Era il 19 marzo, poco meno di 3 mesi fa, e Daniele De Rossi disputava 1' di gioco in Roma-Inter. Solo un minuto in una partita importante, di una stagione che definire difficile, per il metronomo giallorosso, sarebbe quasi un eufemismo: 24 partite (di cui 8 da subentrato), 1 solo goal, non sono cifre ottime per uno con quel nome lì, con quelle responsabilità lì.
All'indomani di quel match contro i nerazzurri, De Rossi non faceva neppure parte dei convocati di Conte per le amichevoli della pausa di Pasqua. Ma se sei Capitan Futuro da 14 anni, mollare non rientra certo nelle cose che sei abituato a fare e allora metti da parte critiche, condizione e possibili attriti con l'allenatore; per il bene tuo e della squadra.
Non una delle migliori annate calcistiche, dicevamo: la sua Roma ha sfiorato “soltanto” il 2° posto, ha vissuto una profonda crisi tra ottobre e dicembre da cui ha faticato a rialzarsi e ha dovuto fare a meno di lui in un momento cruciale. Poi c'è lui, non al top della condizione per larghi tratti, poco incisivo quando la squadra era allo sbando eppure in grado di riprenderla, e riprendersela, nel rush finale.
Specie perché l'obbiettivo finale era chiaro, era quello conclamato di tutti: andare all'Europeo. E per andarci serviva essere utile e decisivo agli occhi di Conte che sconti non ne fa e non ne ha fatti neppure con un centrocampo che ha perso i pezzi, quelli più pregiati, strada facendo. Ed ecco la trasformazione.
GettyDal non giocare nel derby ad aprile ad essere uno dei migliori da lì in poi per Spalletti e di esserlo ancora a inizio giugno, nelle amichevoli pre-Europeo, diventando l'unico a riuscire a dare un'alternativa a questa squadra forzatamente senza regista; diventando di conseguenza inamovibile. In effetti una delle certezze del c.t. azzurro è proprio il centrocampista di Ostia che è un veterano, e si sa quanto serva l'esperienza a questa squadra, specie lì nel mezzo, e che ora ha voglia da vendere.
Nei giocatori come De Rossi la voglia di non sfigurare è sempre tantissima, anche se giochi nella “Nazionale peggiore di sempre” e arriva da una stagione appena discreta. Anche perché di essere importante dentro e fuori dal campo il giallorosso lo sa e lo vive bene, anzi lo esalta come è stato in passato: non è da tutti segnare il gol n°100 di un romanista con la maglia dell'Italia, proprio nel giorno in cui sei Capitano per la prima volta, proprio alla prima di Conte sulla panchina azzurra.
Forse un po' di fortuna, forse coincidenza, cabala per chi ci crede: di sicuro c'è solo che nel momento del bisogno il selezionatore ha chiamato e Daniele ha risposto pronto, senza riserve. Mettendosi alle spalle una stagione travagliata (o quantomeno particolare) e i problemi fisici, non spaventandosi neppure davanti al fatto di essere da subito uno dei protagonisti indiscussi. Senza Marchisio, senza Verratti, senza Pirlo. Solo lui, o quasi. Da quasi ai margini a potenziale colonna portante di questa Nazionale.
Con i problemi fisici – quel maledetto polpaccio – che sembrano definitivamente alle spalle, viene difficile immaginare un centrocampo, con qualsiasi modulo, che non veda De Rossi titolare: più rapido e ragionatore di Thiago Motta, più affidabile di Sturaro e ideale da affiancare alle ali dalle caratteristiche mutevoli di questa Italia.
Il tutto in un giocatore che ha ammesso l'azzurro come unica tonalità alternativa al giallo ed al rosso sulla sua pelle: un gesto significativo che viene ripagato con il sangue sputato e il sudore versato, partita dopo partita. Insomma, per qualità, tattica e motivazioni, non c'è davvero un buon motivo per non puntare su De Rossi e per non fidarsi di lui.



