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Fabio Quagliarella JuventusGetty Images

Greatest Hits: Fabio Quagliarella, lucida follia

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Cross in mezzo e tacco al volo: se pensi a Quagliarella, vedi lucida follia. Fabio si può raccontare così: coi goal, così belli da non star dentro al nome. Oppure coi numeri, un sorta di indice della sua carriera. Il ventisette è quello di Niccolò Galli: esordiente in Serie A col Bologna, compagno di nazionale giovanile, difensore vecchio stampo con un passato in Inghilterra. Mi dovrai guardare le spalle per tutta la carriera, amico. E così è stato: anche dopo l’incidente che gli ha tolto la vita mentre tornava d’allenamento, Niccolò è rimasto lì. Per Fabio quel numero è un certificato di sensibilità.

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Da ex, Quagliarella non esulta mai, si sa: non è una cosa che prepara. Al San Paolo per lui la partita è logorante, consuma emotivamente, ma spesso da queste parti ha fatto stropiacciare gli occhi. Palla scomoda di Isla, coordinazione da baricentro basso e tiro al volo, è il gol piú bello della stagione 2008/09. Quagliarella sfida spesso le leggi della fisica, e a volte vince pure. Il Toro è casa, famiglia, in granata è diventato calciatore per poi tornare a 30 anni. Ma quei tifosi le sue “non esultanze”, le scuse, non le hanno mai accettate.

Fabio Quagliarella SampdoriaSampdoria.it

Una volta in blucerchiato ha detto: calcio da centrocampo perchè in porta non ci arrivo. Spizzata di Bazzani, fucilata sul petto, controllo con pallone rimbalzino e boom: destro a foglia morta da casa sua. Eresia tecnica al Bentegodi. Ma il “Goal alla Quagliarella” è quello che segna nel Derby d’Italia, chiedete a lui. Velo di Matri, stop orientato per spostarsi il pallone sul piede forte. E collo pieno sotto l’incrocio: il tutto eseguito in mezzo secondo. Handanovic la guarda e basta. La meraviglia che segna contro l’Atalanta nell’unica stagione in cui ha giocato a Napoli ha la stessa radice: riceve palla e calcia d’istinto, perchè è il primo controllo che fa la differenza. Il resto è tecnica misto pazzia, cambia maglia ma il risultato è lo stesso.

A Udine da juventino segnò un “taconazo” alla Crespo, l’unica maniera per mettere dentro quella palla a rimorchio. Ma le acrobazie sugli avversari sono arrivate spesso sui calci d’angolo, prendete quella all’Adriatico di Pescara ad esempio. Pirlo la mette dentro, Bonucci copre il pallone, lui si appoggia a Zanon per fare la rovesciata, impatta di collo e batte Perin: golazo alla cieca. Qui si vincevano coppe e campionati con la Juve di Conte, ma è la scorsa stagione quella che l’ha scolpito nella storia della Serie A: capocannoniere del campionato, undici partite consecutive con goal, marcatore piu’ anziano in nazionale. Che poi così suona brutto, come se Fabio li sentisse quei 37 anni.

Fabio Quagliarella JuventusGetty

Ancora oggi in allenamento su 10 passaggi, 8 li fa col sinistro: ambizione di migliorare come benzina emotiva. Per questo motivo le cose belle sono sempre arrivate, anche quando uno stalker provava a rovinargi la vita. Fabio è scappato per andare alla Juve, “Core ‘ngrato” poi perdonato, perchè lui quella scelta non l’avrebbe mai fatto. Dove ha giocato c’è sempre stato lo specialista delle punizioni, ma qualche castagna su calcio da fermo l’ha tirata anche lui. “Toccamela che la sbatto sotto la traversa!” Il portiere la vede partire ma la palla cambia subito direzione, anche nei replay i suoi tiri vanno veloce.

Quagliarella segna davvero in tutti i modi. E quando ne faccio uno bello così, torno a casa e mangio un pezzo di cioccolata in piú, racconta. Della serie: me lo sono meritato.

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