Un contratto in scadenza a giugno e un rinnovo che, per ora, non è arrivato: Gianluigi Buffon riflette su quello che sarà il suo futuro, se alla Juventus o altrove, magari con un ruolo diverso dal portiere.
Il 43enne estremo difensore ha concesso una lunga intervista a 'The Guardian': fissato il limite entro il quale si chiuderà la carriera in campo, senza escludere un finale a sorpresa e anticipato.
"Nella mia testa c'è davvero un ultimo segnale di stop, un limite massimo, che è giugno 2023. Questo è il massimo. Ma potrei anche smettere tra quattro mesi. Mancato rinnovo a fine stagione? Ho imparato che nulla è certo nella vita".
Il lockdown ha condizionato le vite di tutti, in positivo e in negativo: nel caso di Buffon, è stata la possibilità di passare tanto tempo con gli affetti più cari, prendendosi una pausa dai ritmi frenetici del mondo del calcio.
"Ad essere onesto, per me il primo mese di lockdown è stato bellissimo. All'inizio la pandemia mi ha permesso di avere tempo da dedicare a me stesso. È qualcosa che non mi era successa in tutta la vita. Potevo stare con mia moglie e i miei figli tutto il giorno. Potevo dedicarmi ai miei hobby, alla lettura, alle mie cose. È stato un periodo bellissimo che non avrei mai pensato di trascorrere, ne ho approfittato appieno e l'ho adorato. Poi, ovviamente, col passare del tempo diventa pesante. Pensi sempre di più a quello che stanno passando gli altri".
Da giovanissimo Buffon ha dovuto lottare contro la depressione, superata grazie all'introspezione e alle piccole cose della vita.
"Penso che la cosa che ti permette davvero di stare bene sia la felicità esistenziale. Sentire dentro di te che sei una persona felice per quello che hai fatto, per quello che fai, per quello che stai diventando… Quando leggo un libro o guardo un film e ne prendo qualcosa, mi sento meglio. Se acquisisco una nuova comprensione, allora mi sento bene".
43 anni e non sentirli, un ruolo principale del destino nel suo ritorno a Torino.
"Dicono che quando si raggiunge la mia età, il declino avviene tutto in una volta, da un momento all'altro. Non ci credo. Sento quello che provo e le sensazioni che provo dentro di me non mi fanno pensare che ci sarà un crollo improvviso. Sono anche una persona che crede fortemente nel destino. Quando la Juventus mi ha offerto la possibilità di tornare, ho pensato: 'Madonna!'. Non si sa mai, forse c'è un motivo, qualcosa per cui dovrei tornare lì. Un'ultima grande storia da scrivere. Quindi devo essere onesto, c'è anche una parte di questo che si riduce a quel po' di ego che tutti noi abbiamo".
Un tempo compagni di squadra e Nazionale, ora giocatore e allenatore: Buffon e Pirlo ne hanno passate tante insieme.
"La mia amicizia con Pirlo è molto lontana. In pratica io, lui e Gattuso ci conoscevamo dal 1993… Abbiamo avuto la fortuna e la capacità di condividere la vittoria di un Mondiale, credo davvero che abbia sigillato il nostro rapporto. Non la nostra amicizia. Non giudichi un'amicizia vincendo i Mondiali, ma ha sigillato un legame. Ci ha dato una comprensione condivisa che non potrà mai essere spezzata. Di fronte ad altre persone, sarà sempre 'Mister'. Questa è una questione di ruoli, una questione di rispetto, una questione di intelligenza. Finché siamo qui, lui ha un ruolo e io un altro. Quando lasciamo questo posto o usciamo insieme, allora possiamo essere Gigi e Andrea".
Infine la consapevolezza di dover dare sempre il massimo, al netto di qualche errore fisiologico che però viene vissuto con la smania tipica dei vincenti.
"Quando sbaglio in una partita, onestamente, mi sento molto a disagio. Solo totalmente sconvolto. Sono abituato ad aspettarmi il massimo da me stesso, quindi se non riesco a fare le cose perfettamente provo questo enorme imbarazzo".



