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Goal Economy - Diritti Serie A, ecco i nodi da sciogliere

Qualità Premium
Sky Italia

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✅ Trasmette 3 partite in co-esclusiva a giornata, focalizzandosi in modo specifico sugli incontri di cartello del sabato sera (20:45), della domenica (18:00) e del lunedì (20:45).

✅ È l'opzione ideale per chi preferisce l'affidabilità del decoder senza i tipici ritardi o blocchi dello streaming, sfruttando una qualità dell'immagine superiore (incluso il formato 4K).

✅ Completa l'offerta nazionale includendo in esclusiva la stragrande maggioranza delle sfide di UEFA Champions League, Europa League e Conference League.


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Flessibilità Digitale
NOW TV

NOW

✅ Essendo la piattaforma streaming di proprietà di Sky, offre esattamente le stesse 3 partite in co-esclusiva a giornata trasmesse sui canali lineari.

✅ Non richiede parabola o decoder fisici; si attiva istantaneamente via internet ed è accessibile da Smart TV, console, PC e dispositivi mobili tramite l'app ufficiale.

✅ A differenza dell'abbonamento tradizionale Sky, dove i pacchetti calcio e sport possono essere separati, il Pass Sport di NOW include tutto in un'unica soluzione: le 3 partite di Serie A, la Champions League intera, la Formula 1, la MotoGP e il grande tennis internazionale.


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Copertura Totale
DAZN logo 2019

DAZN

✅ Detiene il pacchetto principale dei diritti televisivi, garantendo la visione di tutte e 10 le partite di ogni turno di campionato (di cui 7 in esclusiva assoluta).

✅ Oltre alle dirette, la piattaforma offre ampi pre e post-partita dalla "Square", documentari originali e format di analisi tattica on-demand per i più appassionati.

✅ Il piano Standard non si limita all'Italia, ma include l'accesso ad altre leghe molto seguite, come LaLiga spagnola, la Serie BKT e il meglio del calcio femminile europeo.


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Bellinazzo

Mentre il calcio italiano si dibatte nella crisi più profonda che abbia mai dovuto affrontare e in un ancora più preoccupante stallo istituzionale, si allungano ancora i tempi per la vendita dei diritti tv della Serie A per il triennio 2018/21. Di fatto, il serbatoio finanziario per l’intero movimento. I fronti aperti sono due. Da un lato va assicurato un livello congruo di entrate. Dall’altro lato, c’è da decidere come andranno ripartiti gli introiti tra i club rispetto a quanto prefigurato dalla legge Melandri.


Ci sono due fronti aperti: assicurare un congruo livello di entrate e decidere come ripartirle in ossequio alla legge Melandri


Sulla prima questione, dopo l’incremento dei ricavi internazionali (passati da meno di 190 a 370 milioni) e il fallimento dell’asta di giugno, si sta predisponendo il nuovo bando. La Lega e l’advisor Infront stanno sondando il mercato degli operatori tv, delle tlc e dei big del Web. Non è ancora chiaro se Sky dovrà vedersela, ad esempio, con la sola Mediaset premium o se quest’ultima potrà avvalersi di sinergie con Canal Plus (Vivendi) e Tim. Come non c’è visibilità sulle mosse di Amazon, Facebook e degli altri over the top che all’estero stanno facendo incetta di diritti tv sportivi. L’impressione è che se questi ultimi dovessero decidere di avanzare anche nel mercato calcistico lo farebbero innanzitutto in Premier per sperimentare la redditività dell’investimento. E per creare un modello di business che al momento non è ancora delineato.

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Il bando è già stato definito e sarà approvato nell’assemblea della Lega in programma il 21 dicembre prossimo, in modo da arrivare all’aggiudicazione al massimo entro la metà di gennaio 2018. Saranno previsti tre pacchetti per piattaforma (digitale terrestre, satellitare e Ott) e due per prodotto. Per la piattaforma web il pacchetto sarà unico con le partite di otto squadre (4 della fascia “grandi”, 3 club “medi” e 1 fra i “piccoli”). Nel precedente bando l’offerta Ott era doppia con pacchetti da 4 squadre l’uno. Anche per digitale terrestre e satellitare il pacchetto graviterà sulle medesime 8 squadre (la scelta dei club sarà unica per tutti e tre i pacchetti e a decidere le fasce è Infront), per un totale di 248 match. I due pacchetti per prodotto – D1 e D2 – avranno 132 partite esclusive. E quindi per avere tutta l’offerta un player, che si tratti di piattaforma satellitare (leggi Sky), terrestre (Mediaset Premium) o di Ott (da Perform a Timvision, passando per Facebook e Amazon) dovrà conquistare entrambi i pacchetti oltre al principale.

