo è un lavoro di rapporti, che di per sé comportano una certa fatica, mentre prima dovevo solo pensare a giocare a calcio".
La presenza di Maldini al fianco della squadra in occasione degli allenamenti, nella stagione appena trascorsa ha rappresentato un'abitudine pian piano consolidatasi nei mesi.
"Diciamo che stare in ufficio non è mai stato l’obiettivo della mia vita. Tornare a Milanello e partecipare alla vita della squadra, invece, è stato molto bello".
Negli ultimi tempi, a tener banco in casa Milan è stata anche la questione stadio: a tracciare un quadro preciso, ci pensa l'ex capitano.
"San Siro è perfetto per chi ci gioca, il pubblico lì a due passi dà qualcosa di unico. Per chi guarda, invece, servirebbe un’esperienza migliore, ma questo si fa solo con uno stadio di proprietà".




