“È giovane, non dimentichiamoci di quanto poco tempo abbiamo dato a Coutinho all'Inter: siamo stati costretti a prestarlo prima e sacrificarlo poi, perchè non c'è mai pazienza". Con queste parole Piero Ausilio ha preso posizione sul tema Gabigol che, al pari del connazionale oggi al Liverpool, è arrivato a Milano dal Brasile con tante aspettative senza però riuscire a fare fin da subito la differenza.
Poco, a dire il vero, lo spazio a sua disposizione dato che fin qui l’attaccante ha avuto a disposizione soltanto i 16 minuti finali di Inter-Bologna. Per il resto, in Serie A, per lui sei panchine e 3 gare nelle quali per ragioni diverse non è stato convocato. Quanto all’Europa League, inoltre, Gabigol non è stato inserito nella lista Uefa per via dei limiti imposti all’Inter dal fair play finanziario, il che non gli ha permesso di trovare spazio nemmeno quando De Boer e Vecchi hanno operato un turnover più massiccio.
Oggi, a quasi tre mesi dall’inizio del campionato, Gabigol è ancora un mistero perché, in soldoni, nessuno lo ha ancora visto. Situazione in questo senso parecchio diversa da quella relativa a Coutinho: nella stagione 2010-2011, invece, l’allora 18enne brasiliano arrivato dal Vasco da Gama di spazio con Rafa Benitez – complici anche diversi infortuni – ne aveva trovato parecchio.
GoalI dati presi in oggetto fanno riferimento al periodo 15 agosto-14 novembre (2010 per Coutinho, 2016 per Gabigol)
Nelle prime 12 giornate di campionato, vale a dire fino al 14 novembre, Coutinho aveva messo piede in campo ben 10 volte, 7 delle quali dal primo minuto. Per lui, inoltre, anche 11 minuti in Supercoppa Europea e 4 apparizioni (di cui due da titolare) in Champions League. Insomma, Coutinho a differenza di Gabigol era stato presto gettato nella mischia e, in quel senso, i giudizi sicuramente affrettati poggiavano però su un numero di prestazioni che, benchè non certo altissimo, aveva permesso a tutti di conoscerlo e valutarlo.
La fretta, e qui siamo d’accordo con Ausilio, fu cattiva consigliera: giudizi affrettati e voglia di cambiare fecero il resto e Coutinho fu ceduto un po’ troppo a cuor leggero, lasciando spazio a rimpianti che si rinnovano puntualmente dopo ogni magia che il brasiliano regala in Premier League.
In questo caso, valutare con eccesso di leggerezza Gabigol potrebbe risultare ancor più insensato. Serve pazienza, quella pazienza che il calcio italiano troppo spesso non concede ai giovani provenienti da Paesi e campionati lontani. Perché non si può certo sperare che tutti i talenti prelevati dal Brasile, dall’Olanda o dalla Croazia siano pronti a far la differenza in Serie A: bisogna aver pazienza, farli crescere e, soprattutto, non bruciarli.
L’Inter, che dispone già di Icardi, Perisic, Eder, Candreva e tanti altri attaccanti di caratura internazionale, può permettersi di aspettare Gabigol. Deve farlo, proprio per evitare un Coutinho-bis, lanciato allo sbaraglio quando non era ancora pronto.
L’impazienza dei tifosi è comprensibile, ma se è vero che la pazienza sia la virtù dei forti, l’Inter si sta muovendo nella direzione più corretta.

