Sono entrambi inglesi, famosi ed hanno ottenuto nelle rispettive carriere un grandissimo successo. Quelle di Ashley Young e Lewis Hamilton sono state due vite vissute all’insegna della velocità e dei tanti chilometri.
L’esterno dell’Inter li ha macinati in maniera corposa correndo su e giù per linee laterali dei più importanti campi d’Europa, il sei volte campione del mondo di Formula Uno sfrecciando invece sull’asfalto dei circuiti di tutto il mondo.
Le similitudini tra i due sembrerebbero fermarsi qui, ma in realtà ci sono diverse altre cose che li accomunano: Stevenage, il 1985 e la Henry Newman School. I due sono infatti nati nella stessa città, nello stesso anno (Hamilton è di gennaio, mentre Young e nato a luglio) ed hanno frequentato la stessa scuola.
Non solo i due si conoscono quindi da quando erano bambini, ma per diverso tempo hanno anche condiviso la passione per il calcio. Giocavano insieme nella squadra della loro scuola e, a detta di chi li ha visti insieme in campo, erano i due più forti del gruppo.
Lo stesso Hamilton in passato ha ricordato le partite con il suo famoso compagno di scuola.
“Io giocavo a centrocampo e correvo tanto. Avevo anche più ritmo di Ashley, ma lui era molto più forte di me con i piedi. Se non avessi fatto il pilota, avrei provato ad intraprendere la carriera di calciatore”.
La storia dirà che le strade dei due si sono poi divise ben presto. Young verrà infatti notato dal Watford che lo inserirà nel suo settore giovanile e poi gli consentirà di esordire in Premier League, Hamilton invece si dedicherà alle quattro ruote e diventerà una leggenda della Formula Uno.
Young, che in carriera ha anche vestito le maglie di Aston Villa, Manchester United e Nazionale inglese, prima di approdare lo scorso gennaio all’Inter, in carriera ha vinto una Premier League, una Coppa d’Inghilterra, una Coppa di Lega, tre Community Shield e un’Europa League, meritandosi un posto tra le bandiere dei Red Devils.
A quanto pare oggi i due non si sentono più con costanza, ma sono comunque rimasti amici.



