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Allan Higuain Napoli JuventusGetty Images

Goal Economy - Diritti TV e il "pastrocchio" dell'audience

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Bellinazzo

Quando si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Per 12 squadre di Serie A, tra cui Roma, Torino, Cagliari, Sampdoria, Genoa, Atalanta e Bologna, c’è il rischio che dalla nuova tornata di ricavi televisivi arrivino meno introiti di quanto ci si potrebbe aspettare.  La forbice pronta a tagliare i ricavi è costituita da una doppia lama: le modifiche alla legge Melandri apportate con la Finanziaria per il 2018 e il bando per la vendita dei diritti tv nel triennio 2018/21 pubblicato sabato scorso dalla Lega.


COME NASCE IL PROBLEMA?


Allan Higuain Napoli JuventusGetty

A dicembre 2018 il Parlamento approva la legge di Bilancio con  il “pacchetto sport” promosso dal ministro Luca Lotti. Tra le misure adottate c’è il cambiamento dei criteri di ripartizione dei proventi televisivi per la Serie A. Allo scopo di dare maggiore equilibrio al campionato si prevede che: la quota attribuita equamente passa dal 40 al 50%; una quota del 30% viene assegnata in base ai risultati (il 15% sulla base dei punti e della classifica dell’ultimo campionato, il 10% dell’ultimo quinquennio e il 5% sulla base dei risultati nazionali e internazionali ottenuti dalla stagione sportiva 1946/47); e una quota residua del 20% viene attribuita in base al “radicamento sociale”.

In una prima versione della nuova disciplina, il radicamento sociale veniva prevalentemente legato al numero di spettatori paganti nelle gare casalinghe degli ultimi tre campionati. Con un successivo emendamento a questo criterio è stata aggiunta l’audience televisiva delle singole squadre, con l’intento di tutelare le big con un seguito di tifosi nazionale. Per la prima volta, dunque, lo share televisivo delle società determina la ripartizione degli introiti tv. Si tratta di una cifra che può variare tra i 200 milioni (se fossero confermati gli attuali incassi della Serie A) e i 300 milioni (se dovesse essere raggiunti il miliardo e 500 milioni che Lega e Infront si prefiggono). 

Con il bando 2018/21 poi, sempre per il prima volta, si creano le condizioni per cui una società di fascia alta come la Roma sarà visibile solo su una delle tre piattaforme (satellite, digitale e Internet). Gli operatori, infatti, potranno acquistare il pacchetto corrispondente alla propria infrastruttura tecnologica con le partite di 8 squadre (Juventus, Napoli, Milan, Inter, Lazio, Fiorentina e due di fascia bassa), per un totale di 248 eventi.

Ma l’advisor Infront e la Lega hanno definito due ulteriori pacchetti (D1 e D2) che includono le partite delle altre 12 squadre, tra cui appunto la Roma, ma anche Torino e Cagliari, in esclusiva. Per la precisione,  il pacchetto D1 comprende le gare in casa della Roma e del Cagliari e le trasferte del Torino, più tutte le partite di altre nove squadre medio-piccole; il D2 permette invece di trasmettere le trasferte di Roma e Cagliari e le partite in casa del Torino, oltre ai match degli altri nove club inclusi nel D1. Questi due pacchetti sono stati costruiti in maniera da poter essere venduti insieme, ma possono essere acquistati per una sola delle tre piattaforme. Ciò significa che queste squadre e queste gare saranno visibili o sul satellite o sul digitale o su Internet.

Oggi c’è già una situazione analoga. Tuttavia Sky che ha 20 squadre (per cui ha pagato 572 milioni) ha dovuto accettare che Mediaset, spendendo 373 milioni all’anno, avesse sì 8 squadre ma tutte le big (inclusa la Roma). Peraltro l’audience tv non valeva per distribuire i soldi ricavati dalle emittenti.

In definitiva, le squadre le cui partite saranno trasmesse su una sola piattaforma sono oggettivamente penalizzate. È il motivo per cui la Roma in assemblea non ha votato a favore di questo bando.


QUALI SOLUZIONI?


Caldara Dzeko Roma Atalanta Serie A

C’è da dire che già oggi esistono dei modelli matematici che permettono di equiparare le audience dei club che viaggiano su un solo canale con quelli che sono spalmati su tutte le piattaforme. Questi algoritmi vengono usati soprattutto per dare agli sponsor contezza della quantità di pubblico raggiunto. È evidente però che si tratta di un meccanismo con delle lacune. Pericolose da gestire soprattutto quando c’è di mezzo una legge che stabilisce un principio così perentorio.

Ecco perché il Governo che dovrà scrivere i decreti attuativi della riforma della Melandri dovrà prestare molta attenzione e specificare in che modo poter “pesare” le differenti audience dei club ai fini della distribuzione dei ricavi tv. Altrimenti è facile immaginare fin d’ora una nuova fase di litigiosità tra le big e le squadre medio-piccole dalla audience dimezzata. 

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