Antonio Cassano ha voglia di tornare in campo ma, in attesa di una chiamata dall'Italia, si racconta in una lunga intervista al 'Corriere dello Sport'. Tra il suo futuro professionale e la vita privata, da mamma Gianna alla moglie Carolina.
"Oggi sono felice mille anche senza calcio, ma con il calcio lo sarei diecimila. Mi manca tanto il mio lavoro e aspetto di ricominciare a farlo: per ora ho avuto proposte da Olympiakos Atene, Sporting Lisbona e Atletico Mineiro, ma spero ancora in una chiamata dall’Italia per giocare ancora nell’Italia", ammette Cassano.
Che poi si sofferma sulla donna più importante della sua vita, almeno prima di incontrare Carolina: "Mamma Giovanna mi ha dato tutto, è stata amica, confidente, consigliera, capofamiglia, generale. Non ho sentito neanche il peso di essere figlio unico, anzi lei era solo per me e mi piaceva, come il fatto che continua a dirmi che sono il suo bambino anche se ormai ho 33 anni. Abbiamo vissuto insieme fino a quando sono andato a Milano: è venuta con me un giorno da Genova, ha visto la nebbia e mi ha detto Antò, se non ti dispiace io mi sto al mare".
Una scusa, però, solo una scusa: "Aveva capito che era il momento giusto per staccarci, c’era Carolina e io avevo finalmente capito cosa vuol dire essere innamorati, mamma aveva sempre voluto essere sicura che trovassi la donna perfetta per me. Che fosse lei l’ho capito quando mi ha fatto aspettare un mese e mezzo prima di darmi un bacio “a stampo”, ma forse non me l’aveva ancora dato e avevo già capito che con lei avrei fatto dei figli. Mi piacciono troppo i bambini: per ora sono due, io ne voglio altri due o tre, infatti siamo sempre al lavoro".
Quindi Cassano rivela: "Sono stato malato di sesso. Carolina è stata anche la mia dottoressa, perché mi ha fatto guarire. Prima stavo più o meno con tutte: da 1 a 10, il voto alla prestazione se volevo era 10 abbondante. E con “se volevo” intendo che pensavo anche a lei e non solo a me, dunque la cosa durava due o tre ore. Così fu la mia prima volta, a 14 anni, non ricordo il suo nome e neanche la faccia: rapporto completo di circa un minuto e mezzo, anche perché ci eravamo chiusi dentro uno sgabuzzino e c’era una puzza da vomitare. La prima volta come Dio comanda, invece, a 17-18 anni: io non ero Brad Pitt ma lei era una modella bionda da paura e fu una cosa proprio sfrenata. Da 10 abbondante".
Oltre al sesso l'altra grande passione di Cassano si chiama cibo: "Mai acceso una sigaretta: mi fa schifo l’alito che puzza; al casinò sono andato solo una volta con Carolina e dopo cinque minuti mi ero già stufato; da giovane ho avuto Ferrari, Mercedes e Porsche ma poi ho capito che anche quello era solo un modo per regalare soldi, e io mica li ho trovati per strada. Però mangio, non ne posso fare a meno, e ingrasso anche con l’aria che respiro. E’ una guerra impossibile. Una settimana alle Maldive ed ero un figurino, una settimana in montagna a po lenta e gorgonzola e ho preso otto chili.
Se dovessi esprimere un ultimo desiderio direi un piatto di pasta, o di riso con patate e cozze come lo fa mia madre, ma esagero anche con pane, pasta, dolci e salumi. Il mio record è un salame intero di trenta centimetri: una notte d’inferno, non ho mai smesso di vomitare, e la mattina ho giurato “Non ne mangio mai più”, peccato che ho resistito un giorno".
FantAntonio quindi racconta i suoi scherzi meglio riusciti: "Giuro che il giorno che me ne faranno uno non mi arrabbierò, però la vedo dura, sono troppo sgamato. Cito in ordine sparso. Giorgio Panico, medico Inter, telefonino lasciato sulla scrivania, grave errore: mando un sms a rubrica completa, “Lo sai chi è morto?”. Gli è esploso il cellulare, non capiva più niente. Giorgio Aiazzone, team manager della Samp, cena sushi in un ristorante molto elegante: lui in abito nero, le sedie erano bianche, dunque alla prima pausa-sigaretta farina sulla sua sedia, era automatico.
Mi ha riempito di schiaffi come quando sulla cornetta del telefono nero gli ho messo il grasso per le scarpe che gli è caduto sul cappotto di cashmere color cammello: quella volta non ha detto nulla, mi ha chiesto il portafoglio e si è ripreso direttamente i soldi. Ma lo scherzo più bello forse l’ho fatto a Salvatore Asmini, ex d.s. Samp: con un passepartout gli sono entrato nella camera d’albergo, mi sono nascosto nell’armadio e con un telecomando universale gli cambiavo i canali della tv. E’ uscito in mutande in corridoio, si cag... addosso dalla paura".
Ora, però, Cassano sembra avere messo la testa a posto. Almeno stando a sentire il nome del suo modello di riferimento: "Da grande vorrei diventare come Fabio Capello".

