Ma in realtà che cos'è il calcio? Possiamo definirlo ancora un gioco? Di certo no quando rischi di rimetterci la vita. Quando quella sfera che rotola diventa un contenitore ricco di odio e totalmente privo di valori quali l'aggregazione e il rispetto gli uni per gli altri.
La vicenda Denis-Tonelli è l'ultima di una lunga serie di eventi che ci riportano al principale punto di domanda: che cos'è il calcio? Non è vero che tutto finisce in campo, perché può succedere anche che la gioia di aver trovato all'ultimo respiro un goal fondamentale per la salvezza non basti ad evitare di prendere a pugni un avversario.
Se Tonelli sia realmente una vittima o un provocatore probabilmente non lo sapremo mai, ma il gesto di Denis resta comunque imperdonabile e il fatto che le conseguenze non siano state più gravi è probabilmente soltanto frutto del caso. Quello stesso caso che 15 anni fa stava per stroncare la vita a Francesco Bertolotti.
E' il 19 novembre del 2000, Como e Modena si giocano una promozione in Serie B che alla fine otterrano entrambe. La partita, ovviamente tesa e molto dura, termina con la vittoria per 1-0 dei lariani nonostante l'inferiorità numerica per l'espulsione del capitano Massimiliano Ferrigno.
Il rosso arriva dopo una spinta in campo a Bertolotti, compagno di squadra ai tempi del Brescello. "Purtroppo è una vergogna avere certi colleghi che fanno scene così - attacca Ferrigno nel post partita - . Lui è partito, gli ho dato una spinta per allontanarlo e ha fatto la scena. Ma l'importante è che il Como abbia vinto". Sembra finita là, invece è soltanto l'inizio del caos.
I due arrivano anche ad incrociarsi in mixed zone, ma nulla fa pensare a quello che succederà poco dopo. Per Ferrigno evidentemente la cosa più importante non è che il Como abbia vinto e in un impeto di follia colpisce violentemente alla testa Bertolotti, che cade a peso morto sul pavimento e rimane esamine per terra.
"Un'aggressione a freddo, una cosa mai vista in tanti anni di calcio", il racconto dell'allora tecnico del Modena De Biasi. Dopo l'aggressione Ferrigno si allontana e torna a parlare con i giornalisti come se nulla fosse, mentre Bertolotti viene ricoverato d'urgenza all'ospedale di Lecco in coma d primo grado. Necessaria l'operazione, che dura poco più di tre ore.
Solo a quel punto Ferrigno si rende conto di quello che ha fatto: è disperato e rischia un'accusa per omicidio colposo. Nel frattempo Bertolotti lotta tra la vita e la morte e otto giorni dopo, il 27 novembre 2000, si risveglia dal coma senza danni celebrali ma con una placca di metallo in testa che lo accompagnerà per tutta la vita.
"Il calcio deve darsi una regolata e i giocatori devono essere i primi a dare l' esempio. Dobbiamo fornire un segnale positivo. E questo lo posso dire con orgoglio"
Ferrigno chiede pubblicamente perdono, ma Bertolotti glielo nega: "Sono rimasto senza ossigeno al cervello per un minuto e lui è fuggito. Questo non perdonerò mai a Ferrigno, di essere scappato via. E' la cosa più brutta. Mio figlio Maurizio, ad esempio, non vuole più giocare a calcio. Ha smesso perchè pensa che quello che è successo sia dovuto al calcio".
La disciplinare condanna a tre anni di squalifica Ferrigno, che in tribunale patteggia una pena di 10 mesi di reclusione con la sospensione condizionale. "Lui non giocherà a calcio fino al 2003. Io non giocherò a calcio mai più", il commento a caldo di Bertolotti, deluso soprattutto per le tante falsità dette da Ferrigno atte a giustificare il suo gesto.
Scaricato dal suo presidente Preziosi - "Non giocherà mai più col Como" - Ferrigno annuncia l'addio al calcio, ma tre anni dopo tornerà a giocare proprio nei lariani ed è lo stesso Preziosi a richiamarlo. Dirà di non essere più "quello del pugno", ma verrà ricordato sempre e solo per quello. Per aver rovinato due vite e due carriere, la sua e quella di Bertolotti.
Il calcio per entrambi è finito quella notte del 19 novembre 2000, in un modo o nell'altro. Quel pugno vigliacco sferrato da Ferrigno non ha colpito soltanto Bertolotti, ma tutto il calcio che insieme a lui è andato in coma e si è risvegliato con una cicatrice morale indelebile.
Da Ferrigno a Denis cambiano le conseguenze ma non la gravità del gesto. E forse la risposta non a cosa sia, ma a cosa dovrebbe essere il calcio l'ha data proprio Bertolotti: "Il calcio deve darsi una regolata e i giocatori devono essere i primi a dare l' esempio. Dobbiamo fornire un segnale positivo. E questo lo posso dire con orgoglio, perché non ho mai picchiato un avversario".
Niente terzo tempo, figuriamoci, sarebbe ipocrita e forzato. Il calcio non è il rugby, ma spesso si trasforma in pugilato e ko ci vanno tutti quelli che lo amano.


