La mancata 34esima vittoria casalinga di fila in campionato, in casa Juventus,offre chiavi di lettura banali. Squadra proiettata a gestirsi in vista della Champions League, ad un passo dal sesto Scudetto consecutivo. La leggenda la si conquista profondendo grandi qualità tecniche ma anche imprescindibili energie mentali, perché – alla base – la testa governa tutto. E la Vecchia Signora, allettata dalla possibilità di dare l'assoluta precedenza all'Europa che conta, s'è scontrata con il concetto di compitino, rischiando contro il Torino persino la sconfitta.
Madama, ormai abituata al dominio incontrastato tra i confini nostrani, solitamente non regala qualcosa a qualcuno. Questa è la forza principale della truppa bianconera, in continuo contatto con il successo, a prescindere dalla forza dell'avversario. E che si tratti del Barcellona, o che si parli di Torino, la Juventus mantiene la stessa identità. In questi casi, tuttavia, non avere una rosa ampia complica i piani.
Come dimostrato dall'iniziale panchina di Higuain, non avendo una coperta lunga là davanti, il tasso di competitività inevitabilmente si abbassa. Il Pipita, dall'alto delle sue prodezze stagionali, per Madama raffigura un elemento fondamentale; senza l'argentino, rapace d'area, la manovra zebrata offre tutt'altro copione, privilegiando le sponde di Mandzukic e alimentando più i polmoni(Sturaro) anziché la tecnica.
Allegri, mettendo nel mirino l'Europa che conta, ha deciso di concedere minuti di riposo ad un formidabile stakanovista qual è Higuain. Il fuoriclasse sudamericano, decisivo nella semifinale d'andata di Montecarlo, con il passaggio al 4-2-3-1 ha reso intoccabile la sua posizione in campo. Quadro generale da associare agli equilibri di squadra, con Mandzukic vitale, in entrambe le fasi, sulla corsia mancina.
E il percorso del croato, predisposto a centrare gli obiettivi di squadra anziché quelli personali, è la perfetta fotografia dell'annata bianconera. Tutti a sostegno del compagno più vicino, le cosiddette seconde linee – con scarsi risultati nel derby – a supportare la causa consci delle inevitabili gerarchie.
A Vinovo s'è creata un'alchimia inimmaginabile, individualità a supportare ininterrottamente la coralità, rendendo gli ostacoli avvincenti livelli da superare. Sinisa Mihajlovic, sergente di ferro del Torino, è riuscito a ben figurare contro la compagine da lui stesso definita alla vigilia “forse la più forte al mondo”.
Le prossime settimane segneranno indelebilmente il cammino della Juventus. Il sesto Scudetto in altrettante stagioni regalerà alla Vecchia Signora un posto nella leggenda. Per l'immortalità, invece, bisognerà attendere prima la Coppa Italia e poi la Champions League.
Il derby della Mole ha consegnato ai bianconeri una morale semplice: bisogna andare sempre a mille. Gruppo di lavoro ineccepibile, programmato per vincere e, soprattutto, indirizzato verso la fama internazionale. La grande squadra ha raggiunto l'altezza di coloro che, a suon di investimenti, hanno governato le ultime edizioni della Champions League. Potere delle risorse monetarie e, in particolar modo, delle politiche manageriali perspicaci. Ma, per attuare un turnover così corposo, occorre passare dalla finestra estiva.