Intanto, la Lega lancia “messaggi”  ai competitor rimettendo sul tavolo il progetto di una propria “televisione”. Ovviamente si tratta di un’architettura complessa. Il “Lega Channel” sarebbe realizzato attraverso una società partecipata anche da soggetti terzi  con un partner tecnologico già individuato in Discovery Channel e uno finanziario che garantirebbe ai club un miliardo l’anno per dieci anni. Verrebbero poi creati pacchetti di partite visibili sulle varie piattaforme (satellite, digitale e web) e cedute al migliore offerente (Sky, Mediaset e un operatore Ott come Perform). Le possibilità che un tale piano venga posto in essere effettivamente appaiono basse. È evidente che ne scaturirebbero problematiche legali di vario tipo e soprattutto che non sarebbe affatto semplice implementare tutto in tempo utile per l’avvio del prossimo campionato. L’auspicio è che la gara vada a buon fine e che si raggiungano offerte per almeno 900 milioni/1 miliardo di euro. 


La Lega Serie A manda "messaggi" ai broadcaster prospettando l'idea di un "Lega Channel". Il progetto sembra di difficile attuazione visti i tempi tecnici ormai ridottissimi


L’altro fronte aperto, come anticipato, è quello della redistribuzione dei ricavi. Da anni i club medio-piccoli denunciano di essere danneggiati dalla legge Melandri a vantaggio delle società di prima fascia. Queste ultime avvertono la riforma come una minaccia che le priverebbe di risorse importanti mettendole in difficoltà con gli avversari europei e con le società minori speculino sui già ricchi emolumenti tv e soprattutto sul paracadute per le retrocessioni non rinforzando le rose in modo adeguato per tenere basse il monte ingaggi con ciò facendo calare la competitività del campionato.

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Ora nel Pacchetto Sport voluto dal ministro Luca Lotti e inserito nella legge di bilancio all’esame del Parlamento vengono modificate le percentuali di ripartizione in questo modo: passa dal 40 al 50% la quota attribuita equamente ai club di serie A; una quota del 30% viene assegnata in base ai risultati (in pratica il 15% sulla base dei punti e della classifica dell’ultimo campionato, il 10% dell’ultimo quinquennio e il 5% sulla base dei risultati nazionali e internazionali ottenuti dalla stagione sportiva 1946/47); una quota residua del 20% (prima era il 25%) in base al radicamento sociale (con un occhio di riguardo agli spettatori paganti nelle gare casalinghe degli ultimi tre campionati).


Nel "Pacchetto Sport" del ministro Lotti le percentuali di distribuzione dei diritti sono: 50% equamente diviso tra i club, 30% in base ai risultati, 20% in base al "radicamento sociale"


Chi sarà favorito e chi sfavorito da questa nuova griglia, sempre che venga approvata? Difficile dirlo ora. Molto dipenderà da come verranno tradotti questi principi nei decreti attuativi che il Governo sarà tenuto ad emanare per stabilire come dovranno essere ponderati i punti conseguiti e misurato il “radicamento sociale” dei club. Ad esempio, conteranno e se sì quanto i tifosi in trasferta, come quelli che vanta il Napoli? E i club che hanno tifosi sparsi in tutta Italia (anche se non vanno allo stadio) come verranno tutelati? La Juventus potrebbe compensare i minori introiti legati al bacino d’utenza allargato con i risultati dell’ultimo quinquennio, un po’ meno Milan e Inter. Mentre la Roma e la Lazio perdono l’aggancio alla popolazione del Comune di “residenza” (sparisce infatti il riferimento che valeva il 5%) e potrebbero subire una decurtazione netta anche vista la scarsa affluenza all’Olimpico degli ultimi tempi.

In definitiva, più equità e maggior peso al merito sono senza dubbio dei passi avanti (forse si poteva avere più coraggio ed eliminare il riferimento al periodo storico del dopoguerra che non esiste in nessun altra lega europea). Ma per dare un giudizio appropriato non si può che attendere la stesura finale delle modifiche.

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